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PIPPO POLLINA e PAOLO CAPODACQUA estate 2021 torna la grande canzone d'autore

Pippo Pollina, uno dei cantautori più amati in Europa, torna in scena anche in Italia!

 

Buone notizie per il pubblico appassionato di Pippo Pollina in Europa. Il cantautore palermitano e zurighese d’adozione, con all’attivo più di 20 album e oltre 3000 concerti in tutto il Vecchio Continente in oltre 30 anni di carriera artistica, tornerà infatti sulle scene la prossima estate, dopo un anno e mezzo di assenza, per i motivi sanitari che tutti conosciamo.

Costretto a rimandare di ben un anno, al Gennaio 2022, l’uscita del suo nuovo e molto
atteso 25° album, con il relativo grande tour europeo di presentazione, nonostante le significative restrizioni e limitazioni di capienza, Pippo Pollina, non poteva lasciare ancora a lungo a bocca asciutta il suo ormai vastissimo pubblico.

E così, in luglio e ad inizio agosto 2021, prima in Germania e Svizzera e poi in Italia, ci saranno diversi concerti, necessariamente in duo, date le grandi difficoltà organizzative del momento. Ma la coppia che sarà in scena, con l’ormai inseparabile Roberto Petroli,
nel passato ha sempre saputo entusiasmare.


Lo farà anche in questa occasione, presentando un coinvolgente repertorio « best-of », tratto, con non poche difficoltà di scelta, dall’ormai vastissimo repertorio di Pippo Pollina.


Le date ancora disponibili per l’Italia, a partire dal nord, sono
fra il 25 luglio e il 7 agosto.

Per tutte le informazioni con costi, scheda tecnica, links audio - video e biografia cliccare QUI.

 

Blog: Rock Targato Italia

Giulia Villani

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PROSERPINE, IL NUOVO ALBUM DI AUGUSTINE

Il 16 Aprile 2021 è uscito per I Dischi Del Minollo "Proserpine", il nuovo album di Augustine, a tre anni dal precedente "Grief and Desire", anticipato dal lancio dei due singoli, "Pagan" a gennaio ed "Anemones" il 9 aprile, accompagnati dai rispettivi video diretti da Francesco Biccheri.

Come il titolo suggerisce, la cantautrice veste simbolicamente i panni della dea latina dell’oltretomba. L’intero album ruota intorno a questa figura mitologica e – racconta Augustine – «nasce da un’idea di inesorabilità, di reclusione, di auto-esilio; di vita vissuta osservando il mondo da dietro una finestra». Si tratta di un viaggio introspettivo, un simbolico precipitare nell’Ade, una morte psicologica con le sue piccole rinascite.

Le nuove sonorità, dense e cupe –musicalmente molto più vicine al Dark Folk, che al Dream Pop del disco precedente – ricalcano i contenuti tematici e riflettono il lavoro svolto in studio, una novità per la cantautrice, finora legata all’auto-produzione a all’home recording. L’album è infatti prodotto da Fabio Ripanucci, in collaborazione con Daniele Rotella, presso La Cura Dischi di Perugia.
La narrazione musicale segue lo svolgimento del mito, avvalendosi di alcune simbologie cruciali, come il melograno. La figura della dea è posta nella sua dualità di dea degli inferi e dea legata alla primavera e alle messi: morte e rinascita, due temi chiave dell’intero album.
Lo spunto autobiografico intimamente sofferto viene trasceso fino a toccare realtà occulte, più profonde ed insondabili.
Gli arrangiamenti si aprono alla presenza di alcuni strumenti analogici dal suono fortemente caratterizzante (quali Moog e Rhodes), mentre le chitarre – quasi sempre acustiche – si fanno più taglienti. Le batterie elettroniche cedono il posto, in alcuni pezzi, alla batteria acustica.
Le caratteristiche stratificazioni armoniche vocali sono sempre presenti, anche se meno eteree e sognanti, mentre la vocalità stessa è portata verso derive più viscerali.
I testi raggiungono un carattere di forte intimismo, pur prediligendo forme chiare e semplici e strutture ritmiche scandite da rime, dall’andamento ossessivo e cantilenante, «da ninna-nanna».
Ne risultano atmosfere oscure, lisergicheed oniriche, talvolta aperte ad un fugace sprazzo di luce.
L’immagine-guida di questo lavoro è costituita dal quadro di Dante Gabriel Rossetti Proserpina, che ritrae la dea nell’atto di guardare verso una fessura improvvisamente apertasi dalle porte del palazzo dell’Ade.
La foto di copertina – opera di Francesco Capponi, realizzata con un autentico banco ottico Vittoriano – è una sorta di tableau vivant del quadro e marca una temporalità “altra”, quella solenne distanza che caratterizza l’album.

