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In Radio e in tutti i Digital Stores “49 FALENE” il singolo di THEFT GIACOMO GRASSO

  - Il nuovo singolo di THEFT GIACOMO GRASSO

Pubblicato dall’Etichetta: Terzo Millennio Records https://www.terzomillenniorecords.com/

… “Libertà è partecipazione”, cantava un trentaquattrenne Giorgio Gaber nel pieno dell’entusiasmo politico degli anni ‘70. “La libertà è una forma di disciplina”, salmodiava Giovanni Lindo Ferretti nell’inquieto rigore dei sui trentasette anni proprio a cavallo fra il tramonto degli anni ’80 e l’alba dei ’90. Nel 2021, a un passo dai cinquant’anni d’età, il genovese Giacomo “Theft” Grasso ci dice invece che “la libertà è solitudine che incatena il coraggio.”

“49 falene”, nuovo singolo dell’artista genovese, è un affascinante e irrequieto mantra elettronico a bassa fedeltà. Un brano pieno di ombre e di disillusione, accompagnato da una base elettronica tanto minimale quanto distorta con un retrogusto anni ’80 e un approccio fra il post-punk e l’alt-rock molto anni ’90, che scorre su una melodia cadenzata capace di diventare ipnotica.

All’origine di tutto questo c’è però una riflessione dolente sul susseguirsi degli anni che si bruciano uno dopo l’altro come falene e soprattutto sul senso più intimo della libertà che va al di là degli aspetti prettamente sociali e politici per farci scoprire che “nessuno è libero” ma anche che la ricerca della libertà, nella sua accezione più individuale e personale, è una condanna alla solitudine (concetto peraltro vicino a quello espresso da un altro genovese, Fabrizio De André, nel suo “Anime Salve”) e che a volte questa solitudine può trasformarsi in una forma di difesa o in una gabbia (in un senso però diverso rispetto a quanto evocato da Gaber con la sua “Libertà obbligatoria”, per tornare al maestro milanese) che impedisce al singolo individuo di provare a uscire dal guscio delle proprie sicurezze e quindi di evolversi… (Roberto Bonfanti scrittore e musicista www.robertobonfanti.com)

BIOGRAFIA

Giacomo Grasso, in arte “Theft”, nasce a Genova il 21 marzo 1972. Dopo essersi diplomato alla Scuola d’Arte Paul Klee della sua città ed essersi specializzato in nuove tecnologie e video arte, ha lavorato come grafico, designer, musicista e videomaker, riuscendo dunque ad unire molte delle sue passioni.

Durante la sua carriera, ha lavorato per aziende quali Sony, Apple, Elea, Midiware, Steinberg e Roland e ha affinato le sue capacità tecniche fino a diventare un formatore Steinberg e Presonus qualificato per applicazioni multimediali audio e video, tenendo anche lezioni sulle nuove tecnologie in studi di registrazione e al Conservatorio di Genova.

La musica è sempre stata una delle sue passioni più importanti, oltre che sua compagna di crescita personale. Sa suonare il basso, il contrabbasso, la chitarra acustica ed elettrica, il mandolino, il bouzuki greco e l’ukulele. Le sinfonie di tutti questi strumenti si uniscono alla sua passione per l’elettronica, attraverso l’uso di sintetizzatori e del theremin (manipolatorie di suoni che utilizza un hardware).

Oltre che di musica, Giacomo si occupa anche di produzione, registrazione e del mixaggio delle canzoni presso il suo studio a Genova, dove si occupa anche di riprese e montaggio video.

Si è esibito in Italia, Francia, Germania e Svizzera. A Genova è stato chiamato a suonare nei locali più importanti della città e in prestigiose location, come la sala mercato Teatro Modena, il Museo d’arte moderna Villa Croce, le Cisterne del Palazzo Ducale, il Palazzo della Commenda di Prè e il teatro Gustavo Modena.

Ha suonato prima insieme a gruppi locali e poi come solista, o come lui stesso afferma “One man band”. Ultimamente collabora con Fabrizio Repetto, clarinettista e suo amico di lunga data, con cui cura anche alcuni progetti multimediali. Si sono esibiti insieme a Firenze, presso le Murate per il festival di musica contemporanea “Diffrazioni” e al festival della luce “Novi Light”.

