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IN CASO DI DISGRAZIA.

IN CASO DI DISGRAZIA.

No. Non sto facendo un de profundis e neanche sto consegnandovi le mie ultime volontà. Quindi rimanete tranquilli oppure delusi, a vostra scelta. Non scriverò nemmeno, molti decenni dopo, la recensione del bellissimo romanzo di Georges Simenon (dal titolo, appunto, “In caso di Disgrazia”) che mi fece incontrare uno scrittore inedito rispetto a quello che conoscevo: più lirico e sensuale. Il caso della disgrazia, nel mondo di oggi, è il maggior vantaggio. Ovviamente, non per i popoli che subiscono le pandemie, il terrorismo, le guerre, le crisi finanziarie, etc. e che sono quelli che pagano tutto il prezzo in termini di libertà che spariscono, economici e in vite umane perse.

La disgrazia è sempre un vantaggio per le big companies. Facciamo un esempio: la pandemia che qualcuno vuole passata, qualcun altro vuole in corso. Pensate chi ha avvantaggiato. Sicuramente, Big Pharma (quando ricapita che si paghi la ricerca con i soldi della gente e si regalino i prodotti che ne sono scaturiti alle aziende farmaceutiche che li proteggono con un brevetto a nome loro e te li rivendono a prezzo pieno secretando tutto!) ma non solo. Tutte le grosse società “tecnologiche” e i colossi dell’ e-commerce sono cresciuti in maniera esponenziale ma, oltre la contingenza, ci hanno addestrato a cambiare la nostra modalità di consumare e di vivere. Chi non vuole la pandemia al termine, è assolutamente interessato a realizzare ancora profitti enormi dalla situazione. A questi “poverini” che gestiscono il business dell’emergenza globale, devo dire di stare sereni. Infatti, Bill Gates ha annunciato una nuova più contagiosa pandemia ma con un virus molto più letale. Quindi, buone notizie, in arrivo. Tra l’altro, pare che si potrà sopravvivere solo affidandosi alla fondazione che fa capo a lui e a sua moglie.

Nel frattempo, si consoleranno gli armaioli (forse è il loro turno). Una “graditissima” guerra in Europa che dura da, ormai, più di un mese (in realtà da otto anni, nell’indifferenza generale) ha fatto correre tutti agli acquisti. Si riassortiscono bombe, munizioni, carri armati, e bombardieri. Addirittura, c’è chi pensa di rimettere la leva militare obbligatoria. Gli USA stanno dando talmente tante armi all’Ucraina che la Casa Bianca ha già convocato i più grandi produttori di armi per fare un sostanzioso ordine. Riassortire è tutto!

 In Italia non siamo da meno! Arriveremo a spendere in armi il 2% del nostro PIL: sono gli accordi con gli alleati della NATO, ci dicono. La cosa che più ci affligge che chi vuole correre verso il riarmo è, soprattutto, un partito che si autodefinisce di sinistra … Di più, sulla nostra completa dipendenza energetica che a causa del conflitto è diventata un problema non da poco, il nostro premier è uscito con una battuta particolarmente ispirata: volete la pace o i condizionatori accesi? Bé … io vivo in una mansarda, se proprio devo scegliere … Scherzo, ovviamente, perché non riesco a capire la ratio di questa dichiarazione. A parte che se la stessa battuta non l’avesse fatta uno che è tra gli uomini più influenti della finanza mondiale, ci sarebbe stato un diluvio di polemiche e, au contraire, nessuno si è permesso di fiatare. In effetti, se ci rifletto, ho sempre pensato che i condizionatori fossero oggetti liberticidi e guerrafondai.

Peccato che quando si sono fatti gli accordi con Putin per gas e petrolio era già in atto la guerra in Ucraina (dura dal 2014, come ho detto) e, comunque, i russi si erano già presi la Crimea. Oggi, c’è più interventismo di facciata. Chi manda armi, chi commina sanzioni (in effetti il surplus della Russia è record dal 1994 … funzionano di brutto le sanzioni, eh!) e chi, come l’Unione Europea fa lo spettatore pagante. Qualcuno mi ha chiesto cosa ne penso … Io rispondo così: l’unica cosa che un uomo dovrebbe imbracciare è una chitarra. Possibilmente elettrica.

