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recensioni giugno 2021 di Roberto Bonfanti

Gli ascolti di giugno 2021.
articolo di Roberto Bonfanti

Cerco di saltare i preamboli, questa volta. Si avvicina una nuova estate, il maestro Battiato ci ha lasciato e il mondo continua a galleggiare su promesse palesemente false a cui tutti ormai fingono rassegnati di credere, per cui non c’è molto da dire. Limitiamoci a parlare di qualche bel disco da ascoltare prima che tornino le zanzare.

“Reset” dei Bachi Da Pietra ci dimostra che non sempre semplificare il discorso significa fargli perdere di qualità o di mordente. L’ex duo guidato da Giovanni Succi e Bruno Dorella, diventato un trio con l’aggiunta di Marcello Batelli, sforna un disco decisamente compatto, caustico e soprattutto tremendamente attuale costruito su un rock cupo e moderno che non rinuncia però a quella vena di quel blues primordiale che è da sempre nell’anima della band. Un album diretto, amaro, provocatorio e dolente che sa come colpire e lo fa senza remore.

C’era molta curiosità su cosa avrebbe potuto fare Vasco Brondi dopo avere chiuso in soffitta il marchio Le Luci Delle Centrale Elettrica. La prima risposta arriva con “Paesaggi dopo la battaglia”: un bel disco in cui l’artista ferrarese non rinnega assolutamente le sue origini ma cerca di valorizzare più che mai la sua vena da cantastorie sensibile cresciuto nella nebbia e negli anni ‘90. Un disco intimo, dilatato e colmo di malinconia in cui lo sguardo del cantautore gioca sui dettagli e le sfumature per ricamare quadretti umani dal sapore tanto trasognato quanto agrodolce.

Se c’è una cosa che non manca a Motta è la spontaneità. Sbarcato ormai da tempo in una dimensione che travalica i confini della musica indipendente, con “Semplice” il cantautore toscano prosegue il proprio percorso fatto di canzoni pop incentrate sulla sua voce aspra con cui continua a raccontare le sue insicurezze, i suoi affetti e il suo sguardo obliquo sul mondo. Un disco venato da un senso di inaspettata serenità ma anche da un fondo di piacevole fragilità.

Chiudiamo con un progetto molto particolare: “Non c’è verso” di Piume, una sorta di collettivo ideato da Giuliano Dottori e Paolo Marrone che hanno chiesto a dieci scrittori di origine diversa fra loro di scrivere dei testi che i due artisti hanno poi musicato, prodotto e cantato. Il risultato è un esperimento interessante, che sul piano musicale naviga sapientemente nelle acque dell’indie-pop d’autore più contemporaneo e delicato ma che al tempo stesso prova ad accostare fra loro storie, sensibilità, mondi e contenuti diversi.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

Blog www.rocktargatoitalia.eu

 

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014 - Una etichetta discografica

014 - Una etichetta discografica

di Antonio Chimienti

Viene un giorno in cui ti domandi sé è più importante la tua musica, quella che fai o la musica a prescindere. Viene un giorno in cui tu cominci a contare meno, l’immagine di te sì fa ombreggiata sbalzata indietro rispetto alla realtà che hai davanti ai tuoi occhi. Le persone intorno a te cominciano a diventare amiche nella tua mente, smettono di essere avversarie, ti senti più quieto più sorridente. Quel giorno capisci che la musica esiste da sempre e per sempre e che tu la hai tenuta stretta nelle tue mani pensando di possederla ed invece Lei sì era fatta addomesticare per darti conforto ed essere una via perché tu imparassi a conoscerti. Nel cercare di perfezionarla hai imparato molte cose e scoperto tutti i tuoi difetti. La musica in questo ambito è stato lo strumento che hai scelto per fare inconsapevolmente della meditazione lungo tutto il percorso della tua vita. Tuttavia hai trascorso una vita nella musica. Da quando eri piccolino hai creduto che la musica fosse una lepre da afferrare un successo in cui incorniciare il tuo nome e magari ti è anche capitato, ma Lei , la musica aveva un altro piano nella tua esistenza: insegnarti la disciplina, l’umiltà e l’accettazione dei tuoi limiti.

