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Quattro chiacchere con naima

Naima è il nome del progetto musicale di Lorenzo Rocca e Nader Ismail, nonché il titolo del loro primo EP. Disponibile su tutte le piattaforme digitali dal 31 marzo, il disco presenta tutte le diverse anime del duo: jazz, indie, elettronica, dance, pop e tanto altro.

Abbiamo deciso di intervistarli per conoscere meglio la loro visione:

Come vi siete avvicinati al mondo della musica?

Veniamo entrambi, come tutti, da una miriade di gruppetti delle superiori, compagni di classe o amici di amici con cui muovere i primi passi nell’ambito della musica suonata, più o meno ingenuamente.

Come vi siete conosciuti? E come è nato il vostro progetto?

Io e Nader ci siamo conosciuti al corso di letteratura francese in università, sotto il segno di Mallarmé, ed è stato amore a prima vista. Abbiamo fondato un primo gruppo dove cantavamo canzoni in inglese, i Name your daughter. Le canzoni erano belle e noi eravamo bravi, il tempo di registrare il primo EP e ci siamo sciolti ancora prima di pubblicarlo.

Perché NAIMA?

Naima è un nome che nasce quasi per caso, davanti all’omonima catena di profumi. Mi piaceva lo spazio che esisteva tra Naima il negozio di profumi e Naima la bellissima ballata di John Coltrane, un po’ un congiungimento tra il superficiale e il sacro, la leggerezza e la profondità. Quando l’ho detto a Nader mi ha risposto che Naima era anche il nome di sua nonna. Un segno più chiaro di così…

Come nasce un vostro brano? A cosa vi ispirate?

La maggior parte dei pezzi nascono al piano o alla chitarra nella solitudine della mia camera a Lodi. Parto sempre da riflessioni, pensieri o pezzi di frase che mi segno sul telefono mentre sono in macchina, a lavoro, al ristorante… sperando che l’ispirazione tornerà per poterci lavorare in seguito. Scrivo molto, poesie, racconti, riflessioni… poi tutto quello che riesco a macinare e rielaborare finisce in canzoni, che poi sottopongo al severo giudizio di Nader, che le screma e ne valuta il valore. L’EP è stato creato partendo da demo autoprodotte che sono state fornite a Patrizio, batterista. Con lui abbiamo registrato da capo basso, chitarra, piano e batteria a La Sauna, un bellissimo studio a Varano Borghi (VA).

Il vostro EP è composto da tante anime diverse: quali sono le influenze principali?

Le influenze sono tante e varie, non solo perché io personalmente ascolto di tutto con piacere, ma perché quello che non ascolto io lo ascolta Nader, complementarmente. Per questo nelle nostre canzoni si trova il cantautorato di Battiato e De André, gli arrangiamenti elettronici da The 1975 e Bon Iver, il funk di Prince e Vulfpeck, etc.

Quali sono i vostri progetti futuri?

Abbiamo un migliaio di canzoni finite che teniamo in serbo, e tante idee un po’ confuse sul destino che dovrebbero avere. Abbiamo cominciato in quest’ultimo anno a collaborare con Metello, un bravissimo batterista nonché grande artista di musica elettronica sotto il moniker di Metcalfa (ascoltate il suo EP che è davvero emozionante, per altro so che ha anche ulteriore musica in arrivo). Il suo arrivo ha spostato l’equilibrio del gruppo verso una dinamica più suonata, più “da saletta”, e così alcune canzoni nuove sono nate direttamente sul posto, da piccole idee jammate fino a completarne la scrittura. Qualsiasi cosa decideremo di pubblicare prossimamente sarà quello che ci convince e ci rappresenta di più, voi tenete aperte le orecchie perché abbiamo nello zaino alcune delle nostre canzoni più belle.

I naima pubblicano il primo album - Corriere Nazionale

Biografia

Lorenzo Rocca è nato a Milano il 3 marzo 1995 e Nader Ismail è nato a Angera (VA) il 13 ottobre 1994. Insieme sono naima. Il progetto del duo nasce in Francia durante un viaggio (mal)organizzato all'ultimo, quando Nader e Lorenzo partono per Lione con un paio di zaini, una chitarra, un ukulele e qualche motivetto. Così, se muore ogni ambizione di diventare consulenti di viaggio, nasce invece l'idea di dare spazio a quei piccoli quadretti musicali che punteggiano le strade lionesi in un progetto artistico coerente. Il nome naima. vuole celebrare le varie anime della musica del gruppo, racchiudendo in sé riferimenti al jazz, alla cosmetica, e alla nonna di uno dei componenti.

