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La voce di una generazione: intervista a caspio

Dopo due anni di silenzio, caspio - scritto rigorosamente tutto in minuscolo - ritorna con un nuovo singolo, mai. In questo brano parla a se stesso e a una generazione intera: la sua, quella dei trentacinquenni, che, nonostante la crisi e tutte le difficoltà di questi ultimi anni, non si è ancora arresa.

In “mai” caspio si guarda alle spalle e si rivede. Non è mai stato pieno di speranze, ma forse le ha solo nascoste per non deludere se stesso. Gli sarebbe piaciuto essere diverso, prendere altre strade, avere altre opportunità. Inizia a sentire gli anni che passano, a sentirsi “meno tonico, meno ironico”. Ma caspio non si attribuisce tutta la colpa e, per questo, cerca di essere indulgente provando a salvare quel buono che c’è, perché infondo “siamo sorpresi sì, ma inattaccabili".

In occasione del suo ritorno sulle scene, abbiamo deciso di intervistarlo:

Come ti sei avvicinato al mondo della musica e com’è nato il tuo progetto artistico?
Appartengo ad una generazione cresciuta a pane e MTV, con una quantità dei musica e generi a disposizione da perderci la testa. Così a 8 anni, già infarcito di ascolti, ho imbracciato la chitarra di mia madre, poi il la batteria, il basso. Poi, passo dopo passo, ho capito chi sono e qual è la mia direzione. E da quella consapevolezza è nato caspio.

Perché caspio?
Il Caspio è un lago salato, un mare chiuso. Ha caratteristiche ibride: come me. C’è poi di mezzo il viaggio, l’acqua, l’Est, posti lontani. Un po’ di quello che sono. E si scrive tutto minuscolo, con le lettere tutte alte uguali, a soddisfare il mio bisogno di ordine, linearità.

"Mai" è il tuo ultimo singolo: da dove nasce l’iea del brano?
Mai nasce dal tempo. Tempo che ho avuto improvvisamente a disposizione. Questo anno così strano mi ha restituito la possibilità di fermarmi un attimo, di concentrarmi su me stesso, sulla mia situazione, sulle cose che ho finora ottenuto e che vorrei. Mai è una riflessione sulla mia generazione, quasi un omaggio, perché la mia generazione di tempo ne ha sempre avuto troppo poco.

"Mai" è uscita dopo due anni dalla pubblicazione del tuo primo disco, "Giorni Vuoti": le tue prospettive in questi mesi cambiate?

Certo. Non cambiare prospettive, non porsi nuovi obiettivi, sarebbe un errore. Aver fatto pace con me stesso è stato il punto di partenza per discostarsi dall’atmosfera più dark di Giorni Vuoti e lavorare un po’ più di nostalgia e sensazioni, con una sorta di pacifica rassegnazione, con una nuova consapevolezza.

Con "mai" ti fai portavoce della tua generazione, quella dei trentacinquenni: cosa la distingue dalle altre?
La mia generazione ha avuto un’infanzia meravigliosa, serena. Poi si è trovata a lottare con una crisi economica e lavorativa che che ha quasi azzerato prospettive e possibilità. Proprio per questo, però, è una generazione di individui pieni di risorse, che sanno reinventarsi, che sanno sempre e comunque tenersi a galla.

In "mai" parli a te stesso che, alla soglia dei trentacinque anni, inizi a sentire gli anni che scorrono: se potessi parlare al caspio di dieci anni fa, quali consigli gli daresti?
Gli direi di pensare meno al parere degli altri, di non avere paura di scegliere, di sbagliare. Se potessi tornare indietro, gli direi cosa fare in certe situazioni, di avere coraggio. Giusto per togliermi qualche rimpianto.

Dal 10 aprile "mai" ha anche un video: quali messaggi vuoi trasmettere con questo videoclip?
Nel videoclip, prodotto da WAVES Music Agency e diretto dal regista Pietro Bettini, viene ripreso il tema della giovinezza, con la spensieratezza, la curiosità, la capacità di far scorrere il tempo senza fare niente di concreto. L’amicizia assume un ruolo fondamentale: un amico con cui siamo cresciuti, in cui ci siamo ritrovati, che magari poi abbiamo perso ma che resta impresso in ricordi estremi, bellissimi e bruttissimi, funge da specchio per guardarsi dentro e ritrovarsi oggi un po’ più vecchi sì, ma forse anche un po’ più saggi, in grado di capire quanto in realtà il tempo sia importante.