Bene questa è la sublimità della musica!

Poi c’è la prostituzione della musica, tutto quello che viene ottenuto attraverso l’illusione delle emozioni che la musica a prescindere concede. E la cosa va di pari passo con la mediocre sensibilità di chi la consuma…. la musica. Sì arriva a pagare di tasca propria la realizzazione della propria gloria, sì produce e sì autocomprano i propri dischi o le proprie visualizzazioni o like o qualsiasi altra simulazione di successo. Ma in questa opzione la musica non c’entra nulla. Solo la parola del vocabolario è la stessa, ma non il suo principio.

E allora cosa può accadere in un epoca in cui a giudicare un’opera d’arte sono commercianti di copie d’autore e a fare da direttori artistici o presidenti della SIAE ritroviamo personaggi politici?

Accade che coloro che avevano la testa china su una carta da musica o sulla tastiera di un pianoforte o la mente surfeggiante su una arborea nube di magia sì ritrovano scollegati di colpo dalla loro dimensione provocati dall’urlo di aiuto invocato dalla musica e decidono di mettere ordine nel caos. Coloro che sé la sentono fondano una etichetta discografica.

Una etichetta discografica nata in questa modalità porta in grembo tutte le più alte potenzialità che una creazione possiede. Oggi come nel dopo guerra una etichetta discografica nasce su delle ceneri. Non ha velleità. E spoglia e sì erige sulla singolarità dei suoi fondatori. E’ il riflesso diretto di coloro che la animano e coloro che ne fanno parte non possono che esserne una parte midollare e preistoricamente destinata alla stessa organizzazione. Cioè intendo dire predestinati alla stessa. Non mi riferisco a coloro che sì aggiungeranno, ma a coloro presenti nelle prime ore della sua nascita.

Per ogni domicilio di spiritualità la morte non è la fine di nulla. Anche nella scienza sì afferma che nulla  sì crea e nulla sì distrugge. Ma il passo è diverso a seconda delle stagioni ed esso cambia in tutto, dai colori alle emozioni, dalle sensazioni ai pensieri. Per ogni stagione la vita prevede delle regole, per la primavera ...la rinascita.

Oggi stiamo cominciando una nuova primavera. 

I tempi sono quelli delle generazioni , non sono quelli delle stagioni annuali e pertanto sé volete seguirmi in questo ragionamento dovete usare un metro diverso. Immaginatevi di avere davanti un dinosauro e provare a spiegargli che un giorno  ci sarà il cellualre e avrete capito a cosa mi sto riferendo.

Sono fiero di aver fondato la mia etichetta discografica, oggi, ma non credo  mi appartenga più di tanto. Ho provato a realizzarla tante volte nella mia vita per capire che sé questa volta ci sono riuscito non è per merito tutto mio, sarebbe come dire che non ero riuscito a centrare con la pallina la bolla con il pesce rosso dentro le cento volte prima semplicemente perché non avevo voluto…..

No la ho centrata ora perché ora era giunto il momento, perché lei lo ha voluto.

Vi sto spronando ad intercedere verso voi stessi per ottenere oggi quello che avevate spesso immaginato. Non siate paurosi. Siete stati in fila per molto tempo ed aspettare un segnale forse fino a credere di essere sulla banchina sbagliata, forse quella di un binario morto, ma non è così.

Non era il momento del cambiamento strutturale, ma quello del risveglio. Già una volta vi ho parlato delle malattie e della loro ingerenza su questo mondo….non lo avrete letto o lo avrete letto con distacco, ma quella che sia la motivazione da voi colta….approfittate di questo momento ed intendetelo come un momento di rinascita non diverso da quello vissuto dai nostri antenati a ridosso di qualche guerra.

Non vi sentite abbastanza coraggiosi per aprire una vostra etichetta? Non importa cercatevene una qualsiasi, saliteci a bordo e fate questo viaggio. Ora è tempo di salpare.

