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I consigli di lettura per i più piccoli firmati Gallucci Editore

Ecco tutte le ultime novità dal mondo Gallucci Editore che accontentano i lettori più giovani.

Caramelle dal cielo

Marta Palazzesi
disegni di: Giuseppe Palumbo

12+ ANNI

Antonio lavora al mercato nero e venderebbe il suo migliore amico per un tozzo di pane. Andrea, invece, per il suo migliore amico darebbe la vita, anche se si tratta di un cane: Guerrino, infatti, è l’unico ricordo che gli resta del nonno. Le loro strade si incrociano la notte del 12 agosto 1943, quando il suono della sirena d’allarme annuncia un’incursione aerea. Così, nonostante le differenze, i due ragazzi si ritrovano alleati per sfuggire alle bombe che cadono sulla città come grappoli di caramelle nere.

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Le creazioni di Agata e Lola Come sorelle

Catherine Kalengula

disegni di: Magalie Foutrier

9+ ANNI

La mamma di Agata e il papà di Lola hanno deciso di costruire una nuova famiglia insieme. Riusciranno le due ragazze, così diverse tra loro, a condividere la stanza e a diventare "come sorelle"?

Una nuova serie che racconta la vita quotidiana di due giovanissime ragazze, tra scuola, sogni e amicizie, ma anche i problemi tipici di una famiglia allargata, che si è appena formata e dove ciascuno deve trovare il proprio posto.

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La casa nella prateria -Il lungo inverno

Laura Ingalls Wilder

11+ANNI

Gli Ingalls affrontano con coraggio il terribile inverno nel Dakota. In casa tutta la famiglia lavora sodo per sopravvivere alle tempeste di neve. Ma l’intero paese resta senza provviste e il giovane Almanzo Wilder decide di affrontare un pericoloso viaggio alla ricerca di cibo…

Guarda gli altri romanzi della serie 

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Acquamagici 

2+ ANNI 

Bagnati le dita e sfiora le sagome bianche nelle pagine…
Vedrai, si coloreranno come per magia! Se preferisci, usa un pennello con l’acqua. Poi lascia il libro aperto ad asciugare: i colori svaniranno e potrai ricominciare all’infinito!

Libri che stimolano la manualità e la creatività!

Colora la fattoria

Colora la giungla

Primi activity book

Francesca Ferri

0+ANNI

In compagnia di un simpatico elefante o di una divertente paperella, fai amicizia con tanti altri grandi animali!

Due libri sagomati in morbido peluche e soffice tessuto con tanti dettagli ricamati, illustrazioni colorate, piccoli elementi da afferrare caratterizzati da motivi vivaci e con una copertina a effetto scricchiolìo. Perfetti per conquistare i bebè!

Lavabili a mano con acqua fredda 

I grandi animali

Animali della fattoria

 

Blog: rocktargatoitalia.eu

Eleonora Corso 

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LA VARIANTE DI FRANKENMUTH. di Paolo Pelizza

 

Cinquemila anime piccolo-borghesi e i dischi dei genitori come colonna sonora della noia, come finestra sul mondo che, al paesello, è fatto di domeniche in chiesa, di scuola, di romanzi distopici e di lettura della Bibbia. Questo potrebbe essere l’incipit di un bel romanzo sulla storia di tre fratelli e di un loro amico: del loro mondo ordinario e di come hanno accettato il confronto con l’esterno, con la loro crescita e con la modernità,  di quello che sanno fare, di quello che hanno imparato e stanno imparando. Questa è anche la storia di quattro ragazzini che ci stanno dando una lezione.

Una lezione che ho cominciato a capire in un novembre che sembra passato remoto, avvolto nelle nebbie del tempo. Un altro mondo di uomini e donne, liberi. C’era un locale. Uno scatolone in muratura con un’acustica pessima, un pubblico eterogeneo, una fila di Marshall e i quattro ragazzini della provincia pingue del Michigan. Non mi erano sconosciuti né loro, né la loro musica. Ho apprezzato la prima canzone dei Greta Van Fleet guardando una puntata della serie TV Shameless. Ho drizzato le antenne, sono andato a cercarli e ho scoperto che si trattava di una band di bambini, praticamente. Poi l’Alcatraz (lo scatolone in muratura di cui sopra) della puntata milanese del loro tour mondiale (che strano scrivere tour mondiale, oggi …), ancora troppo pochi i pezzi del gruppo, qualcuno un po’ più deboluccio, diciamolo. Ma già dal primo urlo di Joshua, dalla prima esplorazione del manico della sua Gibson di Jake si capivano tante cose. Questi poppanti suonano di brutto! Suonano anche sui soloni che li criticano perché li considerano gli emuli di un mondo che non esiste più, di una rock band estinta, la migliore di sempre. E imitateli voi se ci riuscite, amici miei. Magari mettetevi anche a suonare … Ah, è fuori moda? Già, perché non suona più nessuno, oggi. E’ il nuovo mondo di omologati, di talentuosi del software, del vacuo pieno di banalità..

