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LA STAGIONE PIU’ CRUDELE.

LA STAGIONE PIU’ CRUDELE.

LA STAGIONE PIU’ CRUDELE.

-  E la chiamano estate … Io, onestamente, sto molto meglio col freddo, la nebbia (oramai scomparsa da decenni a Milano), quella pioggerellina sottile e gelida e, se capita, la neve.

Perché, vedete l’estate è decisamente la stagione più crudele e, se ci pensate, è densa di tormenti e tormentatori. E’, per esempio, il momento di vampiri volanti che, in linea con la modernità, ti dissanguano ad ogni ora del giorno e della notte. Instancabili e sempre in baracca!  

Inoltre, ci sono “tormentatori” che colonizzano le radio con brani sedicenti musicali che prendono il nome (azzeccatissimo per noi) di “tormentoni”.

Quest’anno abbiamo, come ogni anno, quella che dopo nove mesi di letargo rinviene ed esce puntuale come la morte, con il bravo compitino tra la dance e la trap in salsa di facezie. Poi, ci sono quelli nuovi. C’è la celebrità che arruola altri due calpestatori di palchi sanremesi ed esce con una prevedibilissima hit con immancabile sponsorizzazione … si sa: business is business. Poi c’è anche l’inossidabile che, per non farsi mancare nulla, dopo aver cantato della guerra del Vietnam (lustri fa) non si nega al richiamo del tormento. A quel punto, qualcuno potrebbe dirmi, basta non ascoltare la radio… Non è così semplice. Perché questi brani con parabola di vita calcolabile in termini entomologici, in realtà, persistono come una brutta tosse. Quando prenderete un metrò, nel prossimo autunno, verranno riproposti da zigani armati di violino e base registrata. Peccato che questi ragazzi stiano alla musica come io sto alla fisica quantistica e, sicuramente, non contribuiscono ad alzare la qualità generale delle canzoni. Tra l’altro, tendono anche a riproporle e riproporle e riproporle per anni. Ottimizzano, per così dire. Un incubo infinito.

Ci credo che il grande direttore d’orchestra dichiari candidamente di volersene andare presto. Quasi quasi anche io.

Poi, però, si accende una luce in fondo al tunnel. Ogni tanto anche la multinazionale di turno fa qualcosa di meritevole… Non so se a dimostrazione che le strade dell’inferno siano lastricate di buone intenzioni oppure per dimostrare che ci sia ancora speranza.

Sia come sia, Universal Music esce con una collana sul prog rock italiano: Prog Rock Italia. Ovviamente, il genere ha ancora un nutritissimo numero di aficionados e cultori, quindi non credo nell’intento filantropico.

I dischi sono disponibili anche in vinile a 18 gr. (scelta da me personalmente consigliata, rispetto ad altri formati). La collana raccoglie noti del genere ma, anche, molte chicche. Il tutto rimasterizzato in modo molto più che decoroso. Si va da Le Orme a Sensations’Fix, da Latte e Miele a Saint Just, da l’Uovo di Colombo a Grosso Autunno in un viaggio alle origini del genere che contaminava il rock con la classica, il folk e il jazz e che, anche e soprattutto, in Italia ha trovato tra i suoi più importanti interpreti a livello internazionale (pensate solo a PFM, Banco, Area, etc.). Il tuffo nella musica che è Musica è rinfrescante e fa prudere di meno le punture delle zanzare, anche quelle che hanno fatto infezione.

Ma, alla fine, ci si gratta lo stesso indifesi da questi mostri volanti. Si suda lo stesso immersi nell’afa e poggiati sull’asfalto rovente tra un black out e l’altro causati dall’utilizzo massivo di condizionatori d’aria.

A volte, però, ci fanno un po’ d’aria i ritorni (permanenti e continui) dei “soloni” di casa nostra che dopo aver decretato la fine di un genere a favore di altri più pret a porter stanno cercando di difendere posizioni indifendibili, spiazzati dal successo planetario di una band più nostra che non si può. Un gruppo che ha spodestato gli ABBA nella permanenza da “forestieri” nella chart inglese con due brani nella top ten e che ha sbancato Spotify (attualmente) all’undicesimo posto nel mondo.

Devo dire che questi tentativi di mirror-climbing con mani intrise di olio ad alta viscosità, mi rinfrescano tanto. Non capisco perché non si limitino a dichiarare che hanno detto una sequela di cazzate per seguire la moda, per dare credito alla teoria che ci si emancipi solo potendosi permettere collanoni d’oro da 12 chilogrammi ed auto di lusso, perché hanno creduto che giovani e giovanissimi fossero così gretti e superficiali (come loro) da non capire che, nel mondo contemporaneo, loro si stanno adattando ma che c’è altro e di meglio sotto il cielo, sia per l’anima che per le orecchie, basta aspettare o cercare.

Cari soloni, ancora una volta, avete sottovalutato i ragazzi. Tranquilli, qualche volta, l’ho fatto anche io ma mi sono scusato. Perché vedete, loro hanno poco interesse per la vostra catechesi interessata, per la tecnofilia esogena, per il pensiero unico, per selfie e like. Aspettano solo per fare quel piccolo passo avanti, cambiare il mondo e governarlo. Per certo, d’autunno o inverno … adesso fa troppo caldo.

di Paolo Pelizza

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