Un consiglio: non curatevi troppo di fare dei confronti con quello che già esiste….è vecchio e nato in un’altra epoca, su altre basi ed altre regole. Oggi voi siete quelli di oggi… usate le vostre regole e lasciate che esse divengano vecchie per poi morire… altrimenti come potranno quelli che ci seguiranno a fare anche loro lo stesso gioco?

Un abbraccio a tutti ed uno speciale a Francesco Caprini.

Antonio Chimienti 

per www.rocktargatoitalia.it

 

 

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011 - L’ingombro delle frequenze all’interno di un mix

011 - L’ingombro delle frequenze all’interno di un mix -

di Antonio Chimienti

Rieccoci! Cercavo un nuovo argomento per la mia rubrica, certamente un po’ ambiziosa nel suo intento, che mantenesse però rispettate ancora una volta le aspettative.

Conoscere qualcosa che sia veramente utile per gli altri è rinomatamente una cosa preziosa per chi la vuole imparare, ma passarla , scriverla, insegnarla è ancora più difficile.

 Leggendo tutti gli articoli fin qui redatti tutti potrete cogliere il concetto che tutto quello che avviene in Natura ha una diretta e incancellabile correlazione con ogni nostra azione .. compresi i sogni e il cosiddetto fato: quindi anche la musica.
Da sempre chi come me ama conoscere la verità non può non imparare a rivolgere lo sguardo alla radice di una pianta per comprendere tutto quello che sì può comprendere sulla stessa. Bisogna scavare in profondità per assimilare cosa stia influenzando e caratterizzando quello che tutti poi banalmente vedranno quando la pianta sì sarà manifestata da adulta. Indagare le radici vuol dire capire molto di più di quello che sì vede alla luce del sole.

Quindi apriamo questo articolo che ha per argomento il suono generale , altresì definito MIX, con la promessa di comprendere cosa lo costituisca alla radice e quindi quali comportamenti mentali assumere nella manipolazione del suono.

Per tutti coloro che stanno leggendo , ma non suonano nella loro vita, il consiglio è di continuare a leggere sostituendo la parola mix con l’oggetto che ogni giorno cercano di raggiungere ( successo, equilibrio,  amore, pace, felicità, ecc ecc) e la parola “suoni” con ciò che dovrebbe partecipare alla costituzione dell’oggetto che stanno cercando di raggiungere ( gli elementi singoli che costituiscono l’insieme che ha per nome il vostro scopo: vostra mogile/marito e i vostri figli per lo scopo famiglia, gli elementi costituenti il vostro lavoro per lo scopo successo in carriera, suoni per il vostro mix e via discorrendo)

Pinne e boccaglio….sì scende.

Il MIX è la risultante di ogni nostra scelta singola che abbiamo compiuto durante la produzione del nostro arrangiamento. la dinamica operativa è : parto da un suono di…… Cassa ( ad esempio)....lo equalizzo o lo comprimo , o lo gateizzo ( lo accorcio) o gli cambio la tonalità o, o…, o….o….ma insomma alla fine mi piace e passo al secondo suono. Diciamo al suono numero 2 e poi al 3  via discorrendo. Questa è il modus operandi e in definitiva ci sarebbe una sola alternativa a questo e cioè , premesso che il brano venisse registrato in diretta e con musicisti reali, ognuno di questi fosse così bravo da elaborare alla fonte il proprio strumento in equalizzazione/ compressione/ in tutto con tale gusto e ripeto tutti contemporaneamente da costituire a priori il MIX senza alcun intervento esterno. Questo mi sembra un po’ utopico almeno sé non accettando la mediocrità e l’autoconvincimento.

Per riassumere dopo aver compiuto una scelta “LIBERA” sul PRIMO SUONO converrete con me che tutti i successivi saranno influenzati dalla scelta fatta sul primo suono.

Questa è una presa di coscienza potente.

E’ quella che viene chiamata “Pietra Angolare” e sulla quale sì edificavano le cattedrali.

E’ incredibile quanto sarà determinante la prima scelta per tutto il risultato del mix.

Dovete fare vostra questa consapevolezza.

