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L'orchestra di Padova al teatro dal verme

L’ORCHESTRA DI PADOVA E DEL VENETO OSPITE DELLA 77A STAGIONE DEI POMERIGGI MUSICALI AL TEATRO DAL VERME NEL GIORNO DELLA MEMORIA

Sul podio Yaniv Dinur impegnato in pagine di Mendelssohn, Saint-Saëns con la violoncellista Natalie Clein e Schubert

Teatro Dal Verme

giovedì 27 gennaio ore 20.00

Ci saranno l’Orchestra di Padova e del Veneto – diretta da Yaniv Dinur – e la violoncellista Natalie Clein, sul palcoscenico del Teatro Dal Verme giovedì 27 gennaio (ore 20), per l’unico concerto previsto questa settimana nel cartellone della 77a Stagione dei Pomeriggi Musicali intitolata “Racconti senza parole: la musica tra mito, letteratura e poesia”.

Come già accaduto nei mesi scorsi, mentre l’Orchestra dei Pomeriggi Musicali è impegnata nella stagione di Opera Lombardia, il palcoscenico milanese ospita una compagine “sorella”, in questo caso l’Orchestra di Padova e del Veneto.

Nel Giorno della Memoria, per non dimenticare, il programma si apre con la celebre ouverture Die Hebriden (“Le Ebridi”) di Felix Mendelssohn-Bartholdy uno dei più illustri rappresentanti del Romanticismo tedesco che i nazisti rimossero e denigrarono insieme ad altri musicisti più moderni come Gustav Mahler o Arnold Schönberg, Alban Berg, Alexander Zemlinsky, Kurt Weil ecc, colpiti non solo dal pregiudizio raziale ma anche dal sistematico oscurantismo del regime.

Dalle coste scozzesi dipinte musicalmente da Mendelssohn negli anni Trenta dell’Ottocento, il programma presenta il Concerto n. 1 in la minore per violoncello e orchestra op. 33 di Camille Saint-Saëns, la più celebre pagina sinfonica del compositore francese, eseguito per la prima volta a Parigi nel 1873, autore di un catalogo però vastissimo e abilissimo «nell’individuare formule efficaci capaci di soggiogare le platee più vaste. Tale è il gesto violento e rapinoso con cui il solista apre il concerto, che trascorre senza soluzione di continuità dall’appassionato Allegro non troppo all’elegantissimo Allegretto con moto in punta di piedi, al conclusivo “Un peu moins vite”» (Raffaele Mellace).

In chiusura la Sinfonia n. 2 in si bemolle maggiore D 125 di Franz Schubert, pagina scritta a diciotto anni nell’inverno fra il 1814 e il 1825 – mentre Vienna ospitava lo storico Congresso – caratterizzata da uno spiccato dinamismo “giovanile”, quasi una frenesia che non perde mai la tipica compostezza della scrittura schubertiana.

Teatro Dal Verme

giovedì 27 gennaio ore 20.00

Direttore Yaniv Dinur

Violoncello Natalie Clein

Orchestra di Padova e del Veneto

Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809-1847)

Die Hebriden (“Le Ebridi”) ouverture

Camille Saint-Saëns (1835-1921) 

Concerto n. 1 in la minore per violoncello e orchestra op. 33 

Allegro non troppo 

Allegretto con moto 

Un peu moins vite 

Franz Schubert (1797--1828) 