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Blog: Rocktargatoitalia

Di: Nadia Mistri

 

Quattro chiacchere con i Maldimarte

Respirerò è uno dei singoli estratti dall'ultimo EP dei MaldimarteVicini di caos. Il duo sviluppa una riflessione incentrata sul qui e ora. Affrontano la difficile realtà che tutti noi stiamo vivendo in questo momento, in cui tutte le nostre priorità sono state stravolte e i nostri piccoli e grandi progetti sono stati messi in attesa. Abbiamo deciso di intervistarli per conoscere da vicino il loro progetto artistico:

Chi sono i Maldimarte? Com’è nato il vostro progetto artistico?

Vincenzo Genuardi (voce e chitarra, testi) e Domenico Mistretta (chitarra elettrica). Reduci da oltre dieci anni di collaborazione nei Vinylika, ad un certo punto del nostro cammino, valutando il materiale prodotto in home studio, abbiamo deciso di ripartire con un progetto partendo dal nome scelto come un contenitore ideologico, che potesse contenere gli argomenti di cui adesso avvertiamo più urgenza.

Quali sono i vostri riferimenti musicali?

Sin dal lontano 2006 abbiamo sempre cercato di fondere i nostri background, uno filo grunge ispirato da Eddie Vedder (Pearl Jam) Laney Stanley (Alice in Chains) e cantautorato italiano (Battisti, Dalla), cresciuto a chitarre e powercord, l’altro con una formazione chitarristica Zeppeliniana, che nel tempo si è evoluta passando da Frusciante (RHCP) e Greenwood (Radiohead) per incontrarsi in Band come Strokes, Queen of the Stone age, Motorpsyco e altri.  A completare il tutto, la passione comune per Lennon e McCartney (Beatles). Da sempre abbiamo cercato di scambiarci i bagagli e rendere così l’esperienza compositiva sempre molto fluida e intuitiva.

Suonate insieme da più di dieci anni: qual è il segreto per mantenere così a lungo una collaborazione artistica e rimanere sempre sulla stessa lunghezza d’onda?

Crediamo si tratti principalmente di amicizia, rispetto e feeling, sia sotto il punto di vista musicale che caratteriale. Negli anni c’è sempre stato del turnover all’interno delle nostre formazioni, ma noi siamo sempre rimasti uniti.

In Respirerò esprimete una riflessione incentrata sul qui e ora: oggi, in cui tutto è proiettato verso il futuro, è possibile vivere il momento?

Risulta quasi naturale in questo periodo fermarsi a riflettere su cosa è stato e cosa ci aspetta e ad abbandonarsi al momento. Storicamente, dopo eventi nefasti, c’è sempre una grossa ripresa culturale ed economica, si risvegliano le coscienze e questo porta quasi sempre a delle importanti rivoluzioni socio-culturali.

Raccontate anche come le nostre priorità sono cambiate, da un momento all’altro: come sono mutate le vostre prospettive da un anno a questa parte?

Questo periodo di “calma” ha rafforzato un’idea che avevamo già da tempo: rallentare le nostre vite frenetiche, talvolta schiave del lavoro e degli impegni, che ci hanno fatto mettere forzatamente da parte aspetti importanti come il tempo libero, aspetti sociali e musicali, riscoprendo così la voglia innata di comunicare attraverso la scrittura ma anche l’importanza della musica dal vivo e dell’aggregazione sociale.

“Respirerò” sia nelle sonorità che nel testo trasmette un messaggio positivo: siete riusciti a mantenervi motivati e speranzosi in questo ultimo anno?

È stato un periodo abbastanza altalenante, cadenzato da giornate molto produttive e da giornate particolarmente avvilenti. Ma questo rappresenta da sempre il nostro stile per cui, nonostante a volte si attinga ad argomenti non sempre spensierati, quasi sempre i brani lasciano una grande forza reattiva e risolutiva.

Quali sono i messaggi trasmessi dal videoclip del vostro ultimo singolo?