Al contrario, loro suonano e suonano. Suonano perché a loro piace così e, se ricordiamo bene, è piaciuto anche a noi. E’ il momento di Anthem of Peaceful Army, il primo album dopo tre singoli e due EP. Il palco dell’Alcatraz brucia di sapiente potenza e il pubblico esplode praticamente dopo ogni brano. Non c’è bisogno di “cavalli di battaglia” (anche se tre o quattro li hanno già), loro suonano e a noi basta e di mancia ce ne lasciano tanta.

Così bisogna procedere. Sempre barra a dritta, mettendo a terra le esperienze fatte, quelle più dure… quelle che fanno diventare grandi. Imparando ed insegnando. Scrivendo e suonando. Così, da facile profeta, scrissi (proprio qui) che questi mocciosi ci avrebbero fatto altri regali e sempre migliori. Dopo quattro singoli, un anonimo donatore mi omaggia della possibilità di ascoltare tutto il nuovo album dei giovani “imitatori”, degli emuli del Nord America.

E’ un’epifania.

I ragazzi sacrificano sull’altare del rock classico (ma anche di blues e psichedelia) tutta la birra che hanno ed è tanta, tantissima. Inesauribile. L’autorevole rivista Rolling Stones ha parlato di riscoperta di un genere. Sbagliano. E’ rinascita. Torna, finalmente, la musica con la sua capacità di compenetrare i corpi, con buona pace delle leggi della fisica. Torna con tutta la sua autenticità, con quel suo modo primordiale di farci tornare allo stato di esseri essenziali. Puro istinto. Tornano anche i grandi temi: i ragazzi hanno girato il mondo per il primo disco. Hanno visto un pianeta vero fatto di foreste arse, di trascendenza, di riflessioni religiose, di guerre per gli dei e per il capitale, della fame, delle disuguaglianze, delle ristrettezze reali che loro non hanno mai vissuto nella provincia grassa del grande Stato del Michigan. La ricerca di una qualche salvezza o redenzione. Una lezione, appunto.

Vietato scrivere con niente da dire. Non si è artisti senza fare politica perché tutto lo è, l’arte non è tale se non vuole cambiare il mondo. Se il vostro sogno è il sogno americano delle mogli trofeo e del denaro a carrettate, non ascoltate i Greta van Fleet. Non sono per voi. Se fate musica per le donne, i soldi e la fama, lasciate perdere. Siete stati lasciati indietro. E, oggi siete lontanissimi.

Perché, oggi, per noi, è il giorno delle rivelazioni, oggi ci si svela The Battle At The Garden’s Gate, il secondo LP dei quattro ragazzini. In Italia, dovrebbe uscire il prossimo 16 aprile. Lo dico per chi si dovesse meritarsi di acquistarlo. L’album è un concept che parla di un viaggio, un’odissea spaziale dentro a un cosmo altro, un’altra dimensione. L’allegoria è molto diversa da quella di Splendor and Misery dei Clipping (di cui qui vi ho parlato). Qui la strada non è lineare verso a better place. E’ la storia circolare del vecchio tempo, dell’eterno ritorno. Al di là, del “collante” narrativo e dei temi di cui ho già parlato, il disco entra dalle orecchie e arriva direttamente alla pancia dell’ascoltatore ma non è musicalmente semplice. Direi il contrario. Grazie anche al loro saggio produttore (Greg Kurstin, N.d.R.) i gemelli (Josh e Jake) e i loro soci alternano pezzi più radiofonici e brevi a suite complesse di otto minuti, i paesaggi sonori hanno radici forti nel rock classico e sperimentale dei favolosi Seventies ma le strutture sono più solide, moderne e mature.  C’è anche una ballad non convenzionale che parla d’amore (tema per loro inesplorato, a quello ci pensano già Jay Z e Rihanna), dal titolo Light My Love.

Decisamente, c’è tanto da scoprire ad ogni nuovo ascolto.

In questo mondo dove impazzano un sacco di varianti della stessa solfa, di superficialità, dove si risponde coi manganelli a chi fa domande, dove quelli che non sono mainstream sono buffoni, io scelgo questa di variante. Quella di Frankenmuth.

Perché, come dovrebbero fare tutti i giovani, loro, oltre all’indiscutibile talento, sognano ancora.