Anche subito dopo un trasloco in un nuovo appartamento …. il risultato del primo approccio con il vicinato caratterizzerà per sempre il vostro “MIX vicinato”. 

Altro esempio. Vi accostate ed una persona voi parlate per primi, dite una qualsiasi cosa ed una manciata di secondi dopo la persona risponderà sulla scia di quello che il primo ha detto e che lo ha indubbiamente influenzato e vi ritroverete dopo 20 anni con una famiglia che ha edificato su quelle prime parole.

Questo è!

Ora vi spiegherò come sia molto meglio eliminare che aggiungere per correggere ed inoltre molto meglio attendere prima di partire piuttosto che buttarsi.

Per entRambi gli argomenti la spiegazione è che sé aggiungo, in realtà sedimento quello che sta sotto.

Potremo anche avere la sensazione che lo spigolo sia stato coperto oppure che la sbiaditura non sì veda più, ma in realtà abbiamo aggiunto e non cancellato l’errore.

 Ve lo spiego meglio dal punto di vista scientifico/ musicale.

Sé ho una sensazione di disturbo in un brano che è causata da una sovrapposizione di strumenti in una certo range di frequenze ( facilmente verificabile come problematica nel range delle basse frequenze dove chiunque , anche mia nonna sa distinguere un stato confusionale quando dice “ che rimbombo”! molto più subdolo sarà capirlo nel range delle medio/alte frequenze dove il male sì presenta subdolamente solo dopo un ascolto continuo di qualche minuto e che produce “affaticamento uditivo”) quello che possiamo fare non sarà esaltare uno strumento rispetto all’altro allo scopo di farlo scomparire, ma dovremmo al contrario tagliare parte di quello che non vogliamo.

Ecco “tagliare” lo abbiamo sentito dire per la prima volta negli antichi racconti biblici ed in tutti i libri in cui qualcuno sì prende la briga di farci migliorare. Il termine più ricorrente è: rinunciare, alleggerirsi di pensieri e di cose inutili ecc ecc.

Tagliare in acustica è la soluzione per ottenere pulizia. Le frequenze infatti non possono essere sovrastate come le onde di luce dove una coperta nera su una bianca annulla il bianco dalla nostra vista. Nelle onde acustiche il mantello nero sì somma al bianco diventando altro. Oltretutto in acustica non esiste neanche il concetto che dove voglio il bianco  scontorno la coperta nera immaginando come risultato una coperta bianca che ad un certo punto cambia in nera perché le onde acustiche sì influenzano, risuonano una dell’altra ( leggete il mio articolo sull’armonia)  producono onde figlie, ti tipo pure o spurie di diverso ordine e grado… una meraviglia nella mia mente.

Quindi bisogna fare molta attenzione. 

Come procedere?

Sé avete capito che da quella prima scelta scaturirà tutto il conseguente bisogna riflettere e prendere scelte opportune in quel momento che chiameremo momento iniziale.

Quale è la bussola con la quale orientarsi? La bussola segue la tipologia di viaggio.

Nel viaggio della famiglia potrebbe indicarci la via per la maturità, il comportamento sociale, il sacrificio e l’esaltazione dei valori morali e primordiali.

Nel viaggio del lavoro potrebbe essere quello della responsabilità , dell’approfondimento, della dignità e della serietà

Nella musica e nello specifico nel vostro e nel mio lavoro di produzione questa bussola ci indicherà il gusto e le caratteristiche che il brano dovrà avere.

Ed eccoci arrivati al dunque: sé il nostro è un brano di un quintetto d’archi barocco dovremmo orientarci e raggiungere la chiara percezione dello zigrinare degli archi immersi un ambiente acustico precisamente barocco come una chiesa di piccole dimensioni o uno stanzone con molti arazzi e mobili in legno. Niente vetro e niente riflessioni. il nostro “momento iniziale quindi sarà la scelta di un riverbero d’ambiente perfettamente replicato mentre in loop manderete una nota pizzicata di violino o viola al massimo. Questo è il momento iniziale. Tutte le scelte concatenate saranno in accordo e sulla scia di questa. La bussola vi porterà sempre più vicini nel viaggio alla metà. 