Il video cerca la simbiosi con le parole del testo, si apre una finestra sul mondo che percepiamo, mostra le meraviglie della natura e contemporaneamente il suo degrado, città affollate e grandi spazi aperti incontaminati, chiaro invito a valutare bene il comportamento di ognuno di noi perché prezioso per l’inversione di tendenza verso i temi ambientali e sociali. Sono bastati pochi mesi di lock-down per ridare al pianeta un po’ di tregua e sono subito saltati agli occhi i risultati, questo dovrebbe spingerci sempre più a meditare sul futuro del pianeta e a pensare di più a chi ci succederà.

Quali sono i vostri progetti futuri?

Al momento non è facile programmare nulla, speriamo in qualche occasione promozionale in vista dell’estate. Un vero tour, almeno per adesso, ci sembra difficile da organizzare ma ci accontenteremo di quelle poche occasioni live che si presenteranno, continuando a sfruttare questo periodo per la produzione in studio.

Il nostro obbiettivo principale è quello di trovare una connessione con una nuova scena underground, fatta di collaborazioni e contaminazioni, scenario che al momento possiamo solo immaginare.

 

Biografia

Dalle costole dei Vinylika, prende il via la seconda vita artistica di Vincenzo Genuardi e Domenico Mistretta, rei di una collaborazione ultradecennale. In una decade di rock’n roll e chitarre distorte, l’armonia sempre in primo piano aveva dato vita ad un trascinante power pop, con testi in italiano e melodie ammiccanti atte a conquistare al primo ascolto. Un approccio compositivo che ora, con una rinnovata ispirazione e la maturità acquisita sul campo tra palchi e home studio, sterza verso una nuova veste più moderno/cantautorale. L'urgenza espressiva in chiave rock si è trasformata in pacata osservazione degli eventi che accadono intorno, in una narrazione che prende spunto più dalla realtà esterna che dall'introspezione. In “Maldimarte” le chitarre fanno un passo indietro rispetto ai synth e i brani diventano un osservatorio passivo su un futuro cronico e individualista. Rallentare diventa la nuova urgenza, per riprendere il contatto con gli elementi fondamentali della vita e la percezione di un mondo che non è e non sarà più lo stesso.
Il nuovo brano dei Maldimarte dal titolo “Respirerò” è disponibile in digitale dal 22 febbraio e in radio dal 26 marzo 2021. L’EP “Vicini di Caos”, anticipato dal singolo, è disponibile su tutti i digital stores dal 26 marzo.

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Quattro chiacchere con Løve

Il 5 febbraio è uscita Sottozero, l'ultimo singolo del cantautore romano Løve. ll brano, che alterna sonorità melodiche al rap, attraverso la metafora della temperatura fa un racconto intimo e introspettivo di un sentimento ormai passato, ma di cui ancora non si vuole lasciare andare il ricordo. 

“Sottozero” è una metafora continua, è il simbolo dell’ambivalenza dei sentimenti e della temperatura delle emozioni che sanno essere molto più fredde o calde rispetto al freddo o al caldo che avvertiamo intorno.

Abbiamo deciso di intervistare l'artista per scoprire di più sul suo progetto artistico:

Come ti sei avvicinato al mondo della musica?

Mi sono avvicinato alla musica all’età di 8 anni circa, quando fortunatamente i miei genitori mi spinsero ad iniziare lezioni di pianoforte, da quel momento la musica è pian piano entrata e diventata sempre di più protagonista della mia vita. È stato quasi un processo inconsapevole.

Com’è nato il tuo progetto artistico?

Il mio progetto artistico è nato nel momento in cui ho consapevolizzato ciò che ero in grado di fare attraverso le mie capacità in ambito musicale, partendo dal fatto che ormai era già un po' di tempo che prendevo lezioni di canto, che scrivevo e componevo i miei pezzi e che, soprattutto, volevo diffondere il mio modo di fare musica, il mio pensiero e dare voce alla mia visione delle cose. Circa 4 anni fa iniziai a lavorare in studio di registrazione per la pubblicazione dei miei primi pezzi e da lì è partito “ufficiosamente” il mio progetto artistico pubblico (ci tengo a specificare “pubblico” perché ovviamente in realtà privatamente, per conto mio, erano già molti anni che si coltivava il mio progetto artistico, banalmente potrei dire che, anche se non ne ero ancora consapevole, il mio progetto artistico sia iniziato con le mie prime lezioni di pianoforte)

Perché Love?

