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E’ disponibile la nuova compilation ROCK TARGATO ITALIA 1997 -1999

E' disponibile la nuova compilation

ROCK TARGATO ITALIA 1997 -1999

A cura di Roberto Bonfanti (scrittore, musicista)

Pubblicata dall’Etichetta Terzo Millennio Records

Ascolta su SPOTIFY: https://spoti.fi/3gqh7dg

Anno 1997. “Tabula Rasa Elettrificata” dei C.S.I. esordisce sul mercato conquistando un inaspettato primo posto nelle classifiche di vendita ma nel giro di tre anni la band imploderà, schiacciata forse anche dalle tossine di un tour trionfale. Può essere questo il simbolo delle enormi contraddizioni degli ultimi tre anni del millennio scorso, se si parla di rock italiano.

Sono anni convulsi, quelli fra il 1997 e il 1999, e il fatto che proprio nel 1997 Mina, la voce per antonomasia della musica italiana, decida di reinterpretare “Dentro Marylin” degli Afterhours (cambiando solo il titolo in “Tre volte dentro me”) suona in quei giorni come la consacrazione di un intero movimento. Sono gli anni in cui i Bluvertigo conquistano MTV, i Subsonica fanno ballare l’Italia intera con una performance travolgente al Festival di Sanremo, i Negrita stringono un bizzarro sodalizio con Aldo, Giovanni e Giacomo e diventano così la colonna sonora di uno dei maggiori successi cinematografici del decennio, “Acida” dei Prozac+ si trasforma in un vero e proprio tormentone radiofonico,  Carmen Consoli inizia a collezionare successi e persino i 99 Posse conquistano spazi importantissimi con il loro rap impegnato, così come gli Almamegretta con le loro contaminazioni fra elettronica e atmosfere mediterranee o i Casino Royale.

Sono anni in cui il combat folk di band come i Modena City Ramblers o la Bandabardò riempie le piazze. Anni in cui è facile vedere sia su VideoMusic (che nel frattempo diventa TMC2) che su MTV intere trasmissioni dedicate alla musica italiana capaci di dare spazio anche ad artisti come gli Estra di Giulio Casale, gli Elettrojoyce di Filippo Gatti, gli Ottavo Padiglione di Bobo Rondelli, i Pitch o tanti altri, oltre ai nomi già citati ormai lanciati ben oltre i confini dell’underground.

Sono anni in cui il concertone del Primo Maggio in Piazza San Giovanni a Roma si trasforma ogni volta in una vera e propria vetrina in diretta sulla TV nazionale per antonomasia per il meglio della scena. Anni in cui esordiscono artisti importanti come Cristina Donà, Marco Parente, gli Scisma di Paolo Benvegnù, i Virginiana Miller, Cesare Basile, i Soon, i Quintorigo, i Linea 77, i C.O.D. e i La Sintesi di Lele Battista, tanto per fare solo i nomi più in vista.

Sono anni in cui c’è fame di musica, di contaminazioni, di suoni diversi e di contenuti importanti. Ma sono anche gli anni in cui, proprio in virtù dell’enorme visibilità ottenuta dall’intero movimento in ogni sua forma, le etichette iniziano a pretendere sempre di più dai propri artisti scatenando la richiesta ossessiva che diventa l’incubo di ogni band: “serve un singolo”. Un aumento di pressioni che porta, per esempio, i Massimo Volume a venire duramente attaccati dai loro stessi fan dopo un album come “Club Priveé” o i Marlene Kuntz a sviluppare un particolare rapporto di amore e odio con la parte più integralista del proprio pubblico.

Sono gli anni in cui Stefano Ronzani (1996) lascia questo mondo ricevendo una serie lunghissima di meritatissimi tributi dall’intera scena musicale (ricordiamo, fra gli altri, “Il giorno di dolore che uno ha” di Ligabue o “Vola piano” dei Timoria, entrambe a lui dedicate). Gli anni in cui Edda, sopraffatto dai suoi demoni, abbandona i Ritmo Tribale e sparisce completamente dalla circolazione. Gli anni in cui Francesco Renga dice addio ai Timoria e Piero Pelù lascia i Litfiba diventati ormai un vero e proprio fenomeno di costume.

Sono anni bellissimi, intensi e contraddittori. Anni in cui escono dischi enormi e in cui l’utopia di cambiare completamente le regole della musica italiana (e forse non solo della musica) sembra essere più che mai vicina a realizzarsi. Anni in cui quell’utopia tocca il proprio apice e al tempo stesso si brucia nel volgere di poche stagioni, fra le dinamiche di mercato introdotte forzosamente dai troppi che hanno provato a mangiarci sopra e l’eccessiva purezza d’animo o idealismo di molti dei protagonisti e di larga parte del pubblico, tanto che l’esordio dei Verdena nel 1999 suona quasi come il canto del cigno di quel sogno o quanto meno di quel modo di approcciarsi al sogno. Ma questo, ovviamente, l’abbiamo capito solo anni dopo.