Come ho avuto, già in molte occasioni, di scrivere: chi governa il mondo ci si arrapa con le emergenze. Fanno fare mucchi di soldi e, soprattutto, permettono di far fare ai popoli tutto quello che si vuole sulla base della paura. La paura è il più efficace strumento di controllo sociale. Non sono ancora così bravi ad organizzarsi … ogni tanto qualche illuminato che intuisce la direzione, c’è. Fa parte del gioco. Un fastidio necessario … poi basta tacciarlo di cretinismo, rappresentarlo come un’idiota, associarlo ad un terrapiattista e il gioco è fatto.

Qualcuno di voi, nelle passate settimane mi ha scritto che più che un visionario, sono un veggente … con “veggente” veniva male il titolo della rubrica, intanto e a Francesco (Caprini N.d.R.) non sarebbe piaciuto. In realtà, basta studiare un po’ la Storia ed è facile comprendere in che direzione si sta andando. Evidentemente, qualcuno non è stato attento in classe oppure è intelligente ma non si applica. Aveva ragione Gramsci; la Storia è un’insegnante senza scolari.

Le emergenze globali, dovrebbero farci ragionare sul ruolo degli Stati e quello delle multinazionali. Le crisi dovrebbero spingerci a correggere il sistema e impedire che ci intruppino come pecoroni. Perché se le grandi imprese internazionali hanno così tanto potere, state tranquilli, che lo eserciteranno e si approvvigioneranno di qualsiasi caso di “disgrazia”. Le sventure dei popoli sono immensi vantaggi per loro, a way to run. Pensate al CEO di Pfizer che, prima che ci sia qualsiasi autorizzazione e/o validazione da parte degli Enti preposti (vedremo poi dai procedimenti giudiziari se questi sono stati davvero attenti e imparziali nelle loro deliberazioni), ha già deciso che è fondamentale una quarta dose del vaccino per tutti … Sarebbe ridicolo se fosse non terribilmente vero e così spaventoso.

Questi colossi economici sono praticamente delle divinità: godono di illimitata libertà di azione, pagano le tasse che desiderano (se lo desiderano e, di solito, quando decidono di pagarle è per rifarsi il make up) e restano completamente impuniti qualsiasi cosa accada.

Concludendo, che senso ha gioire perché ci danno una matita e una scheda elettorale ogni quattro o cinque anni, se poi le decisioni le prende qualcun altro che non è stato scelto dal popolo secondo le regole del gioco democratico? Il tema è che, o ci ribelliamo alla condizione di bestiame da reddito e consideriamo di voler conservare quei diritti e quei valori che (forse troppo frettolosamente) abbiamo ipotizzato fossero acquisiti, oppure, dobbiamo smettere di mentire a noi stessi. Evitiamo almeno l’ipocrisia visto che non eviteremo nessuna delle disgrazie in arrivo.

di Paolo Pelizza

© 2022 Rock targato Italia

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APNEA “Il giorno di ieri” per Rock Targato Italia - INTERVISTA

 

Chi sono i protagonisti della compilation

ROCK TARGATO ITALIA #28 ?

Ascolta su Spotify: https://spoti.fi/3JzWx5h

 

APNEA “Il giorno di ieri”

 

Il rock d’autore più introspettivo che non rinuncia però all’immediatezza e a una vena di incrollabile romanticismo. Una canzone liberatoria da cantare insieme (Roberto Bonfanti)

INTERVISTA:

Partiamo con una piccola presentazione: come ha origine il vostro percorso musicale e come si è sviluppato fino a oggi?

Gli Apnea essendo cinque personalità diverse hanno avuto, negli anni, ascolti ed influenze altrettanto differenti. di fondo però è il rock che ci accomuna, dal più alternativo al più popolare. È in questo ampio ventaglio che oggi le nostre canzoni prendono forma.