Hai altri singoli in cantiere? Vuoi darci qualche anticipazione?
Sono sempre in fermento. Non voglio e non posso darvi anticipazioni, ma vi esorto a tenere le orecchie tese perché quest’anno non so se riesco a stare zitto e buono per tanto tempo.

BIOGRAFIA

Caspio nasce a Roma, quasi per caso. Immediatamente trapiantato, vive ancora a Trieste, città di confine che si si sviluppa sul, intorno e grazie al mare. Cresce in periferia, in una dimensione meno cittadina, più di quartiere, dove si sente sempre l’incombenza del mare, ma dalla quale solo si intravede, più distante. Suona da sempre, da subito. Batteria, basso, chitarra. Nel 2019 esce Giorni Vuoti, il primo album maturo, sfogo di anni di soffocamento, di inibizione. Rockit ha detto di Caspio che “il suo stile e il suo pensiero rimangono impressi facendo riecheggiare la voce di un artista che ha davvero qualcosa da dire”. In “mai” Caspio fa pace con sé stesso, pur riprendendo alcune intenzioni chiave della sua scrittura: non racconta mai storie, ma esplora concetti che gli sono cari per trasmetterli a chi lo ascolta in modo più chiaro, più esplicito, meno criptico rispetto a una volta. Caspio fa musica elettronica, con influenze anni ’90, in una veste completamente nuova, attuale. È un trentacinquenne che, finalmente, sa quello che fa.

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Quattro chiacchere con Meazza

Dal 19 marzo è disponibile in rotazione radiofonica l'ultimo singolo di MEAZZA, Le parti peggioriDopo STRxxxO Mari Stregaticon cui ha vinto SanNolo 2020, ritorna con un brano dedicato alla parte più oscura dell'amore. 

Le Parti Peggiori parla di relazioni travolgenti, di quei rapporti in cui il dolore è grande tanto quanto il sentimento. Quando dico “abbiamo dato il meglio per fare del peggio” intendo raccontare quelle storie in cui ci mettiamo d’impegno per ferire l’altro in un gioco di potere che finisce per far male anche a noi stessi.

Abbiamo deciso di intervistarlo per conoscere meglio il suo progetto artistico:

Come ti sei avvicinato al mondo della musica?

Scrivo e canto da sempre, fin da quando da bambino aiutavo mio fratello a comporre le sue canzoni. Ho attraversato varie fasi artistiche e il filo conduttore è sempre stato l'aspetto terapeutico. Penso di poter dire che il processo creativo e la terapia psicologica, per me, hanno un fine molto simile.

Come è nato il tuo progetto musicale? Quali sono i tuoi artisti di riferimento?

Dal 2018 esiste Meazza. Ho deciso di dedicarmi completamente alla musica. Ho inviato alcuni miei provini a diversi produttori per capire se ci fosse la possibilità di collaborare. Ioska Versari ai tempi era parecchio gettonato e ha visto qualcosa nel mio lavoro. Così mi ha proposto un contratto e da allora collaboriamo a tutti gli aspetti della mia vita artistica. È stata un'escalation di cose che ha portato ad una forte intesa artistica che si traduce nei lavori che potete ascoltare!

Com'è stato debuttare in un anno così strano come il 2020? Come vivi il rapporto musica in questo periodo?

È stato senza dubbio difficile. Non ho potuto dare spazio alla parte dei live che è importantissima per chi fa il mio mestiere. Inoltre mancano i contatti umani che sono centralissimi nel processo creativo che sta dietro alla stesura di un brano. A ogni modo penso che l'amore per quello che faccio sia la cosa più importante e, per questo, ne uscirò a testa alta.

Con “Mari stregati” hai vinto SanNolo2020, raccontaci questa esperienza.

Il festival si doveva svolgere dal vivo. Nel marzo 2020, in seguito al lock-down, mi ha chiamato l'organizzatore Lorenzo Campagnari dicendomi che il festival si sarebbe svolto online. Di conseguenza avevo bisogno di un video, ma come potevo fare chiuso in casa? Ho preso il telefono e ho girato il video selfie girando per casa mia. Ho presentato il brano e ho avuto un ottimo riscontro e, con immenso piacere, ho vinto il festival.

“Le parti peggiori”, il tuo ultimo singolo, come si è sviluppata l'idea del brano?