Long live rock’n roll!

di Paolo Pelizza

© 2021 Rock targato Italia

 

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Gallucci editore: alcuni consigli di lettura per i più piccoli

Ecco alcuni consigli di lettura per ragazzi e bambini, firmati Gallucci Editore.

Ma quanto siamo fichi! No?

Sean Taylor

disegni di: Jean Jullien

5+

ANNI 

Qual è il segreto per essere davvero fichi? La risposta non è così scontata! Un libro con illustrazioni d’artista per i piccoli che vogliono osare di più. Un paio di occhiali da sole scatena il desiderio di mostrare di più di quel che si è, con esiti spassosissimi. Un albo per celebrare l’amicizia, il gioco in compagnia e l’importanza di essere se stessi al di là delle apparenze.

Salva la scuola. Caccia ai mostri 2

Cee Neudert

disegni di: Pascal Nöldner

8+

ANNI 

Ehi, tu! Sì, proprio tu! Ci siamo già visti da qualche parte? Sono Tom Ros, un cacciatore di mostri, e ho bisogno di te. Creature terrificanti hanno invaso la scuola, ma per sconfiggerle non ti basterà semplicemente leggere questo libro: dovrai prendere decisioni coraggiose, aguzzare l'ingegno e maneggiare CACCOLE DI MOSTRO. Vedrai, sarà una faccenda disgust... ehm, un gioco da ragazzi! Metti alla prova le tue abilità e diventa un cacciatore di mostri professionista!

Della stessa serie anche Caccia ai mostri

Sarò una stella- La tournée in Giappone

Elizabeth Barféty
disegni di: Magalie Foutrier

9+

ANNI

Gli allievi della Scuola di ballo sono in partenza per una tournée in Giappone! Da quando ha appreso la notizia, Maina ha un pensiero fisso: potrà finalmente incontrare Daisuke, un coetaneo giapponese conosciuto su un sito per appassionati di statuette portafortuna daruma. Maina non parla d’altro e i suoi amici finiranno per ingelosirsi!

I racconti della Scuola di ballo in collaborazione con l’Opéra National de Paris.

Libro-burattino :Abbracciami tigrotto

Tanja Louwers

2+

ANNI

Le morbide braccia del tigrotto ti fanno ridere e giocare, ma soprattutto ti possono abbracciare!

In questa deliziosa serie di libri, le braccia degli animali coccoloni sono fatte di peluche e animano le storie. Leggere insieme diventa ancora più divertente, rilassante e coinvolgente. Un libro-burattino per leggere e giocare con tenerezza.

 

Blog: Rocktargatoitalia.eu

Eleonora Corso

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Storie di ragazzi. Marco Ambrosi racconta “L’altro allo specchio”

articolo di Roberto Bonfanti

Marco Ambrosi è un personaggio sensibilissimo che naviga nel mondo della musica e della cultura italiana ormai da diversi anni e che molti conoscono probabilmente come chitarrista dei Nuju e dei La Rosta, oltre che come curatore delle storiche compilation del Mucchio Selvaggio dedicate alle cover dei maggiori cantautori italiani. Ciò che non molti sanno è che, oltre che musicista, è anche insegnante di italiano e proprio partendo dal suo ruolo di docente ha avuto una splendida idea: ha intervistato alcuni adolescenti originari di ogni angolo del mondo che stanno cercando di integrarsi nel nostro Paese e ha poi inviato il contenuto di ognuno di questi dialoghi a un diverso scrittore chiedendogli di prenderne libera ispirazione per un racconto. È nata così l’antologia “L’altro allo specchio”, recentemente pubblicata da Compagnia Editoriale Aliberti e impreziosita da una prefazione di Dacia Maraini.

Partiamo dall’inizio: come nasce l’idea di “L’altro allo specchio”? Cosa ti ha smosso a voler raccogliere le storie di questi ragazzi e a cercare di farle trasformare in veri e propri racconti? E cosa vorresti comunicare con questo progetto?

Partendo dall’inizio, devo presentarmi e spiegare che sono insegnante di italiano e storia presso l’Istituto Tecnico e Professionale L. Nobili di Reggio Emilia. Nella mia scuola, a parte il lavoro con le classi, mi occupo anche dei corsi di italiano per i ragazzi neoarrivati in Italia da varie parti del mondo.