Sinfonia n. 2 in si bemolle maggiore D 125

Largo

Andante

Allegri vivace

Presto

Yaniv Dinur direttore  

La personalità del direttore Yaniv Dinur è emersa nel corso di importanti affermazioni in concorsi internazionali per direttori d’orchestra. Nel 2009 ha ottenuto il secondo premio e il premio della giuria al Concorso Internazionale Eduardo Matha a Città del Messico. Nel 2005 aveva ottenuto il primo premio nella prima edizione del Concorso Internazionale per direttori dedicato alla memoria di Yuri Arhonovitch a Tel Aviv. Nell’anno 2011 è stato scelto dall’Associazione delle Orchestre Americane per esibirsi con la Louisiana Philharmonic Orchestra nel corso della rassegna dedicata ai futuri talenti della direzione d’orchestra, intitolata alla memoria di Bruno Walter. Yaniv Dinur ha ricevuto il sostegno della Fondazione Israelo-Americana Zubin Metha per un periodo di studio di tre anni negli USA con i professori Kennet Kiesler e Gerhard Markson, al termine del quale gli è stato conferito il dottorato in direzione d’orchestra dall’Università del Michigan. L’artista ha iniziato l’attività direttoriale all’età di 19 anni, su invito della Israel Camerata Orchestra di Gerusalemme: il più giovane direttore a salire sul podio di un’orchestra dello Stato d’Israele. Da allora l’artista ha diretto la National Symphony Orchestra d’Irlanda, l’Orchestra Sinfonica del Portogallo, l’Orchestra Giovanile Italiana, la New World Symphony Orchestra di Miami, l’Orchestra del Festival di Sofia, l’Orchestra Sinfonica di Stato di San Pietroburgo, la Sinfonietta di Cracovia, la NAC Orchestra di Ottawa, la Jerusalem Symphony Orchestra IBA, la Sinfonietta d’Israele, il Tel Aviv Solists Ensemble e recentemente la Israel Philarmonic, su invito di Zubin Mehta. Nel corso della stagione 2012/13 ha diretto negli USA le orchestre di Tallahassee, la Filarmonica della Louisiana e, in qualità di direttore principale, l’orchestra dell’Università di Washington. La formazione artistica del direttore si è andata consolidando grazie ai periodi di studio e di lavoro con personalità rilevanti del mondo musicale quali Lorin Maazel, Micheal Tilson Thomas, Pinchas Zukerman, Kurt Masur, Jorma Panula e Daniel Barenboim. Nato a Gerusalemme nel 1981, Yaniv Dinur ha ricevuto le prime lezioni di pianoforte dalla zia, Olga Shachar, all’età di 6 anni. Si è diplomato in pianoforte all’Accademia della Musica e della danza di Gerusalemme, ottenendo anche il diploma in direzione d’orchestra con Yevgeny Zirlin e perfezionandosi successivamente con il direttore Mendi Rodan.

Natalie Clein violoncello

Nata nel Regno Unito, si è imposta all'attenzione del mondo musicale internazionale all'età di 16 anni con la vittoria del premio BBC Young Musician of the Year e del Concorso per giovani interpreti Eurovision Competition. Si è perfezionata a Vienna con Heinrich Schiff. La sua attività discografica si è consolidata con l'etichetta Hyperion, con cui lavora regolarmente e per la quale ha inciso recentemente i concerti per violoncello di S.Saens e alcuni lavori di Bloch e Bruch con la BBC Scottish Symphony Orchestra, riscuotendo entusiastici consensi. Collabora con importanti orchestre e direttori a livello internazionale. Entusiasta musicista da camera e recital, ha eseguito recentemente le Suite per violoncello solo di Bach a Londra, Southampton e Oxford e ha curato una serie di 4 concerti per la BBC Radio3. È direttore artistico di un proprio Festival di Musica da Camera a Purbeck. Interpreta molte opere di compositori contemporanei, con cui lavora regolarmente, coinvolgendo anche in progetti interdisciplinari il ballerino Carlos Acosta, la scrittrice Jeanette Winterson e il direttore Deborah Warner. Dal 2015, è stata nominata dall'Università di Oxford Artist in Residence e Director of Musical Performance per un periodo di 4 anni, nel corso dei quali ha sperimentato inediti percorsi didattici. È docente al Royal College of Music di Londra e suona il violoncello 'Simpson' di Guadagnini (1777). 

Orchestra di Padova e del Veneto

Fondata nel 1966, l’Orchestra di Padova e del Veneto realizza circa 120 tra concerti e recite d’opera ogni anno, con una propria Stagione a Padova e concerti in Regione e per le più importanti Società di concerti e Festival in Italia e all’estero. La direzione artistica e musicale è stata affidata a Claudio Scimone, Peter Maag, Bruno Giuranna, Guido Turchi, Mario Brunello, Filippo Juvarra. L’OPV annovera collaborazioni con i nomi più insigni del concertismo internazionale, tra i quali si ricordano M. Argerich, V. Ashkenazy, I. Bostridge, R. Chailly, R. Goebel, P. Herreweghe, S. Isserlis, L. Kavakos, T. Koopman, R. Lupu, M. Maisky, Sir N. Marriner, V. Mullova, O. Mustonen, A.S. Mutter, M. Perahia, I. Perlman, S. Richter, M. Rostropovich, K. Zimerman. Dal 2015 il direttore musicale e artistico è Marco Angius. Su sua ideazione, l’OPV ha ospitato Salvatore Sciarrino come compositore in residenza realizzando il primo ciclo di Lezioni di suono, esperienza che si è poi rinnovata nelle Stagioni successive con Ivan Fedele, Giorgio Battistelli, Nicola Sani e Michele dall’Ongaro. L’Orchestra è protagonista di una nutrita serie di trasmissioni televisive per Rai5 e vanta una vastissima attività discografica che conta più di 60 incisioni per le più importanti etichette. È sostenuta da Ministero della Cultura, Regione del Veneto e Comune di Padova. 