 

1997-1999

C.S.I. – Unità di produzione (1997)

Afterhours – Male di miele (1997)

Bluvertigo – Fuori dal tempo (1997)

Scisma – Rosemary plexyglas (1997)

Soon – Gloria suona (1997)

Cristina Donà – Stelle buone (1997)

Casino Royale - Crx (1997)

Modena City Ramblers – Il ballo di aureliano (1997)

Virginiana Miller – Tutti al mare (1997)

Timoria – Vola piano (1998)

Bandabardò – Beppeanna (1998)

99 Posse – Quello che (1998)

Prozac+ –  Acida (1998)

Almamegretta – Black Athena (1998)

Estra – Signor Jones (1999)

Marco Parente – Karma Parente (1999)

Subsonica – Colpo di pistola (1999)

Marlene Kuntz – L’odio migliore (1999)

Negrita – Mama maè (1999)

Verdena – Valvonauta (1999)

 

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4 album (+1) per aprile 2020: Non Voglio Che Clara, Benvegnù, En Roco, Pay e, The Howling Orchestra.

4 album (+1) per aprile 2020:

Non Voglio Che ClaraBenvegnù, En Roco, Pay, The Howling Orchestra.
articolo di Roberto Bonfanti

Servono certezze, in questi giorni confusi in cui tutto è caotico e il futuro sembra un enorme punto interrogativo. Per fortuna, se la vita e la politica le certezze sembrano volercele togliere sempre di più, la musica continua a concedercene qualcuna. Dunque, tanto vale godersi almeno queste.

I Non Voglio Che Clara ci hanno abituati da parecchio tempo a sfornare dischi bellissimi alternati a lunghi periodi di silenzio. “Superspleen vol.1”, il nuovo disco che arriva a sei anni di distanza dal suo predecessore, non fa eccezione e conferma in pieno l’eleganza che è da sempre il marchio di fabbrica della band: canzoni piene di fascino, accarezzate da un caldo retrogusto anni ’60 e giocate attorno a un pop d’autore dalle atmosfere malinconiche e dall’intrigante verve narrativa che rende ogni brano una sorta di mini romanzo.

Su Paolo Benvegnù c’è ben poco da dire. L’ex leader degli Scisma è un autentico monumento della musica alternativa italiana: una sorta di essere di luce che dispensa classe e purezza in ogni cosa che fa. Il nuovo album intitolato “Dell’odio dell’innocenza” è l’ennesimo tassello prezioso di una discografia importante e ci presenta un Benvegnù in grande forma che ci regala undici tracce intrise di quel rock d’autore poetico, ombroso ed evocativo che è da sempre il marchio di fabbrica dell’artista lombardo.

Anche i genovesi En Roco sono ormai una certezza e da vent’anni portano avanti con grande coerenza il loro percorso. “Per riconoscersi” è il nuovo passo del cammino della band ed è probabilmente la loro prova più diretta e sfaccettata: undici canzoni in cui i musicisti liguri non rinnegano assolutamente le loro radici sempre ben piantate nella tradizione cantautoriale tanto cara alla loro città natale ma, al tempo stesso, provano a sporcare maggiormente il loro sound concedendosi l’acidità di nuove venature che spaziano fra il rock e un pizzico di funk.

I Pay si possono considerare a pieno titolo un pezzo di storia del punk italiano più fresco e irriverente eppure, dopo quasi venticinque anni di onorata carriera, sembrano avere ancora l’entusiasmo degli esordienti. “Va proprio tutto bene”, il nuovo album della band varesina, è un bel condensato di canzoni immediate, divertenti, ironiche ma intelligenti al tempo stesso. Punk nel senso più essenziale, puro e apparentemente leggero del termine.

Nonostante su queste pagine abbia sempre preferito citare prevalentemente band che cantano in italiano, parlando di certezze mi sembra giusto dedicare un po’ di attenzione all’esordio di The Howling Orchestra, nuovo progetto musicale in cui confluisce l’esperienza di musicisti già membri dei Gea, degli Spread e dei Lana. “Spirituals” è un album ruvido e profondamente americano in cui suoni acustici e sonorità elettriche si impastano con grande sicurezza all’interno di un interessante viaggio fra rock, folk e venature blues.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

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