Come nasce un vostro brano? Che importanza hanno le parole all'interno della vostra musica? E di cosa parlano le vostre canzoni?

I nostri brani vengono scritti fuori dalle mura della sala prove, sarebbe impensabile o estremamente difficile pensare di scrivere un brano tutti insieme. In sala prove arriva una traccia di chitarra completa, accompagnata dal testo.

Le parole sono al centro delle nostre canzoni, quello che scriviamo sono estratti di vita personali piuttosto che immaginazioni ed osservazioni su quello che ci circonda. Ognuno di noi poi musicalmente cerca di interpretare al meglio il contesto sonoro su cui far fluttuare quelle parole.

Quali sono gli artisti che più stimate nella scena italiana contemporanea?

Citare dei gruppi o singoli artisti che attirano oggi la nostra attenzione, non è facile, avendo come detto prima ascolti differenti, ma di certo apprezziamo chi oggi riesce a far musica credibile. Si riesce subito a cogliere, soprattutto nelle parole, la sincerità, il non aver timore di spogliarsi nel raccontare qualcosa di vero.

Questo a noi piace molto!

Raccontateci un aneddoto particolarmente significativo sul vostro percorso musicale.

Dopo anni passati lontani dal comporre musica, è stato indescrivibile incontrare   delle persone con cui non avresti mai immaginato di condividere tutto questo. La nascita di una nuova amicizia, la condivisione delle nostre vite, il raccontarci nelle nostre canzoni i nostri momenti più belli, ma anche quelli che ci hanno segnato profondamente, le risate quelle belle e le lacrime, che tante volte dopo aver riletto uno dei nostri testi abbiamo sfogato senza vergogna. Tutto questo per noi è straordinario e lo si può riassumere con il nostro nome, APNEA.

Guardandovi attorno, al di là della musica, qual è la vostra visione dell'Italia di oggi?

“È una domenica d'autunno e sono quasi già le sei, io che non dormo non mi sveglio, che non sto bene quasi mai, e tu ridi, che pena mi fai… e nei miei sogni ad occhi aperti vedo il palazzo del potere tremare sotto i nostri passi e aver paura di cadere, e non ridi più, che pena mi fai“. COLLETTI BIANCHI, un nostro brano, è la risposta perfetta a questa domanda.

Sogni, ambizioni o progetti per il vostro futuro?

Partendo dai progetti, stiamo terminando gli arrangiamenti di nuovi brani e presto entreremo in studio per inciderli. Vorremmo farli uscire in un EP nella prossima primavera. L’ambizione più grande probabilmente è far arrivare la nostra musica più lontano possibile a più persone possibili. I sogni… beh di sogni, o desideri, ne abbiamo tanti… ma come si dice, se poi ne si parla non si avverano… quindi...

 

FRANCO SAININI

 

Divinazione Milano S.r.l. 

 

Ufficio Stampa, Radio, Tv, Web & Social Network 

 

Via Andrea Palladio n. 16 - 20135 Milano 

 

Tel. 02 5831 0655  mob. 3925970778

 

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web: www.divinazionemilano.it

 

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Intervista ai CAPATOSTA

Chi sono i protagonisti della compilation ROCK TARGATO ITALIA #28?

Disponibile in tutti web stores

CAPATOSTA  con il brano “A CAPA MIA” 

Ascolta su Spotify: https://spoti.fi/3JzWx5h

        

CAPATOSTA “’A capa mia”

L’approccio delle posse e dei centri sociali degli anni ’90 rivive in un caleidoscopio di rock, blues e approccio combat. Tantissima energia, eclettismo e una voglia irrefrenabile di mischiare le carte e non stare fermi. (Roberto Bonfanti, artista, scrittore)