Informazioni e biglietteria

Teatro Dal Verme

via San Giovanni sul Muro, 2 - 20121, Milano

Tel. 02 87 905 – www.ipomeriggi.it

Il servizio informazioni presso il Teatro Dal Verme è aperto dal martedì al sabato dalle 11 alle 19

I biglietti per i concerti della 77a Stagione hanno un costo da 20 a 9 euro.

La biglietteria del Teatro Dal Verme è aperta da martedì a venerdì ore 10:30 – 18:30; sabato ore 10:30 – 14:00

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. / tel 02 87905201

In ottemperanza alle normative vigenti, gli abbonamenti e i biglietti sono nominativi; all’ingresso viene controllato il Super Green Pass ed rilevata la temperatura corporea; è obbligatorio disinfettare le mani, indossare sempre le mascherine e seguire le indicazioni del personale e della segnaletica. In servizio bar è momentaneamente sospeso.

Vendita online www.ticketone.it

Floriana Tessitore

Ufficio stampa I Pomeriggi Musicali

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+ 39 3387339981

 

 

 

Blog: Rock Targato Italia

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Libertà & rock’n’roll - Intervista ai Circus Punk, vincitori di Rock Targato Italia 2021 articolo di Roberto Bonfanti

Circus Punk sono i vincitori dell’ultima edizione di Rock Targato Italia e la loro musica è una scarica enorme di puro e veracissimo rock’n’roll. Abbiamo voluto saperne di più su di loro, così è nata una lunga e interessante chiacchierata virtuale con Arianna, voce e chitarra del duo, che ci ha fatto scoprire con nostro grande piacere che l’approccio rock per loro non è assolutamente solo una posa.

Partiamo con una piccola presentazione? Chi sono i Circus Punk? Come sono nati?

I Circus Punk sono un duo rock nato dall'intesa tra Antonio Squillante (batteria) e Arianna Muttoni (chitarra, voce). I due si conoscono al Rock'n Roll di Rho nel corso di una jam session e fin da subito riscontrano una grande sintonia. Decidono così di suonare insieme e dopo svariate situazioni live in cui si presentano come cover band con una bassista in formazione oppure come duo blues acustico, decidono di affittare un piccolo box insonorizzato dalle parti di Seregno e iniziare a scrivere pezzi originali.

Come avete vissuto, sia musicalmente che umanamente, il delirio degli ultimi due anni?

Rispondendo in ordine: per quanto riguarda la musica, questa pausa brusca e forzata dall'attività concertistica ci ha costretti a cambiare i piani e anche la prospettiva, con risvolti molto positivi visto che il nostro primo EP “Fuori Tutto” è il frutto di quei mesi trascorsi chiusi in casa (e in sala prove). Anzi, oserei forse dire che, sempre dietro la scusa che non si poteva fare pressoché nulla se non andare a comprare le sigarette, abbiamo avuto modo di lasciare andare la creatività senza troppi limiti di tempo, suonare parecchio, e di studiare anche. Personalmente mi alzavo la mattina presto, bevevo il caffè e studiavo scale e accordi con la chitarra fino a mezzogiorno. Mai fatto nella vita. Una goduria.

