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Giornata nazionale del dialetto e delle lingue locali

In occasione della Giornata nazionale del dialetto e delle lingue locali

Lunedì 17 Gennaio – ore 21:00 

Vallechiara Music Hall

Via Adige, 22, Cusano Milanino 

Una serata con poesie, racconti, canzoni dialettali e un'esibizione di ballo per ricordare l'importanzadi tutelare i patrimoni culturali locali.

Sarà presente anche un banco di libri Meraviglie Con speciali promozioni e omaggi per tutti.

Iniziativa promossa da Pro Loco Cusano Milanino.

Prenotazioni e informazioni

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cell. 375 652 3306

Green pass rafforzato e mascherina ffp2 obbligatori

 

 

 

Blog: Rock Targato Italia

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Road Sweet Home.

Difficilmente il passato torna con un carico di suggestioni, consigli ed empatia come oggi.

In un mondo in costante stato emergenziale, dal 2001 fino ad arrivare ai giorni nostri, viviamo, in nome della sicurezza, un’era di guerre fallimentari e di migrazioni più difficoltose a fronte di una maggiore facilità di spostamento delle merci. Lì c’è il principio della diffusione dell’idea che fuori è pericoloso e che bisogna stare chiusi. Come sempre, la rappresentazione di chi è critico sulle ricette è sempre quella del giullare, di quello che apostrofa la folla della piazza da una cassetta di frutta rovesciata, la “matta” nel mazzo di carte … Non può e non deve essere credibile all’interno di questa narrazione.

Purtroppo, il tema è altro. La domanda vera è che tipo di mondo, che tipo di società vogliamo che abitino i nostri figli e nipoti? Nessuno l’ha posta né in TV o sui giornali, né sui social (dove la gente è più occupata a mettersi in mostra inutilmente o a discutere di facezie) ma è questa la vera posta in gioco per una sempre più ininfluente umanità. Questo perché, per correggere una distorsione a livello planetario, ci vogliono molte generazioni, molti decenni se non secoli. Pensate alla questione dei cambiamenti climatici: l’allarme arrivò forte e chiaro che, negli Stati Uniti, Bill Clinton faceva il suo primo mandato da Presidente ma quello del “buco” nell’ozono è di prima (ora ha superato le dimensioni dell’Antartide).

Ho fatto una riflessione. Io non sono e non sarò mai per un mondo gestito da reclusi sani, efficienti e disciplinati. Purtroppo, i valori con cui sono cresciuto sono quelli dei diritti (umani, individuali e civili), quello della libertà (che è governata dai quei diritti) e dal culto della democrazia che non è un sistema di governo efficientista ma come diceva Churchill è il peggiore tra i sistemi ma anche l'unico possibile.  Non ha l'obiettivo di creare allevamenti o alveari ma semplicemente, di essere giusto. È evidente che non ci siamo accorti che siamo tornati molto più indietro da un punto di vista antropologico e culturale di quanto avessimo potuto immaginare, scossi da paure esogene. Su queste, decidete voi se sono frutto di un progetto o meno.

Così nel mio piccolo mondo fatto di ascolti e letture, irrompono due personaggi che susciteranno la mia curiosità. Uno si chiama John Knewock. E’ un ragazzo che negli anni Sessanta fugge da casa sua perché ha deciso di seguire le sue inclinazioni da persona che non accetta imposizioni fideistiche, che rifugge la guerra (gli Stati Uniti d’America sono in Vietnam) e le sue atrocità e ne ha abbastanza delle logiche ipocrite del perbenismo di una classe sociale a cui non verrà mai chiesto di morire a faccia in giù nel fango di una palude lungo il Mekong per il bene superiore della “patria”. E’ lui che scrive del suo viaggio, durato tre decenni, dentro a un diario che è un insieme di appunti, riflessioni, poesie e canzoni.

Il caso porta quella storia nelle mani di un altro ragazzo, Giulio Larovere, milanese e di professione musicista. Viene così alla luce il concept album dal titolo Road Sweet Home. Con la collaborazione di Giuliano Dottori, in pre produzione (Jacuzi Studio, Milano), e quella di Larsen Premoli (Reclab Studios, Buccinasco) Giulio mette in musica le parole di John.