Le Parti Peggiori tratta un argomento importante: l'aspetto “black” dell'amore. La manipolazione, l'ego, le insicurezze e tutti quegli elementi che ci portano a condurre relazioni “tossiche”. Il brano è nato, come sempre per i miei brani, di getto. Mi sono trovato a fare i conti con questa tematica solo dopo averla trattata e, di conseguenza, a fare i conti con ciò che stavo vivendo.

“Abbiamo dato il meglio per fare del peggio”: mostrare il peggio di sé può essere qualcosa che, dopo averlo affrontato, può portare a un ulteriore avvicinamento o è sintomo di un distacco inevitabile?

Scrivere questo brano, ed in particolare questa frase, mi ha permesso di uscire da un rapporto tossico e di vivere i miei rapporti successivi con più consapevolezza. Oggi anche grazie a questo, ho un rapporto sano e positivo con la mia compagna. In generale, non credo ci sia una regola, ma penso che sia importante riflettere su cosa è positivo e su cosa no.

Il brano è affiancato a un Love test molto ironico. Tu rientri nella categoria dei partner più sognatori da “durerà per sempre”, o sei più da “domani è un altro giorno”?

Sono dalla parte dei partner del “durerà per sempre”.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Suonare e tornare a fare live, si spera. Inoltre abbiamo nuovi brani prodotti che aspettano solo di uscire. Valuteremo quale sarà la migliore strategia di lancio. Non vedo l'ora che possiate sentirli.

 

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Di: Nadia Mistri

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"Fragile": intervista a Eliseo Chiarelli

Dopo il suo album Un po' d'amore un po' di rivoluzione, il cantautore crotonese Eliseo Chiarelli torna sulla scena con un nuovo singolo. Fragile è un invito al sentirsi liberi di rivelare i punti deboli, le nostre fragilità,  togliendosi quella maschera che ci fa apparire forti e invincibili e che ci fa sentire sempre sotto pressione.

Per quanto possiamo sembrare e sentirci forti, non lo siamo, siamo come elastici, continuamente sotto pressione e rischiamo di spezzarci. Nel momento in cui io, sto per spezzarmi, mi accorgo che non sono l’unico in questa situazione, allora resisto un po' di più. Fragile nasce per non sentirmi solo, per non sentirvi soli.

Abbiamo intervistato l'artista per scoprire qualcosa in più sul suo progetto:

Quando e come ti sei avvicinato al mondo della musica?

Tutto nasce all’età di 6 anni quando i miei genitori mi iscrivono a scuola di musica, da quel giorno la musica mi accompagna quotidianamente, e da hobby è diventata una necessità, lo strumento per superare i momenti difficili ed andare avanti.

Com’è nato il tuo progetto musicale? Quali sono i tuoi artisti di riferimento?

Se il mio amore per la musica si colloca già nell’infanzia, ho scoperto il piacere della scrittura dei miei pensieri più tardi, all’età di 17 anni circa. Se devo essere sincero, è sempre l’amore a far scoprire certe cose, e infatti la mia prima canzone penso proprio sia stata una canzone d’amore. La differenza è che prima scrivevo di amori felici, adesso invece solo di amori tristi, ma questa è un’altra storia.

Per quanto riguarda i miei modelli di riferimento, non mi è mai piaciuto parlare di artisti ispiratori, ho sempre ascoltato i grandi cantautori italiani, da Dalla a De Gregori, passando per Rino Gaetano, però, non mi piace l’idea di avere dei precisi modelli di riferimento, sono più dell’idea che è bello navigare in tutta la musica ed in tutti i generi, senza avere dei chiari modelli di riferimento.

Qual è il processo creativo che ti porta alla stesura di un brano? Da cosa prendi ispirazione?

I temi che affronto più spesso nelle mie canzoni sono due, l’amore in tutte le sue sfaccettature e le questioni sociali, i due temi che poi hanno dato il nome proprio al mio ultimo disco. Seppur possa sembrare che le mie canzoni parlino di esperienze personali, alla fine non sempre è così, molto spesso cerco di immedesimarmi in situazioni non mie per cercare di capire cosa si potrebbe provare ad essere in una determinata situazione, ed allora poi tramuto in musica e parole la risposta a questo mio interrogativo.

Dopo aver fatto uscire il tuo album “Un po’ d’amore un po’ di rivoluzione” e qualche altro singolo ti sei “rinchiuso in letargo in attesa che qualcosa di nuovo nasca”: ti senti cambiato? Hai cambiato le tue prospettive?