Sara Baggini, dopo l’esordio nel 2010 con One Thin Line –e parallelamente ad alcune collaborazioni per formazioni elettroniche quali Alas Laikae Other Us – sceglie lo pseudonimo di Augustine, tratto dal nome dell’isterica protagonista del saggio di Georges Didi-Huberman La paradossale condizione dell’isteria è assunta dall’autrice come paradigma del fare artistico, specialmente in quanto legato ad una complessa e problematica sensibilità femminile.

 

Blog: Rock Targato Italia

Giulia Villani

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La mostra personale di Matteo Gatti "Mutante il corpo mio s'abissa" a Dimora Artica

Dal 12 aprile fino al 19 maggio, nei consueti giorni di apertura (lunedì, martedì, venerdì, sabato e domenica dalle 16 alle 20) Dimora Artica potrete visitare la mostra personale di Matteo Gatti "Mutante il corpo mio s'abissa". Di seguito il commento-descrizione di Deborah Maggiolo.

La simultaneità degli opposti è quanto da sempre contraddistingue la mitologia del mostro, situandolo al crocevia fra dimensione soprannaturale – o fantastica – e terrena. Nella terminologia latina (monster, monstrum) il vocabolo indica al tempo stesso un prodigio – la dimostrazione della volontà divina – e un demone, o un’ammonizione – dal verbo moneo. Fra credenza popolare da tramandare e necessità tutta umana di proiettare, psicologicamente, desideri e paure su un’entità altra al fine di esorcizzarne il portato, i mostri esistono quale componente costitutiva del reale, nello specifico, come manifestazione dei suoi tratti più irrazionali e incontrollabili; feticci più umani degli umani, categoria intrinseca alla specie Homo. Ricollegandosi all'immaginario del mostro e alla sua rappresentazione quale alterità negativa, antagonista del soggetto normato, Mutante il corpo mio s’abissa delinea un’ecologia in cui differenti forme biologiche e inorganiche entrano in contatto con altre entità umane e non umane. Qui, le tradizionali gerarchie del vivente risultano erose a favore di un processo di mutazione che assume una direzione orizzontale, decentrando la figura dell’antropos e mettendo in scacco le tradizionali teorie dell’evoluzione e dell'eccezionalismo umano. La ricerca di Gatti prende avvio dall’aneddoto narrativo al centro dall’opera “Mutante il corpo mio s’abissa”, vero e proprio punto nodale della mostra. Una protuberanza amorfa, melmosa emersione dalle acque di Loch Ness, si affaccia su una scansione al sonar che tratteggia la presenza di un’arcana figura sul fondo del bacino lacustre. Affascinato dal mito del celebre mostro di Scozia, conosciuto come Nessie, Gatti ne ripercorre le vicissitudini fino ai suoi più recenti svolgimenti. Risale infatti al 2016 la notizia del ritrovamento, nelle profondità del lago scozzese, di un prop utilizzato nel 1969 durante le riprese del film La vita privata di Sherlock Holmes, del regista Billy Wilder. Ancora una volta, a partire dalla famosa “foto del chirurgo” che, pubblicata sulla prima pagina del Daily Mail il 21 aprile 1934, contribuì a diffondere il racconto a un pubblico più vasto, l’episodio è funzionale ad alimentare la leggenda che vuole una misteriosa creatura ad abitare quei luoghi. A enigmatici ritrovamenti fa eco anche l’opera "4r80#932_ur!&90", reperti che questa volta assumono le fattezze di remoti fossili paleontologici. Grandi calchi di creature chimeriche, fra l’invertebrato e il coriaceo, sono disposte come su di un tavolo clinico, pronte a essere esplorate allo scopo di definirne l’oscura natura. Le sagome di gesso ricalcano la configurazione di antiche forme biologiche e di quei grandi virus preistorici che, a causa degli smottamenti terrestri dovuti alle logiche del capitalismo estrattivo – prima che al cambiamento climatico – potrebbero ora ritornare alla luce, generando uno scontro di temporalità dai toni distopici. Il confine fra reale e fantastico si fa sempre più labile, avvicinando questi organismi al nostro livello ontologico. É sul filo di questa speculazione che nascono le opere “Nisse” e “Cattivi pensieri”, in cui Gatti immagina un orizzonte futuro dove l’essere umano è evocato dalla sola presenza di oggetti del suo quotidiano, prodotti dell’iperconsumismo fra cui si protendono mostruosi apparati mutanti. La contaminazione progredisce in forma di rivalsa territoriale, attori considerati marginali e minoritari reclamano ora il proprio spazio di autonomia, oltre un mondo antroponormato. Il contatto simbiotico tra differenti piani di realtà genera una condizione di xenorealismo: a causa di una mutazione disfunzionale, l'evoluzione lineare s’inceppa, producendo un'ontogenesi abnorme.Quello di Gatti è uno sguardo al cambiamento che potrebbe manifestarsi in un’ipotetica post-civiltà, una fantasticheria giocosa e irriverente che indica come, forse, sia possibile apprendere da queste diverse forme di vita come farsi strada nell’avvenire. Che si tratti di dover sviluppare una sensibilità differente rispetto alle cose o un nuovo modo di stare al mondo – estendendo i nostri organelli come nell’opera “Diorama”, al fine di percepirne sfumature ulteriori. Potremmo imparare dai “mostri” come essere meno umani, se umano è sinonimo di quell’Umanesimo che ha portato all’attuale disastro nella cosiddetta epoca dell’Antropocene. Da questa prospettiva, l'esposizione può porsi come un invito a riflettere sulla condizione di "mostruosità" quale punto di vista alternativo sull’esistente, una modalità di ricollegarsi a sfere ontologiche stigmatizzate e rilegate in secondo piano. Non resta dunque che lasciarsi naufragare in quel mare, inabissandosi fra le suggestioni delle opere per immaginare percorsi di sviluppo divergenti.