Un pezzo rock? Metal, rock, heavy rock o cosa? Siete i Def Leppard o meglio gli Yes ( sui quali ho un esempio molto utile)? Sé ascoltate tutta la produzione degli Yes...ed un certo punto vi imbatterete in un pezzo che sembra non centrare nulla con loro “Owner of a Lonely Heart”. Come è uscito questa produzione? Cambiando bussola. Cambiarono l’approccio e la loro mentalità. Il “momento iniziale” fu l’utilizzo del riverbero a camera DT250. Tutta la dimensione del pezzo ha alla base non una musica, ma un suono quello dello spazio realizzato dal riverbero. Togliete quello,  risuonatelo in un altro modo e non lo riuscirete mai a riprodurlo.

Ma attenzione non tanto perché il riverbero sia magico, ma per quello che ho spiegato fino ad ora e cioè che sul momento iniziale in cui fu suonata la chitarra acustica sul riverbero tutto il resto raggiunse l’insieme del mix che possiamo ascoltare ancora oggi e che ha reso questo brano UNICO nel suo genere. Altro esempio al volo Art of noise con i suoi Ah Ah Ah.

Per riassumere: dobbiamo prima di ogni cosa stabilire a tavolino quale suono vorremo raggiungere immaginandocelo o anche sperimentando e cercando di stabilire quali sono i componenti principali che lo caratterizzano e a quel punto procedere con il momento iniziale. Sbagliate questo e vi ritroverete nel deserto con la gomma sgonfia o peggio a copiare il brano di un altro.

Nei generi commerciali sì raggiune facilmente questo risultato per via delle tante librerie preconfezionate e per la rigidità con la quale produrre il genere, ma questo ovviamente non porta ad un successo, ma solo ed un lavoro di catena di montaggio.

Per concludere una nozione tecnica. 

Per “tagliare con successo”, se avete un problema nel vostro mix.. attivate un equalizzatore e fate uno sweep ( alzate l’incremento di una banda di frequenze a caso e poi variando il valore della frequenza velocemente la portate da un estremo all’altro dello spettro.) noterete dove la sensazione di disturbo sarà più accentuata. Prendete nota della frequenza e guardate quali strumenti sono presenti in quella frequenza. A questo punto dovete tagliare ( sacrificare qualcuno o qualcosa o una parte di essi) una parte di frequenze. Sicuramente dovrete preferire ( cioè lasciare intoccato) lo strumento principale fra i contendenti quello spazio. Siate crudeli nel tagliare. Non pensate che quel synth o quell’accordo di chitarra “era così bello”. Tagliate e basta dopo qualche tempo che avrete assunto questa modalità sposterete la vostra attenzione non più al singolo suono , ma all’intero brano, come d’altro canto fa il vostro pubblico. Nel caso sia particolarmente ardua la sentenza potete ricorrere a un equalizzatore dinamico che sì attiva solo quando uno degli strumenti in sovrapposizione sono presenti oppure come ultima possibilità il sidechain, di fatto un compressore che abbassa il volume dello strumento in concomitanza della presenza di un altro. Anche la cancellazione di fase è una opportunità; aumentate il volume di un suono identico , ma di fase opposta a quello da cancellare quando suona quello da tutelare  Ho lasciato poco spazio a queste nozioni tecniche perché è facilissimo imbattersi in qualche video su youtube copia della copia che ve lo spieghi mentre è quasi impossibile per voi trovare la spiegazione motivazionale da porre alla base di queste soluzioni che da sole non sono nulla o quasi nulla. Ricordatevi che la storia è fatta di persone che la creano e di altre che la raccontano. Non sì è cattivi sé la sì racconta, ma sì è utili agli altri sé la sì crea. Pensate prima di procedere, raccoglietevi in voi stessi, inventate cose o meccanismi o sistemi con cui migliorare il mondo intero. Gli equalizzatori che potete usare per risolvere il vostro mix ...qualcuno lì ha inventati, siate voi quel qualcuno, per piacere.

Antonio Chimienti 

blog Rock Targato Italia

 

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