Nel 2012 Giacomo torna a scrivere musica e testi in forma di canzone, mettendo in pausa la sperimentazione sonora e visiva che lo ha accompagnato per 15 anni, facendo uscire il singolo “Cometa

NEL WEB:

Instagram: https://www.instagram.com/giacomograssotheft/

YouTube: https://www.youtube.com/channel/UC8uOoRlm4iSBPLvub6FSUlg

FRANCO SAININI

Divinazione Milano S.r.l.  Ufficio Stampa, Radio, Tv, Web & Social Network 

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Tel. 02 5831 0655  mob. 3925970778

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Nicolò Fragile. Mauro Paoluzzi, Steve Lyon: Affetto, stima e professionalità, i sogni non terminano mai. I ragazzacci terribili. dopo 24 anni, si incontrano a Milano:

  - Affetto, stima e professionalità, i sogni non terminano mai. I ragazzacci terribili. dopo 24 anni, si incontrano a Milano: 

Nicolò Fragile

Inizia la sua carriera alla fine degli anni ottanta come arrangiatore e nel corso degli anni collabora con artisti italiani fra cui Mina, Eros Ramazzotti, Irene Grandi, Renato Zero, Vasco Rossi, Gianluca Grignani, Mario Venuti, Stadio, Alex Baroni, Adriano Celentano, Ornella Vanoni.

Mauro Paoluzzi

Come autore tra i suoi successi vi sono America per Gianna Nannini, Il cuore delle donne per Dori Ghezzi, Fermi per Mina, Cosa ti farei per Fiordaliso e A lei per Anna Oxa, che la presentò al festival di Sanremo 1985, oltre ad alcune canzoni scritte con Vecchioni ed incise dal cantautore. Nel 1987 scrive le musiche per il film “Renegade - Un osso troppo duro” di E.B. Clucher. Tra gli altri artisti con cui ha collaborato, in qualità di Produttore e Arrangiatore in varie occasioni vi sono Antonello Venditti, Franco Fanigliulo, Adamo, Mango, Mimmo Locasciulli, Gianna Nannini, Loredana Bertè, Scialpi, Bluvertigo, Deshedus

Steve Lyon: storico sound engineer dei Depeche Mode

Paul McCartney, Depeche Mode, The Cure e Tears For Fears sono solo alcune tra le tante sue collaborazioni, ma per lui: “Puoi avere il suono più bello del mondo ma se il brano o la linea melodica non ti danno nulla, allora hai già perso.

Insieme hanno realizzato

“Blumùn” di Roberto Vecchioni. Nel 1993

“Notti, guai e libertà” di Patty Pravo, nel 1996

blog www.rocktargatoitalia.eu

 

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ROCK TARGATO ITALIA, SCADE IL TERMINE PER VOTARE ONLINE

 Comunicato Finali Nazionali Rock Targato Italia 2021

A tutto il mondo!

MARTEDI 23 NOVEMBRE 2021 SCADE IL TERMINE PER VOTARE ONLINE

GLI ARTISTI IN CONCORSO A ROCK TARGATO ITALIA EDIZIONE 2021

I video dei protagonisti delle Finali Nazionali sono sul canale You-Tube

https://www.youtube.com/user/rocktargatoitalia/videos

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Francesco Caprini

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IMPRESSIONI DI NOVEMBRE, ANCORA.

IMPRESSIONI DI NOVEMBRE, ANCORA.

E’ un anno che non è più novembre. Eppure, combattiamo con gli stessi demoni dell’anno scorso, indulgiamo su questioni per cui siamo in ritardo di vent’anni e cazzeggiamo su sacrosanti diritti civili e libertà. Oggi, siamo alla transizione green perché la finanza ha deciso che lì c’è un’opportunità di indebitare le prossime dieci generazioni, quelle che non avranno ancora finito di pagare i debiti della pandemia. Tra l’altro, questa cosa ha poco a che vedere con la riduzione delle emissioni, con l’invertire la tendenza del cambiamento climatico e con la lotta all’inquinamento. E’ la solita storia: le strade dell’Inferno sono lastricate di buone intenzioni e di ottime scuse.

Chi governa il mondo, però, non fa bene i conti con la storia e con le storie. Per questo, nel mese di novembre che è uno dei miei preferiti (chi segue questa rubrica lo sa!) succedono cose interessanti o meglio, si possono raccontare cose interessanti tra i primi freddi e la bruma, tra i primi bolliti e le minestre calde, tra la storia e le storielle.

La prima storia di novembre inizia a giugno del 1987. No, tranquilli non mi sono bevuto il cervello, abbiate un po’ di pazienza e capirete. Siamo Berlino (Berlino Ovest per la precisione), davanti a quello che era stato il Reichstag a poche decine di metri dal più famoso ed infame Muro della Storia. Da un lato è stato allestito il palco per un concerto, dall’altra parte le forze di sicurezza hanno schierato uomini armati e cani contro chi avrebbe potuto organizzare delle proteste.