Umanamente, beh, come detto sopra, dateci una chitarra, due tamburi e un po' di vino e possiamo affrontare tutte le pandemie del mondo. E stare a casa non è poi così male, a volte. Poi c'è la parte meno divertente: quella in cui vedi con i tuoi occhi una società andare a rotoli e tutte le persone che la compongono farsi riempire il cervello di cazzate e obbedire ai sacri ordini come una mandria di pecore. Le conseguenze di questo “delirio degli ultimi due anni” sono amare e le pagheremo per diverso tempo. Ho visto persone dare di matto, altre piangere per bancarotta, senza contare il fatto che sono riscontrati moltissimi suicidi, e ho l'amaro in bocca perché c'è qualcuno in tutto ciò -qualcuno che potrebbe risolvere la situazione schioccando le dita- che siede con le gambe sotto al tavolo e rimane invisibile. E mentre là fuori la gente perde il senno e si sbrana a vicenda, mentre là fuori la gente muore, questo diventa sempre più grasso. Stiamo andando via via verso una società sempre meno a misura d'uomo, con tutte le conseguenze del caso. Potrebbe mai l'uomo perdere l'umanità? Che genere di individuo sarebbe? E che tipo di realtà si verrebbe a creare? Ho come la sensazione che ci siamo molto vicini. Per questo bisognerebbe svegliare le pecore e fare qualcosa: una rivoluzione, per esempio. Oramai non va più di moda e non sappiamo nemmeno cosa sia, una Rivoluzione. Sarebbe il momento giusto, no?

Venite dalla famosa Brianza velenosa. Che rapporto avete con la vostra terra d'origine?

Per la verità ci definiamo brianzoli importati. Lo diciamo per ridere ma in effetti è la verità: Anto ha origini salernitane e venete, io bergamasche e venete. Difatti non siamo entusiasmati dalla vita brianzola così frenetica e caotica: questa cosa di dover entrare necessariamente all'interno di un processo produttivo ed essere sempre belli, puliti e profumati va un po' a stonare con la nostra attitudine punk fino al midollo. Diciamo che si sopravvive. Si trova una soluzione, sempre. C'è da dire che vivere in Brianza ha anche i suoi vantaggi: tra Milano e dintorni si riscontrano milioni di influenze diverse, stili diversi, etnie, serate musicali di qualunque genere in qualunque angolo. Almeno, intendiamoci, pandemia a parte. Soprattutto Milano è una città in fermento che sicuramente ha tanto da offrire per due musicisti affamati di vita underground. È giusto spezzare una lancia a favore della movida e di tutte le attività musicali e non che una città come Milano ha da offrire. La medaglia ha sempre due facce. In realtà mi piacerebbe vivere in un posto sperduto nella natura, lontano dalla frenesia, ma credo che in fin dei conti un po' di caos mi mancherebbe.

Le vostre radici musicali affondano evidentemente negli anni '70 e nei '90: come vedete il mondo della musica contemporanea?

Credo che dire “musica contemporanea” oggigiorno voglia dire tutto e niente. Ci sono tonnellate di musica sparsa in giro per il mondo, bisognerebbe vivere cento volte per conoscerla tutta. Sicuramente prediligo la musica underground a quella diciamo mainstream, non per una questione di partito preso ma più per un fatto di cuore. Ci sono artisti contemporanei sconosciuti ai più che regalano perle, mentre spesso e volentieri gli artisti che fanno grandi numeri subiscono l'impronta di un business spudorato, con conseguenze sul prodotto artistico stesso, e ciò porta inevitabilmente sul mercato una serie di prodotti tutti perfetti e tutti uguali. Credo molto nella libertà di espressione, concetto molto confusionario nell'epoca che stiamo vivendo... nel senso che, sì, siamo tutti liberi di dire quello che pensiamo (su Facebook, ad esempio, vergognoso) ma siamo allo stesso tempo limitati nei contenuti. E limitare i contenuti per un discorso di vendite è come trasformare l'arte in una macelleria.

Il rock è morto?

Che scherzi? Assolutamente no. Non finché c'è qualcuno a questo mondo che crede nella libertà, e non in dogmi e regole che soprattutto ora come non mai stanno moltiplicandosi, che si spinge oltre ai limiti, che non ha paura di alzare la voce per farsi sentire, e non ha paura di passare per pazzo, stronzo, casinista, masochista, scellerato e chi più ne ha... Il rock è morto? Non finché ci saranno pecore nere in giro per la città. Due sono garantite.

Siete un duo ma riuscite ad avere l'impatto di una band ben più numerosa. Essere solo in due credete sia più un limite o una risorsa?

Il punto non è essere in due, tre, cinque o sessanta: la cosa più importante è il feeling, umano e musicale, che si crea tra persone che suonano insieme. L'alchimia dal punto di vista musicale è fondamentale perché è da quella connessione speciale che si crea tra le persone che inizia la ricerca di quella formula per far funzionare tutto il discorso musicale. Certamente il fatto di essere in due comporta una ricerca musicale (a livello di suoni come di arrangiamento) diversa da quella che può avere un'orchestra, e di conseguenza “risultati” anche diversi. Il fine resta però lo stesso: stupire, colpire, trasmettere un messaggio, creare qualcosa che unisca le persone.