Ci tengo a precisare la presenza della lettera ø nella parola Løve, perché è proprio una traduzione dal danese che vuol dire “Leone”. Poi si può giocare sul doppio significato di questa parola, se si pensa a “Love” in inglese, che ovviamente tutti sappiamo voglia dire Amore, oppure al “Løve” danese. Mi piaceva pensare alla parola “Leone”, in quanto è un animale al quale simbolicamente sono molto legato per questioni personali ed inoltre l’ho sempre visto come simbolo dell’orgoglio, quell’orgoglio che io ho trovato verso me stesso facendo musica e grazie alla musica.

Quali sono i tuoi riferimenti principali?

Spazio tra generi totalmente diversi, inizialmente ho tratto molto spunto dalla musica cantautorale italiana, specialmente quella del passato, per poi cercare di unirla e rinnovarla (sempre rispettandola al massimo) con le mie influenze pop-soul, rap e urban, di musica classica, Dance e EDM o più di recente pop-punk. Sono alla continua ricerca di un sound nuovo e alternativo che possa sorprendere e rivoluzionare le concezioni stereotipate di cantautore o rapper.

Come nascono le tue canzoni? Cosa ti ispira?

Credo che non esista fonte di ispirazione più grande della propria motivazione. Bisogna cercarla l’ispirazione: la scrittura e la composizione, fanno parte, secondo me, di un processo di ricerca complesso e attivo. Non credo molto nell’ispirazione come qualcosa di passivo e quasi “magico”. Bisogna esser bravi a saper trarre poesia e spunti da immagini, situazioni, emozioni, e qui subentra secondo me l’abilità dell’autore o compositore. Per quanto mi riguarda mi piace partire spesso da una melodia, mi capita di iniziare a suonare senza una vera idea definita e da li svariare, capisco subito quando una melodia potrebbe diventare un pezzo, e spesso le parole, o quantomeno le prime parole, mi vengono spontanee.

Oltre a cantare, sei iscritto alla facoltà di psicologia alla Sapienza: come si concilia con il tuo progetto artistico? Ciò che studi rappresenta una fonte d’ispirazione?

Sì, a dire il vero mi sono appena laureato triennale in Psicologia e credo che questa materia permei tutti gli ambiti della vita. Nello specifico, negli ambiti dove è richiesta una performance o esibizione pubblica credo che la Psicologia sia di particolare importanza. Conoscersi e sapersi autoregolare è uno step importantissimo per il successo prestazionale, ed in questo studiare Psicologia sicuramente mi aiuta. Per il resto, provo a conciliare vari ambiti rilevanti della mia vita, senza abbandonarne nessuno, e mettendo tutte le mie energie per trarre il meglio da tutto, le mie giornate sono sempre molto piene (visti anche i miei impegni sportivi) ma credo che tutto questo mi arricchisca come persona e forse giovi anche alla mia “ispirazione” o creatività.

Nel tuo ultimo singolo, "Sottozero", inserisci riferimenti al tuo vissuto personale: com'è mettersi a nudo attraverso la musica?

Ho sempre vissuto la musica in modo intimo, non c’è cosa che ho scritto in una mia canzone che non fosse una parte di me, quindi sono abituato a mettermi a nudo nei miei brani. Sicuramente questo da una parte è un rischio, in quanto essere veri e mettersi a nudo può rivelare aspetti di te che magari non piacciono a tutti, ma dall’altra è sicuramente un orgoglio per me essere sempre sincero e autentico, perché credo che alla lunga le persone lo apprezzino di più e questo porti i suoi vantaggi.

Quali sono le tue aspettative per il futuro? Hai altri singoli pronti?

Sicuramente non vedo l’ora di potermi tornare a esibire su un palco ed a cantare live, spero che dopo questa estate sarà nuovamente possibile. Per quanto riguarda il mio nuovo singolo ci siamo quasi, uscirà qualcosa a breve e non vedo l’ora di annunciarne l’uscita ufficiale.