Il letargo nel quale – nonostante il singolo – ancora sono, più che cambiare me, sta cambiando il mio modo di vedere il mondo della musica. La musica, scrivere musica per me ormai è una necessità, non credo che riuscirei a vivere senza scrivere, però, mi sto rendendo conto sempre di più che per arrivare a più orecchie e cuori possibili c’è bisogno di fare qualcosa di grande. Quindi, questi singoli pubblicati dal 2018 ad oggi sono “esperimenti” che mi servano per capire bene in che direzione sto andando ed eventualmente correggermi, questo, ovviamente, nell’ottica di qualcosa di bello, di qualcosa di grande.

Il tuo ultimo singolo, in uscita per il 26 marzo, è Fragile: com’è nato questo pezzo?

Questo brano nasce dalla voglia di spronare alla consapevolezza delle fragilità che ognuno di noi ha e dalla possibilità di rendere meno pesanti queste fragilità guardandosi attorno e stringendosi alle altre persone che alla fine sono fragili come noi.

Nel testo ti poni in un modo – sfortunatamente – insolito rispetto alla maggior parte dei cantautori, che raramente fanno trasparire le loro fragilità. Secondo te ci vuole coraggio per rivelare questa parte di sé?

Non credo sia una questione di coraggio, credo sia più una questione di consapevolezza. Essere consapevoli di avere certe debolezze è il primo passo per affrontare quelle stesse debolezze, non ci vuole coraggio, ci vuole senso critico e di osservazione nei confronti della propria persona. Poi, nelle mie canzoni parlo sempre in prima persona, ma lo faccio cercando anche di mettermi nei panni di chi poi, magari, ascolterà la mia canzone, quindi nelle mie canzoni non ci sono solo io, ma ci sono un po' tutti, o almeno le mie intenzioni sono quelle di dare voce a determinate situazioni nelle quali tutti noi potremmo ritrovarci.

Come vedi il tuo futuro? Hai alti pezzi in uscita?

Non ho una visione chiara del mio futuro, ho una visione di come vorrei che fosse, ma questa non ve la svelo. Però, aldilà di tutto, ho una serie di pezzi che attendono solo il momento giusto e gli strumenti giusti per essere incisi su di un disco. Quindi spero presto che possiate ascoltare qualcosa di più che un semplice singolo. Ma tempo al tempo, non ho alcuna fretta.

BIOGRAFIA

Eliseo, crotonese classe 98’ studia musica sin da piccolo, approcciandosi al pianoforte come primo strumento, per poi esplorare il mondo della batteria ed ultimamente della chitarra. Dopo diverse esperienze in varie band, prima come tastierista e poi come batterista, è insieme alla chitarra che da qualche anno scrive quello che gli passa per la testa e per il cuore. Nel 2017 pubblica il suo primo EP da solista dal titolo “EP senza nome” completamente autoprodotto e nel 2018 il suo primo disco dal titolo “Un po' d’amore un po' di rivoluzione”, un album in tutto e per tutto indipendente in cui si alternano nostalgie di amori persi a riflessioni sulla società contemporanea. Dopo aver presentato il disco in giro nei club della città e dintorni e dopo aver pubblicato alcuni singoli, si rinchiude in letargo in attesa che qualcosa di nuovo nasca. Nel frattempo, ride, vive, piange e scrive.

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Di: Nadia Mistri

Blog: Rocktargatoitalia.eu

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Musica come ancora di salvezza: intervista a Giovanni Carnazza

Come poche cose al mondo è l’ultimo singolo pubblicato da Giovanni Carnazza - artista, produttore e manager romano - in collaborazione con LENA A. Il brano unisce due punti di vista che raccontano un amore difficile, sospeso tra incertezze e dubbi.

Fa parte della vita, questo perdersi e ritrovarsi sotto varie forme e sembianze ma troppo spesso tralasciamo di sottolineare la bellezza di ciò che viviamo nel momento stesso in cui lo viviamo. L’arte di vivere il presente, lasciando andare il passato e scordandosi per un attimo del futuro: siamo quello che siamo soltanto nell’attimo in cui lo viviamo; il resto è pura narrazione, che è già distorta nel momento in cui la raccontiamo agli altri.
Abbiamo deciso di intervistarlo per conoscere meglio suo progetto artistico:

Il tuo progetto, inaugurato il giorno del tuo trentesimo compleanno, è nato per riprendere in mano la tua vita: come e quando ti sei avvicinato alla musica? Ha funzionato come valvola di sfogo?