Passando molto tempo con questi studenti mi è venuto in mente di dare maggiore rilievo alle loro storie, a quello che mi hanno raccontato riguardo il loro arrivo nel nostro paese, i loro sogni e le loro speranze. Così è nato il progetto che si è sviluppato attraverso una serie di incontri con ragazzi e ragazze non di origine italiana, durante i quali ho fatto delle interviste che hanno spinto gli studenti a raccontare delle storie. L’obiettivo principale era comprendere insieme il loro processo di integrazione in un nuovo paese, in una nuova scuola e, in generale, le loro esperienze di adolescenti. Infatti il volume parla principalmente di questo, perché chi vede tutti i giorni questi ragazzi non può fare a meno di notare che sono semplicemente degli adolescenti costretti a vivere delle situazioni nuove, spesso difficili, per poter diventare un giorno cittadini italiani. Un po’ come avveniva ai ragazzi meridionali, che dagli anni ’50 in avanti hanno seguito i genitori che andavano a lavorare nelle fabbriche del Nord Italia, spesso senza conoscere altra lingua se non il dialetto.

Questi adolescenti arrivano in un altro paese con dei sogni che molto spesso vanno a sbattere contro il muro della lingua. Per loro è come rinascere di nuovo. Già l’adolescenza è inevitabilmente un periodo in cui bisogna fare un percorso di formazione nella costruzione di se stessi, per questi giovani c’è una difficoltà in più da superare. Così ho pensato che immaginare dei racconti che partissero dalle loro poche parole potesse dare voce a chi ancora non può raccontare la sua storia, non solo come testimonianza ma anche come augurio.

Vorrei che passasse il messaggio che questi studenti sono dei semplici ragazzi che cercano di costruire la propria vita in paese nuovo. Non solo loro a essere stranieri, è il paese che è straniero.

Come hai scelto gli autori da invitare e che logica hai seguito per assegnare a ogni scrittore una specifica intervista?

Parto dicendoti che dopo aver trascritto tutte le interviste, avendo già davanti a me la lista completa degli autori coinvolti, ho pensato molto a come distribuirle. Poi mi sono lasciato guidare dall’istinto e ho cominciato a smistare una, due o tre interviste per ognuno degli scrittori. Quando sentivo di conoscere meglio l’autore, o di persona o per i suoi libri, sono stato più sicuro nell’assegnare una storia, in altri casi invece ho lasciato mi guidassero le sensazioni che avevo provato facendo l’intervista. Anche perché gli scrittori non hanno mai conosciuto i ragazzi, quindi la mia mediazione doveva essere il più possibile distaccata, per evitare di influenzare la storia che sarebbe nata. In ogni caso sono molto soddisfatto della distribuzione delle interviste. So che ogni autore ha dato davvero voce allo studente intervistato.

Per quanto riguarda la scelta degli autori ho proceduto in diversi modi. Il primo è stato rivolgermi a degli amici che hanno più esperienza di me nel mondo della letteratura e dell’editoria. Primo su tutti Gianluca Morozzi, che mi ha aiutato a trovare altri autori disponibili a scrivere un racconto. Poi ho scritto anche ad autori che leggo spesso ma che non conoscevo di persona, come Marco Vichi. Anche lui mi ha aiutato ad allargare la cerchia degli autori coinvolti. In ogni caso tutti coloro che sono stati contattati si sono posti con buona disposizione verso “L’altro allo specchio”, consigliandomi e mettendosi in gioco. La stessa Dacia Maraini che ha scritto la prefazione si è dimostrata subito molto entusiasta del progetto. Dovrei citarli davvero tutti per dire quanto sono stati disponibili, anche perché, vorrei ricordare, l’intero ricavato delle vendite andrà per la costituzione di corsi di italiano L2 nell’Istituto Nobili di Reggio Emilia. Quindi davvero ognuno di loro ha voluto farci un regalo. Così come la Compagnia editoriale Aliberti, che ha sposato da subito la mia idea e ha deciso di pubblicare il libro. Ma anche Lorenzo Menini, che ha disegnato la copertina. Insomma, ogni persona coinvolta nel progetto ha messo del suo per rendere questo libro migliore.

Nel progetto hai coinvolto anche diversi artisti provenienti dal mondo della musica. Hai notato qualche differenza, a livello di approccio, fra chi si occupa abitualmente di scrittura e chi invece viene dalla musica?

Non ho trovato una differenza, sinceramente. Probabilmente ci sono differenze nello stile, ma non nell’approccio. Alla fine i musicisti che hanno scritto i racconti si sono approcciati alle interviste per trasporle attraverso un mezzo che è lo stesso di tutti gli altri autori coinvolti. Sicuramente ho notato nei loro racconti il loro modo di scrivere canzoni trasferito in narrazione, ma credo che l’approccio sia stato uguale a quello degli altri scrittori.

I ragazzi intervistati hanno avuto modo di leggere i racconti? Come hanno reagito?