BIOGRAFIA

Daniele Capone, in arte Løve, nasce e cresce a Roma nel quartiere Eur/Montagnola. Musicalmente si forma suonando il pianoforte, prendendo lezioni private dai suoi 8 ai 16 anni, età nella quale decide di sfruttare le sue competenze per iniziare a scrivere e comporre i suoi primi pezzi. È allora che comincia a studiare canto, all’età di circa 17 anni, continuando fino ad oggi, di fatti tutt’ora studia canto alla scuola popolare di musica di Donna Olimpia a Roma ed alla Accademia Spettacolo Italia. A 19 anni decide di iniziare a concretizzare i suoi primi brani, facendosi arrangiare e produrre le sue composizioni e pubblicandole con l’etichetta indipendente Millenari Records, ad oggi sono già diversi i suoi singoli usciti sulle varie piattaforme digitali. Per pagarsi la musica, Daniele, lavora part time in alcuni locali, tra pizzerie e ristoranti, e allo stesso tempo cerca di portare a termine gli studi per una laurea triennale in psicologia alla Sapienza di Roma. Daniele è diplomato al liceo scientifico, ed ha sempre praticato sport, in particolare tennis, anche a livello agonistico per molti anni. Di tutti i suoi pezzi egli è unico autore, afferma infatti di vivere la musica a 360° e tra la scrittura, la composizione, le giornate passate in studio di registrazione, l’arrangiamento dei suoi pezzi e il diletto nel suonare la chitarra o semplicemente sedersi al piano lasciar andare le mani sopra esso, gli piace mettere del suo in tutte le fasi che portano alla concretizzazione dei suoi brani e progetti musicali.
Il suo nuovo brano dal titolo “Sottozero” è disponibile in digitale dal 5 febbraio e in radio dal 12 febbraio 2021.

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Di: Nadia Mistri

Blog: Rocktargatoitalia.eu

 

Il ritorno dei Cara Calma

Oggi, venerdì 23 aprile, esce Altalene, che sancisce il ritorno ufficiale della band bresciana Cara Calma. Il singolo rappresenta la voce di un’intera generazione, che oggi, come mai prima d’ora, necessita di essere capita, aiutata, salvata. I Cara Calma non vedono l’ora di tornare sul palco: il climax, che esplode a metà del brano, ci riporta alle nottate felici nei locali.

Cogliendo la fine del loro “letargo”, abbiamo deciso di intervistarli:

Chi sono i Cara Calma? Com’è nato il vostro progetto artistico?

Nasciamo ufficialmente come Cara Calma nel 2017, ma tutti noi abbiamo sempre suonato in altre band precedentemente. Fabiano e Cesare suonavano nell’underground post hardcore in una band chiamata My breathing harmony, Riccardo nella scena punk e Gianluca era il frontman degli Upon this dawning, band che si è distinta non solo in Italia, ma che ha calcato palchi anche in suolo statunitense.

Provenite tutti da background musicali differenti: come avete conciliato le vostre quattro storie di vita e di musica?

È vero i background sono diversi ma la passione per il rock no, ed è proprio questo amore per le chitarre che ci ha uniti in un unico progetto e ci ha legati a filo doppio al sound dei Cara Calma.

Quali sono i vostri artisti di riferimento?

Ascoltiamo un sacco di musica, c’è chi è più legato al grunge anni ‘90, chi ha il punk e all’elettronica, ma se dobbiamo scegliere degli artisti che amiamo tutti, solo per citarne alcuni, possiamo dire sicuramente: Mumford and sons, Biffy Clyro, The head and the heart.

Nel 2019, con l’uscita del vostro secondo album, avete calcato più di cinquanta palchi in tutta Italia: qual è il ricordo più bello legato alla vita da tour?

Di ricordi belli legati alla vita da tour ne abbiamo tantissimi e ogni data porta con se un momento importantissimo da ricordare e tenere stretto. Tra tutti forse la presentazione di Souvenir in Latteria Molloy e le aperture ai Ministri al Filagosto e ai FASK allo Strike up festival sono i concerti che più ci hanno emozionato. Ma appunto, come dicevo prima, ogni singolo data ci regala emozioni e ricordi che porteremo sempre nel cuore.

Al contrario oggi, da più di un anno, i concerti sono solo un ricordo: come avete vissuto questo momento a livello artistico e creativo?