Da una parte su quel palco c’è David Bowie che tanto deve alla musica dei berlinesi e ai berlinesi, per la sua trilogia (registrata lì agli Hansa Studios), per aver ospitato i suoi musicisti come Carlos Alomar, Robert Fripp, Brian Eno, Iggy Pop e gli altri. Dall’altra parte uomini armati e preoccupati cercano di controllare una folla di persone determinate e pacifiche, decise a sfidare i propri oppressori.

Bowie, in lingua tedesca, saluta gli amici dall’altro lato del Muro. Poi parte Heroes. E succede l’imponderabile: tutti urlano “giù il Muro”. Serviranno altri due anni e uno splendido novembre perché quel simbolo divisivo, quell’orrendo orpello liberticida, quel totem dell’infamia venga abbattuto e che fratelli dai due lati possano tornare a vivere insieme, ad abbracciarsi.

Se siete convinti che la musica non serva a niente, fatevi curare perché avete un grosso problema.

Altra piccola storia. In questo novembre che chiude un anno terribile e che non fa sperare in un prossimo futuro migliore, il quarto album in studio dei Led Zeppelin (qualcuno lo ha battezzato IV, qualcun altro “the unnamed album”) è disco di platino. La stranezza è che è un disco di cinquant’anni fa ed è “solo” la ventiquattresima volta che succede. Forse, sbaglio ad avere così poche speranze nel futuro.

Terza ed ultima storia. Mi sono trovato a provare a spiegare il successo dei Maneskin varie volte a pubblici molto diversi. Una delle ultime volte che è successo mi è venuta in mente una metafora che poi ho riciclato altre volte con un discreto successo. Come ho detto, a novembre sono ispirato.

Ricordate i western? Intendo quelli epici, quelli di Ford. Ecco quei film avevano migliaia di cavalieri del Settimo Cavalleggeri e migliaia di Apache a cavallo pure loro, erano produzioni opulente che si permettevano di dare agli autori mezzi, tempi e uomini. Ora pensate agli spaghetti western. Produzioni povere, due pistoleri nella main street con gocce di sudore che scendono lungo la fronte dei contendenti per lunghissimi secondi, il dettaglio degli occhi semi serrati a contrastare la luce del giorno, nessuno in giro … un cespuglio di rovi secco che rotola davanti ai contendenti intenti a studiarsi negli attimi prima dell’evento fatale. Non mille cavalieri in divisa ma un poncho, un panciotto e due cinturoni. Certo … gli occhi di Lee Van Cleef e quelli di Clint Eastwood valgono da soli il prezzo del biglietto, così come quei pistoleri così sporchi, poveri, quei due poveri cavalli spelacchiati e quella tensione così palpabile, così reale. Infatti, così il genere western italiano conquista gli Stati Uniti, patria di cowboys e indiani, di fuorilegge, saloon e giocatori d’azzardo. Perché? Perché il nostro cinema è un cinema di trovate, di geniali soluzioni per sopperire alla mancanza di denaro. Un altro esempio? Per fare l’effetto cinemascope, il grande Sergio Leone modifica il pattino pressore di una macchina da presa 35mm perché non può permettersi di girare in quel formato 65mm.

E’ la stessa cosa dei Maneskin. Loro hanno ricordato che esiste un genere anglosassone di nascita agli anglosassoni: il rock. Hanno ricordato loro (e anche a noi) che è più utile e attuale oggi di quanto lo sia mai stato dai tempi della guerra del Vietnam. Oggi che si ragiona solo di vacuità, che si deroga su libertà fondamentali, che si misura tutto col metro del denaro, del potere e del sesso. Oggi che contano i catenoni d’oro, le auto di lusso e le fidanzate trofeo. I Maneskin, invece, ci hanno fatto tornare ai diritti civili e alle libertà, all’introspezione, alla musica suonata, ai palchi.

La cosa migliore che hanno fatto è stato spiegarlo ai giovani con il loro linguaggio passando dall’endorsement dei più grandi della musica. Lo hanno raccontato soprattutto a quelli che non hanno manifestato per il clima contro i potenti del mondo, a quelli che coltivano il sogno di essere vuoti e ricchi come l’ultimo rapper de noiartri o beceri come il più pomposo e inutile dei soloni.

Come diceva, l’immenso Jimi Hendrix: “noi facciamo della musica libera, dura, che picchi forte sull'anima in modo da aprirla”.

Lunga vita al rock ‘n roll e alle persone che partecipano e si impegnano per un mondo migliore. E’ vero, scusate … è la stessa cosa.

di Paolo Pelizza

© 2021 Rock targato Italia

 

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