Sabato 8 e domenica 9 maggio l'artista sarà presente nello spazio Dimora Artica per offrire ai visitatori un'esperienza davvero unica. Un'occasione davvero speciale per poter conoscere Matteo Gatti e la sua arte. 

Blog: rocktargatoitalia.eu

Eleonora Corso

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WILLIE PEYOTE: “Mai dire mai (la locura)” è Certificata ORO

Esaurito in pochi giorni il 45 giri che conteneva l’inedito sanremese e il precedente “La Depressione è un periodo dell’anno". “Mai dire mai (La Locura)”, il brano inedito che Willie Peyote ha presentato durante l’ultima edizione del Festival della Canzone Italiana portandosi a casa il Premio della Critica Mia Martini, viene certificato Oro da FIMI-GFK.

Il singolo, che dalla sua pubblicazione non ha mai lasciato le classifiche ufficiali sia di vendita che radio, è accompagnato da un video ufficiale visibile su https://youtu.be/fJtnqQ1RTg4. Ideato e diretto da SANS FILM, e sotto la sapiente regia di Gabriele OttinoPaolo Bertino e Sharon Ritossa, il videoclip ha superato 4 milioni di visualizzazioni.

Mai dire mai (La Locura)” è stato pubblicato in 45 giri il 26 marzo ed è subito andato esaurito. Con 5 album all’attivo, Willie Peyote negli anni ha ottenuto sempre più consensi da parte del pubblico ma anche della critica, che anche in occasione degli ascolti dei brani in gara al Festival ha lodato la sua capacità di fondere l’energia e la padronanza tecnica della musica rap con testi che guardano alla canzone d’autore per come affrontano le tematiche sociali e attuali, il tutto con un’ironia tagliente.

Dopo la firma con Virgin Records/Universal Music Italia e la pubblicazione del suo ultimo disco “IoDegradabile”, album che ha debuttato nella Top5 dei dischi più venduti e ascoltati in Italia, Willie Peyote ha chiuso il 2020 con l’uscita del brano inedito “La depressione è un periodo dell'anno”, una fotografia amara di questo periodo di difficoltà, raccontata con i modi e i toni di chi ha fatto dell’accusa sociale e della descrizione della nostra società uno dei capisaldi del suo lavoro artistico.

Il 2021 si è invece aperto con la partecipazione al Festival di Sanremo con “Mai dire mai (La locura)” in attesa di poter ripartire in tour (il tour sold out che accompagnava l’uscita del disco “IoDegradabile” è stato interrotto a causa della pandemia e le ultime date rimanenti verranno recuperate nel 2022. 

 

Blog: Rock Targato Italia

Giulia Villani

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