No, ancora non ho avuto modo di fare una restituzione con loro del percorso che abbiamo fatto. Causa covid è più difficile incontrarli, soprattutto perché non sono studenti delle classi che io vedo tutti i giorni. Per il momento sono riuscito a consegnargli il libro e ho chiesto di leggerlo e trovare la loro storia tra le pagine. Spero in primavera di incontrarli di persona e leggere con loro i racconti.

Che effetto ti fa rileggere il libro per intero? Quale credi sia la sensazione o la tematica che ritorna più spesso fra i racconti?

Leggendo interamente il libro ho avuto la sensazione di trovarmi di fronte a un’unica storia. Sono soddisfatto del risultato, di come tutti gli autori siano riusciti a entrare dentro le vite di questi ragazzi.

Mi sembra che il tema ricorrente sia l’accettazione di una nuova condizione, poi declinata in diversi modi. In ogni storia una parte importante ce l’ha il viaggio, o dei ragazzi o dei loro genitori, ma soprattutto il loro viaggio intimo verso lo sviluppo della propria personalità. Per me “L’altro allo specchio” è un romanzo di formazione corale.

Parliamo anche un po’ di te: nasci come musicista, suoni tutt’ora nei Nuju, hai curato alcune compilation, e ora ti sei lanciato in questa avventura sia ideando e coordinando l’antologia che partecipando attivamente con un tuo racconto. Cosa ci possiamo aspettare dal tuo futuro? Hai già nuovi progetti in cantiere?

La scrittura e la letteratura in genere sono sempre state tra le mie passioni. Come dici tu in passato avevo già curato diverse compilation e anche un libro di racconti (“Ad esempio e me piace – un viaggio in Calabria”), ma effettivamente questa è la prima volta che appaio ufficialmente anche come scrittore di un racconto. Mi piacerebbe un giorno poter pubblicare qualcosa di mio, magari un romanzo, vedremo. Per il momento sto continuando a lavorare a dei brani nuovi dei Nuju che usciranno prima dell’estate e stiamo ultimando il disco dei La Rosta, progetto che condivido con Massimo Ghiacci e Andrea Rovacchi. Poi in cantiere ci sono anche altre idee e progetti. Per esempio mi piacerebbe fare un secondo volume di “L’altro allo specchio”, ma questa volta sotto forma di graphic novel.

Chiudiamo con uno sguardo al presente: da insegnante e da musicista, come stai vivendo questo 2020 così complicato? E i ragazzi -specie quelli che vengono da realtà diverse dalla nostra- come ti sembra stiano reagendo a questo periodo di restrizioni e regole in continuo cambiamento?

Io questo periodo molto complicato lo sto vivendo con grande tranquillità, senza angosciarmi troppo, con senso di accettazione e profonda speranza di vedere presto la fine. Sto lavorando molto per stare al passo con tutti i continui cambiamenti e fin da febbraio ho cercato di circondarmi di cose belle, di ascolti, letture e visioni, ma soprattutto cercando di rendere comunque piena la vita delle mie figlie, visto che a un tratto ci siamo trovati svuotati della socialità. Si resiste meglio se si vive meglio.

Ai miei studenti cerco di trasmettere questa serenità in un momento così poco sereno. In molti si sono trovati tutto a un tratto soli dentro casa a dover gestire una situazione nuova. Ho visto molti deprimersi, confondere il giorno con la notte e non riuscire a stare al passo con le lezioni on line. Ma la scuola c’è sempre stata, è la loro boa in questo momento, per questo non è un bel messaggio chiudere gli istituti scolastici, soprattutto dopo il grande lavoro fatto in estate per renderli sicuri. I ragazzi, soprattutto quelli più fragili, hanno bisogno della scuola e la scuola si è fatta trovare pronta e preparata. Poi le cose stanno andando diversamente, ma secondo me è giusto difendere il lavoro di presidi e insegnanti di questi mesi e riaffermare l’importanza della scuola nella nostra società. Soprattutto al fianco dei ragazzi più svantaggiati.

Domandona finale: l’Italia è un Paese razzista?

La risposta migliore a questa domanda credo stia in un’intervista fatta a un mio studente per “L’altro allo specchio”.

Lui ha raccontato che certe volte girando per la città si sentiva «osservato come un negro». Quando però era vestito con la tuta dell’importante società sportiva con cui gioca, questa sensazione svaniva. Il suo colore della pelle era sempre lo stesso, ma lo sguardo degli altri cambiava.

Non so se siamo razzisti o meno, ma sicuramente questa storia prova quanto spesso siamo opportunisti e ipocriti.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

blog www.rocktargatoitalia

 

 

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