Band formata da musicisti di Napoli e dintorni provenienti da diverse aree musicali (Carla Fucci - voce / Viki Bass – basso / Gianni Gargiulo – chitarre / Francesco Somma – Sax / Geremia Tierno – batteria). La musica dei CAPATOSTA è un frullato allucinante di electro blues-funky-pop e urban-rock, il tutto suonato con una grande carica emotiva, ritmi soul e rhythm and blues, melodie irresistibili, attitudine rock'n'roll e inflessioni funkadelik sono la base per canzoni trascinanti, dall’appeal neapolitan sound. Dal vivo i CAPATOSTA mostrano tutta la loro energia. Molte date live in tutta Italia. Degne di nota le esibizioni, su palchi importanti quali quelli del Ruffano Blues Festival, Lamezia Demo Fest (organizzato da Pergolani e Marengo, Demo RadioRai1, Mei del sud). Ospiti al Meet di Milano e al Mei di Faenza

Partiamo con una piccola presentazione: come ha origine il vostro percorso musicale e come si è sviluppato fino a oggi?

I Capatosta sono nati nel lontano 2002 a Napoli da un'idea di Geremia Tierno. Il nostro sound riassume molte influenze che vanno dal Funky al Rock, blues e rap, creando atmosfere e groove coinvolgenti. Negli anni scorsi abbiamo partecipato a numerose rassegne, festival, contest e compilation come Musica contro le mafie col brano “No more mafia” e DIECI, ritorno al futuro” Compilation Toast Rec. Col brano “A jatta nera”. Recentemente siamo stati più volte ospiti in Il caffè degli artisti negli studi di Gold Tv a Roma e a Sanremo al Grand Hotel Des Anglais (2022). Ad oggi abbiamo due CD alle spalle: il primo è l'omonimo Capatosta, il secondo è Acque Fragili, prodotto da Blu Music international. Entro fine 2022 lanceremo il nuovo disco a cui stiamo lavorando.

Come nasce un vostro brano? Che importanza hanno le parole all'interno della vostra musica? E di cosa parlano le vostre canzoni?

La nostra musica può nascere da diverse fonti: un'ingiustizia, un suono, un groove, ma può nascere anche da una cantata sotto la doccia o addirittura da un sogno. I testi per noi sono fondamentali, perchè il significato delle parole è seguito dalla coerenza con l'atmosfera musicale. Parliamo delle cose che sentiamo, le cose che ci stanno bene e quelle che non ci stanno bene; dall'amore alle problematiche sociali e temi quotidiani.

Quali sono gli artisti che più stimate nella scena italiana contemporanea?

Noi siamo una generazione che ha vissuto gli anni dell’esplosione musicale internazionale. Abbiamo assistito ai primi passi musicali di Pino Daniele, Enzo Avitabile e prima ancora Napoli Centrale di James Sanese, il tutto influenzato molto dalla scena musicale dal calibro di: PFM, Banco Del Mutuo Soccorso, Area, Led Zeppelin, Soft Machine, Wether Report - giusto per fare qualche nome. Oggi come oggi è difficile il confronto con quelle personalità. Indubbiamente ognuno è unico facendo musica come forma d'arte perchè l'espressione di sè stessi e tutti sono degni di essere ascoltati. Soprattutto i Capatosta! Raccontateci un aneddoto particolarmente significativo sul vostro percorso musicale. Nel 2006 partecipammo al programma "Demo" di Michael Pergolani e Renato Marengo che andava in onda su Rai Radio 1. Tra i brani che andarono in onda fu scelta come sigla per la trasmissione per circa 70 giorni "Jatta Nera"

Guardandovi attorno, al di là della musica, qual è la vostra visione dell'Italia di oggi?

Rispetto della cultura e della natura. Politiche più verdi. Noi all'interno dei nostri brani parliamo sempre di temi importanti e sociali che portino l'attenzione sulle cose che non vanno, quindi per migliorare il mondo ed avere un FIL piuttosto che un PIL. Dobbiamo guardare ad un mondo più sostenibile basato sulla solidarietà e sul rispetto del pianeta, non sullo sfruttamento dell'uomo sull'uomo e del pianeta.

Sogni, ambizioni o progetti per il vostro futuro?