Per una live band come noi tutto questo tempo lontano dal palco è stato molto pesante. Viviamo per i concerti e non aver al possibilità di suonare, incontrare le persone e scaricare l’energia sul palco è stato difficile. Fortunatamente, nonostante tutte le difficoltà del caso, siamo riusciti ad investire il tempo nella scrittura del nuovo disco che speriamo di potervi far sentire presto e, soprattutto, di poterlo suonare in giro come piace a noi.

La vostra musica è volta a rinnovare il rock generazionale. Cosa ne pensate della scena attuale italiana?

Pensiamo che la scena sia viva e che la gente abbia voglia di tornare ad ascoltare un po’ di sano rock’n’roll. Non a caso avevamo organizzato come festa di chiusura del tour di Souvenir un evento chiamato “Il rock è morto” al quale avrebbero partecipato un sacco di amici e amiche da tutta Italia per far sentire che, nonostante la moda del momento dica il contrario, c’è ancora chi ha voglia di imbracciare la chitarra e spaccare il palco. Purtroppo, l’evento è stato annullato per colpa del Covid ma siamo fiduciosi che si possa recuperare il prima possibile.

“Vi dico che va tutto bene, anche se cado a pezzi”: Altalene lancia un grido d’aiuto, facendosi portavoce di un’intera generazione. Andando oltre all’attuale crisi causata dalla pandemia, da dove deriva questo disagio?

Tutto ciò che siamo e tutto ciò che combattiamo è il risultato del nostro background di vita da chi è cresciuto in piccole cittadine di provincia, spesso caratterizzate, come nel più classico dei cliché dall’assoluta mentalità chiusa. Vi diremmo che a contribuire è stata solo la somma di tutte queste nostre esperienze, ma probabilmente è un disagio che ci portiamo dentro da quando siamo nati.

La musica può effettivamente rappresentare una via d’uscita, un’ancora di salvezza per questa generazione in crisi?

Per noi lo è stato ed è tutt’ora la cosa che ci salva e che ci tiene in vita. La musica per come la intendiamo è molto più di quattro note in fila; sono i palchi, le nottate post concerto, i viaggi in furgone, gli abbracci e la sensazione di sentirsi costantemente a casa anche se a mille chilometri dal nostro letto.

Quali sono le vostre aspettative e i vostri progetti per il futuro?

Le nostre aspettative sono sempre le stesse, da un anno a questa parte, ovvero che si possa tornare a calcare i palchi di tutt’Italia, rinomati o umili che siano, come non abbiamo mai smesso di fare per gran parte della nostra vita, quello è il nostro habitat, quella è la nostra casa. Nel nostro futuro c’è in progetto di far conoscere a più gente possibile i nostri ultimi lavori, perché li riteniamo essere i più maturi di tutto il nostro percorso e al tempo stesso i più intimi, di conseguenza decisamente i più importanti.

BIOGRAFIA

Insieme dai primi giorni del 2017, i Cara Calma sono Riccardo, Gianluca (ex UponThisDawning), Cesare (ex My Breathing Harmony), Fabiano (ex My Breathing Harmony e Koen). Quattro esistenze musicali diverse e distanti: mentre Gianluca calcava importanti palchi statunitensi grazie al contratto discografico con la label californiana Fearless Records, Cesare e Fabiano erano protagonisti di un interessante progetto post-hardcore spacca muri.

Un gruppo nato da quattro storie di vita e di musica, diventate una cosa sola per non abbassare mai il volume.

L’incrocio delle loro strade porta in poco più di un anno al disco d’esordio, co-prodotto da Karim Qqru (The Zen Circus): Sulle Punte Per Sembrare Grandi, uscito per Cloudhead Records / Phonarchia Dischi.

L’8 marzo 2019 è uscito Souvenir, secondo disco della band, portato sui palchi di tutta Italia con oltre 50 date, incluse partecipazioni a importanti festival estivi (Home Festival e Albori Music Festival solo per citarne alcuni) e aperture a Fast Animals and Slow Kids, Ministri, Omar Pedrini, I Hate My Village e Punkreas.

Il 29 maggio 2020 è uscito in distribuzione Artist First il nuovo singolo Giovani Ancora.

Nel 2021 inizia un nuovo capitolo musicale della band, con la pubblicazione del singolo Altalene.

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Di: Nadia Mistri

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