L’album di cui Giulio cura anche la produzione si avvale della collaborazione di Enrico Meloni (Electric guitar), Giuliano Dottori, (Electric guitar), Andrea Vismara, (Bass guitar), Daniele Capuzzi, (Drums), Raffaele Scogna (Keys) e Vincenzo Marino (Sax).

Così Giulio racconta l’odissea di John, perso per il mondo. Un uomo libero che paga il prezzo della sua libertà con la solitudine che diventa una compagna di viaggio, come si racconta nel pezzo What’s the Use in Being Free. Oppure, la rassegnazione e la stanchezza di uomo che si sente perso e, invece, imparerà a “perdersi” di cui si racconta nella canzone Paper Bag che apre l’opera. Ancora, Rain che ci racconta di come gli affetti, l’amore e l’amicizia vadano e vengano con un malinconico sguardo alle persone che ci si è lasciati alle spalle.

Infine, una parola lasciatemela spendere sulla produzione. Ho avuto il privilegio di ascoltare il vinile. Ora, ascolto spesso vinili registrati in epoca digitale. Spesso la differenza dal file audio  non si sente. Road Sweet Home è stato registrato in analogico utilizzando strumenti e attrezzature  dell’epoca di John. Basta il primo attacco per sentire che suoni “vivo” come i dischi che ascoltavo prima che la sbronza planetaria per il digitale ubriacasse il mondo.

Mi concedo ancora una riflessione. John, in quegli anni, è fuggito per i suoi principi e ha trovato un mondo da esplorare e in cui trovare rifugio.

Siamo certi del fatto che, a volerlo fare oggi, avremmo ancora questa possibilità?

di Paolo Pelizza

© 2021 Rock targato Italia

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C’era una volta, un futuro inutile e privo di grazia.

   Le cose più belle, i luoghi più mitici ed evocativi sono messi sempre più a rischio da una volontà di progresso che è ammantata di innovazione, di nuovo a tutti i costi, di un futuro che nessuno ha chiesto o vuole ma che dobbiamo subire, inesorabilmente.

L’importante è sottoporsi a cambiamenti inutili ma che servono a far fare cassa a qualcuno e privano tutti di un pezzo della propria vita, della propria identità e della storia. 

Così Gianfelice Facchetti, in un libercolo che si legge in un paio d’ore stabilisce che lo stadio Giuseppe Meazza a San Siro, Milano è un posto pieno di storia e di storie. Un luogo impregnato di leggenda nello sport ma, anche, nella musica, nell’intrattenimento … un punto di riferimento pulsante della città.

Mentre si discute se abbatterlo, ristrutturarlo e/o dargli un’altra destinazione d’uso, Gianfelice ne racconta le storie, la leggenda e le leggende ma, soprattutto, ci restituisce l’anima appassionata e passionale di generazioni di milanesi passati attraverso guerre, industrializzazione, tifo calcistico e musica.

Così si determina un testimone non un semplice contenitore. Di più … Un monumento sul cui destino, purtroppo, decideranno uomini piccoli e danarosi.

Non fraintendetemi, Gianfelice da galantuomo, non si schiera, si limita a portarci dentro alla narrazione.

Il suo “C’Era Una Volta a San Siro” edito da PIEMME è una raccolta di eventi, aneddoti ed emozioni senza alcuna volontà di giudizio, senza volerne sapere più degli altri (dote rara di questi tempi).

La delicatezza della sua penna e la grandezza delle storie, tuttavia, ci rende partigiani, ci fa alzare a tutela di uno dei pochi pezzi di città che resta come testimonianza di un mondo che è stato fatto di sfide, di conflitti, di romanticismo e di amore per la città più grande e bella del mondo. Una città calvinista, aperta agli altri, coraggiosa, etica e lontana anni luce dagli stereotipi che, pure, hanno voluto appiccicare ai suoi cittadini.

Milano può rinunciare a un nuovo stadio high tech, come può evitare serenamente di diventare la texture per gli esercizi di stile di architetti eccitati da grattacieli sempre più imponenti, forse per compensare altre mancanze ma non può rinunciare a San Siro, come noi milanesi non possiamo impedirci di avere un gran cuore.

di Paolo Pelizza

© 2021 Rock targato Italia

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