Quello di scrivere pezzi sempre più belli e di vivere con questa professione. Dopo due anni e più fermi, quello che vogliamo è stare in mezzo alla gente e comunicare attraverso la nostra musica https://hasepellesisi3.blogspot.com/

La compilation è pubblicata dall’etichetta discografica Terzo Millennio Records

Tracklist:

CIRCUS PUNK “Messico”

(Lombardia)

Sono in due ma fanno casino per cinque, macinando riff graffianti con la strafottenza di chi vive su un palco ed è cresciuto a birra e rock’n’roll. Divertenti e sfacciati, sono i vincitori dell’ultima edizione di Rock Targato Italia.

DESHEDUS “Lady Butterfly”

(Lazio)

Da una band dall’anima prog, una canzone imprevedibile e liberatoria capace di unire l’approccio chitarristico del rock a un senso di malinconica leggerezza dal retrogusto pop.

GAZE OF LISA “Divinamente”

(Basilicata)

Un brano trascinante da ballare in una discoteca rock anni ’90. Fra le ombre danzanti degli anni ’80 e l’approccio alternativo del decennio successivo.

GINTSUGI “Blind”

(Piemonte)

Minimalismo sonoro, atmosfere crepuscolari, una teatralità irrequieta e un fascino da fiaba gotica tanto ipnotica quanto imprevedibile. Un progetto che punta il proprio sguardo decisamente oltre confine.

LEMURI, IL VISIONARIO “La Strada degli Spiriti”

(Lazio)

La dimostrazione che si può essere pop in modo immediato e radiofonico senza rinunciare all’eleganza, alla cura per i dettagli e alla costruzione di un progetto interessante anche dal punto di vista concettuale.

MAGRITTE “Lyme”

(Valle d’Aosta)

Ci sono stati gli anni ’90 del pop alternativo, delle distorsioni che incontrano la melodia, delle tensioni emotive e dei testi introspettivi. Per fortuna ogni tanto qualcuno rievoca quello spirito e quei suoni.

AYMARA “L’alfiere”

(Lombardia)

Si riparte dalle origini: da un riff polveroso, una chitarra tagliente, una sezione ritmica massiccia e una voce dall’estensione non indifferente. Genuinamente rock nel senso più autentico e anni ’70 del termine.

MIRCO SALERNI “Scivolerai Leggera”

(Abruzzo)

Un ritornello diretto da cantare in coro in modo quasi liberatorio, una melodia pulita, una storia da raccontare e un approccio pop-rock radiofonico dal sapore molto anni ’90: a volte non serve altro.

THEFT GIACOMO GRASSO “49 Falene”

(Liguria)

Un mantra elettronico a bassa fedeltà stracolmo di ombre e di inquietudini, che rivela una riflessione dolorosa e spiazzante sul significato più intimo e controverso della libertà.

 

ROBERTO SARNO “Anima grida”

(Toscana)

Fra atmosfere liquide, arrangiamenti curati incentrati su un’elettronica composta e un testo meditativo scandito con aria assorta: così si compone una via elegante verso un’idea introspettiva di pop d’autore.

CAPATOSTA “’A capa mia”

(Campania)

L’approccio delle posse e dei centri sociali degli anni ’90 rivive in un caleidoscopio di rock, blues e approccio combat. Tantissima energia, eclettismo e una voglia irrefrenabile di mischiare le carte e non stare fermi.

LA FORMA DELLE NUVOLE “Congiunti”

(Lombardia)

Il fascino della semplicità. Due chitarre acustiche, una melodia pulita, un approccio piacevolmente surreale che richiama l’indie “da cameretta” di inizio millennio e il bisogno di dire qualcosa con leggerezza e ironia.

LOGAN LAUGELLI “Genere drammatico”

(Lombardia)

Rock d’autore in chiave minimalista. Una chitarra elettrica scandisce con toni tanto intimi quanto drammatici una serie di amare riflessioni personali frutto di uno sguardo tagliente sul mondo e su di sé.

ANDREADIECI “Marylove”

(Lombardia)

Una canzone d’amore sognante come una ninnananna, leggera come i ricordi più dolci dell’adolescenza e fresca come un temporale che rompe la calura di una giornata estiva.