Più che come valvola di sfogo, ha funzionato come ancora di salvezza. In un momento in cui tutto stava andando a picco nella mia vita, la musica ha rappresentato un qualcosa a cui aggrapparmi, tirandomi su dal buco nero nel quale stavo sprofondando. La musica per me rappresenta una vera e propria esigenza espressiva interiore, un modo per fare ordine al caos che a volte sento dentro, uno strumento per capirmi. Poi definisco “arte” tutto ciò che è in grado di scatenare empatia nell’ascoltatore e questa empatia può, a sua volta, determinare vicinanza o rifiuto, a seconda di cosa si sta cercando di comunicare. L’indifferenza è sicuramente la cosa più pericolosa e difficilmente possiamo definire un artista tale. Io principalmente comunico sofferenza, la cosa che più ha segnato e segna la mia vita, e non sempre le persone sono in grado di recepirla. Di fronte al dolore, diceva un pensatore illuminato del ‘900, si possono fare due cose: scappare o restare; restare però significa anche in parte farsi carico del dolore a cui stiamo assistendo e non è una cosa da tutti.

Oltre che artista, produttore e manager sei anche un professore e ricercatore in Economia tra Roma Tre e La Sapienza: come concili questi due mondi così diversi?

Ammetto che non è facile anche perché il mondo della musica, soprattutto parlando del lato manageriale, richiede spesso una reperibilità immediata a qualsiasi ora del giorno (e del fine settimana), il che mi impone una grande disciplina su come ripartire gli impegni e una altrettanto grande flessibilità per quanto riguarda il passare da un mondo all’altro. Tutto questo va poi contestualizzato all’interno di una personalità come la mia molto volitiva, che non riesce a fare le cose tanto per. Il mondo della musica non è assolutamente un hobby, anche perché prendo molto seriamente la responsabilità di cui sei investito quando un artista decide di entrare a far parte della tua realtà. D’altro canto, non riuscirei a mettere da parte tutti gli anni che ho investito nel mondo accademico. Oltretutto, Le Siepi Dischi nascono come una realtà molto genuina e trasparente che non vuole approfittarsi degli artisti ma vuole crescere con loro e, quindi, i margini di profitto sono praticamente nulli e totalmente reinvestiti nella crescita dell’etichetta nel suo insieme. Riassumendo: disciplina e flessibilità, a cui aggiungo anche il sapere quando staccare per prendersi un momento per se stessi. In questo, aver deciso di praticare la meditazione con costanza mi sta aiutando tanto.

Quali sono i tuoi artisti di riferimento?

Ascolto musica “contemporanea” in maniera seriale da quando ero alle medie. Prima ascoltavo quasi esclusivamente musica classica (che infanzia, direte voi…). Il mio primo disco è stato quello di Daniele Groff, Variatio 22, una piccola perla. Le sonorità degli Oasis portate in Italia; in quegli anni, una piccola rivoluzione. Poi sono passato attraverso diverse fasi ma quella che ha cambiato radicalmente il modo di interpretare la musica è stata l’ondata che è seguita al primo disco de I Cani. Le loro sonorità mi hanno stregato e le ho ricercate ovunque sia in Italia che all’estero. Oggi ascolto prevalentemente i CHVRCHES, AURORA, Daughter e Lorde per quanto riguarda il panorama internazionale mentre in Italia la mia stella polare è La Rappresentante di Lista senza alcun dubbio.

Qual è la collaborazione dei tuoi sogni?

Forse mi contraddirò rispetto a quanto detto nella risposta precedente ma la collaborazione dei miei sogni è sicuramente Diodato. Lo seguo da tantissimi anni e sono contento nel vedere che si sta prendendo lo spazio che merita. Difficilmente ho visto fondersi in un unico artista una così grande capacità espressiva e una così bella penna. Sinceramente sono stanco degli interpreti nel mondo della musica. Abbiamo bisogno di cantautori, persone che scrivano avendo vissuto in prima persona quello che stanno cantando. Se non sei capace a scrivere un testo, a comunicare qualcosa, cambia mestiere. Una visione un po’ radicale, forse, ma lo scenario musicale è talmente ingolfato che una maggiore critica aiuterebbe a sfoltire un po’.