I MAMA “Giassai”

(Lombardia)

Un linguaggio musicale fresco capace di miscelare con estrema immediatezza tradizione e modernità. Con un occhio al pop, uno alla canzone d’autore, uno allo swing e uno alle nuove tendenze.

APNEA “Il giorno di ieri”

(Marche)

Il rock d’autore più introspettivo che non rinuncia però all’immediatezza e a una vena di incrollabile romanticismo. Una canzone liberatoria da cantare in coro.

  1. rocktargatoitalia.eu

 

Francesco Caprini

Divinazione Milano S.r.l. 

Ufficio Stampa, Radio, Tv, Web & Social Network 

Via Andrea Palladio n. 16 - 20135 Milano 

Tel. 02 5831 0655  mob. 3925970778

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Gli ascolti di marzo 2022. Articolo di Roberto Bonfanti

Gli ascolti di marzo 2022.
articolo di Roberto Bonfanti

Poco meno di 26 miliardi (sottolineo: miliardi, non milioni) di Euro: è questa la cifra (a cui si sommeranno poi anche le erogazioni aggiuntive non preventivate, come i 174 milioni di cui si è da poco deliberato) che, a dispetto di tutte le bandierine multicolore, il nostro Paese ha stanziato anche nel 2022 per le spese militari per continuare a fare parte di un’alleanza anacronistica guidata da nazioni le cui smanie sono da settant’anni quanto meno la concausa profonda della gran parte dei conflitti, incluso quello che oggi è sulla bocca di tutti e altri comunque ancora in atto. Forse occorrerebbe riflettere su questo dato (e sul fatto che questa cifra aumenta ogni anno, a dispetto dei continui tagli a sanità e istruzione), mentre ci prepariamo alle drammatiche ricadute dell’inevitabile aggravamento di quella crisi energetica già da tempo spinta e agognata da chi tiene le redini di un potere che si regge ormai solo sul vessare le fasce deboli delle popolazioni in favore delle élite. Ma, in attesa di vedere come tutto questo si evolverà, anche in questo marzo dal sapore così anni ’80, torniamo a parlare di musica.

Arriva da un percorso in un talent show, il giovanissimo gIANMARIA, ma nella sua scrittura sembra                                            albergare un’autenticità tutt’altro che televisiva. “Fallirò”, l’album d’esordio del cantautore, è una bella raccolta di storie dolorose raccontate senza morbosità e ferite messe a nudo con grande sensibilità su cui aleggia mai banale senso di sconfitta. Il tutto esposto attraverso un pop d’autore dalle sfumature urban moderno e ben equilibrato. Un esordio molto promettente per un artista che sembra avere saputo sfruttare la popolarità televisiva senza lasciarsene corrompere. Speriamo abbia la forza di continuare così.

Quando c’è bisogno di elettricità, chitarre stridenti e atmosfere claustrofobiche, “Zombie cowboys” dei Gomma è, fra le uscite recenti, una delle risposte più credibili. La terza prova discografica della band campana suona infatti, a partire dal titolo, come un bel pugno dritto in faccia in chiave post-hardcore denso di rabbia e senso di straniamento. Un lavoro catartico da ascoltare ad alto volume lasciandosi travolgere dal fragore delle distorsioni, con quel suono tagliente che riflette bene il caos e la sensazione di isolamento dell’epoca che stiamo vivendo.

Ai primi ascolti “La mia patria attuale” di Massimo Zamboni appare come qualcosa di spiazzante, se non altro perché si tratta di un album con cui il cofondatore dei CCCP si avvicina più che mai a un’idea di canzone d’autore nel senso più classicamente emiliano del termine. Una volta superata la sorpresa iniziale ci si rende conto però che alla base di tutto c’è la sensibilità dello Zamboni che siamo abituati a conoscere da sempre, con le sue inquietudini e il suo bisogno di scavare sempre oltre ciò che ha di fronte. Il risultato è un disco asciutto e spigoloso, che si avvicina molto alla canzone d’autore ma che sa anche mischiare le carte con slanci irrequieti di rock minimale e spoken word riflessivi.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

blog www.rocktargatoitalia.eu

 

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