Nel tuo ultimo singolo "Come poche cose al mondo" racconti due storie d’amore che, come molte altre, lottano contro il tempo e rimangono sospese nell’incertezza: è possibile vivere nel presente senza lasciarsi sopraffare dal passato e dal futuro?

Penso che l’unico modo di vivere pienamente la vita sia proprio restare nel momento presente, senza lasciarsi trascinare indietro dai rimpianti o rimorsi del passato e senza farsi schiacciare dall’ansia del futuro. Siamo una generazione purtroppo che è costretta a vivere con poche certezze rispetto al proprio percorso professionale. In qualsiasi settore c’è questa tremenda incertezza. Al contempo, però, penso che possa rappresentare un’opportunità, “costringendoci” a consapevolizzarci di chi siamo, di cosa vogliamo e di come intendiamo raggiungere i nostri obiettivi. Per anni sono stato soffocato dal passato, da tutte quelle cose che mi hanno segnato in maniera indelebile: sarebbe bastato dire “no” a un solo crocevia cruciale della mia vita e questa sarebbe stata completamente diversa. Poi col tempo ho capito che non aveva senso morire dietro quello che sarebbe potuto succedere e ho iniziato a cercare di trarre qualcosa di buono dal presente. Non importa il traguardo, dico sempre, conta il percorso. Ogni giorno voglio andare a letto sapendo di aver lottato per un domani migliore per me e per gli altri.

Com’è nata la tua collaborazione con Lena A.? Com’è stato scrivere un pezzo a quattro mani?

Con Lena A. ci siamo conosciuti nel dicembre del 2019. Io lavoro principalmente come produttore nei panni di musicista e le ho proposto di seguirla come direttore artistico. Abbiamo lavorato su un suo primo brano ed è stato amore a prima vista in termini di affinità umana e musicale. Da lì abbiamo cominciato a lavorare al suo album e sono venute fuori due canzoni scritte insieme. “Tra le dita” dove io accompagno la sua voce e “Come poche cose al mondo” uscita appunto a mio nome. Le canzoni più belle sono quelle scritte da poche persone, una preferibilmente, ma nel caso di me e Lena A. a volte ho come la sensazione che parliamo e pensiamo all’unisono. È stato bello scrivere questi due pezzi insieme ma è molto raro trovare artisti con cui poter iniziare questo tipo di collaborazione.

In autunno uscirà il tuo primo album: vuoi darci qualche anticipazione?

Fino a questo momento ho fatto uscire singoli proprio perché ogni canzone nasceva estemporaneamente da una diversa esigenza espressiva. Arriva però un momento in cui vuoi fare un bilancio e far uscire un album mi sembra il giusto passo in questo momento. L’album sarà diviso in due parti: una metà di pezzi inediti e l’altra metà di pezzi già usciti ma completamente rivisti nel loro arrangiamento e con featuring di artisti che hanno accompagnato il mio percorso nel mondo della musica fino a questo punto. Tutte collaborazioni al femminile perché mi piace molto l’intreccio tra voce maschile e voce femminile.

BIOGRAFIA

Giovanni Carnazza nasce il giorno del suo trentesimo compleanno, il 17 dicembre 2018, quando decide di pubblicare il suo primo singolo da solista. Dopo anni in cui l’unica cosa che gli era rimasta era il suo dolore fisico, eredità di un duplice intervento chirurgico sbagliato al volto a cui tuttora non si riesce a porre rimedio, decide di prendere in mano la sua vita, amandola e rispettandola in tutte le sue forme. La sua forma, di vita, gli sembra sbagliata, come se fosse stato punito per qualcosa che ancora non ha capito di aver commesso, ma abbraccia l’idea del vivere ‘momento per momento’ come unica àncora di salvezza. Giovanni è tante cose. È ricercatore e professore in Economia tra Roma Tre e La Sapienza di giorno ma la sera e il fine settimana sono interamente dedicati alla musica. Non riesce davvero del tutto a immedesimarsi nella veste di cantautore, preferendo quella di produttore e manager dell’ennesima etichetta indipendente, Le Siepi Dischi.
 
Dopo aver fatto uscire vari singoli, ha deciso di far uscire il suo primo album in autunno che conterrà nuovi inediti e riarrangiamenti di canzoni già uscite con collaborazioni di molti artisti che hanno segnato il suo percorso musicale fino a questo momento.
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