Che importanza hanno le parole all'interno della vostra musica? E di cosa parlano le vostre canzoni?

Le parole hanno un'importanza fondamentale poiché sono il veicolo più diretto per trasmettere un messaggio. Sono importanti almeno tanto quanto la parte musicale. I nostri pezzi parlano di quotidianità fondamentalmente. Parlano di quello che viviamo tutti i giorni, di quello che vorremmo cambiare, di un mondo freddo e inospitale fatto di piazze deserte e persone automatizzate, parlano di amore e follia, di quella fame di vivere che viene continuamente schiacciata da contingenze esterne e che si tramuta in un grido pazzo, libero.

Sono da poco usciti il vostro primo singolo e il vostro EP d’esordio. Volete parlarci un po' di questi due progetti?

“Salutami i tuoi”, il singolo, è stato il primo pezzo che abbiamo scritto. Ci abbiamo messo un bel po' prima di finirlo. Si può dire essere il punto di partenza dei Circus Punk. Da quel momento siamo entrati nel vivo della scrittura e quindi nella ricerca di quella famosa formula di cui parlavo prima. E uno dopo l'altro abbiamo scritto una decina di pezzi, tra i quali abbiamo scelto i più significativi per noi ed ecco “Fuori Tutto”, il primo lavoro ufficiale dei Circus. Siamo contentissimi e non vediamo l'ora di poterlo suonare ovunque non appena la situazione storica momentanea ci darà un po' di tregua.

Sogni, ambizioni o propositi per il 2022? E per il futuro della band?

Questo 2022 si apre con l'uscita del nostro primo lavoro in studio! Credo si prospetti un anno frizzante. Più che tutto vogliamo portare la nostra musica in giro, quindi fare più show possibili. E ovviamente continuare a scrivere pezzi e cercare la musica. E beh, dopo un EP di cinque pezzi si potrebbe parlare di registrare un album....

Roberto Bonfanti
www.robertobonfanti.com

blog www.rocktargatoitalia.it

 

 

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Rocktecture: cos'hanno in comune musica e architettura

Il libro RockTECTURE, edito da Giorgio Mondadori, sarà l’occasione per condividere le esperienze di:
Luciano Galimberti, Presidente di ADI

Massimo Roj, Amministratore Delegato Progetto CMR
Fortunato D'Amico, Curatore e Giornalista
Modera:
Francesco Zurlo, Preside della Scuola del Design, Politecnico di Milano

Martedì 25 gennaio 2022 ore 18:00

Il Rock ‘n’ Roll è giunto sino a noi in forme sempre diverse accogliendo le culture giovanili di tutto il mondo. La sua nascita ha accompagnato la crescita delle città moderne e degli stili dell’architettura, del design, della moda che si sono succedute nell’arco di oltre sessant’anni di storia.La cultura del Rock è una straordinaria chiave di lettura per comprendere le relazioni, i parallelismi, gli innesti che hanno dato origine ai linguaggi creativi e al paesaggio internazionale così come oggi lo viviamo. 

 La musica, come l’architettura, è ancora un linguaggio che anticipa e interpreta il futuro? Hanno, queste due arti, un destino comune?

ADI Design Museum
Piazza Compasso d’Oro 1, 20154 Milano
(Ingresso da via Ceresio 7 – Via Bramante 42 – Piazzale Cimitero Monumentale)

RSVP: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

La normativa dispone che potranno accedere al Museo solamente le persone munite di Green Pass rafforzato e dotate di mascherina FFP2

 

 

 

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Ecco la Banda Osiris 2022

Eccoci qui!

Vi salutiamo insieme all’anno nuovo. Buon 2022. Musica, divertimento, ironia e maestria. Ancora sfidando tamponi, mascherine chiusure inaspettate. Teatri pieni, voglia di divertimento e potente spensieratezza sono la risposta agli scherzi del Covid. Ci siamo e resistiamo ostinatamente e orgogliosamente come da ormai 42 anni.

Vi ricordiamo quattro splendidi spettacoli: se li incontrate non perdeteli.

AquaDueO con Telmo Pievani

“La Terra è un pianeta improbabile e fragile, al posto giusto nel momento giusto attorno alla stella giusta, preziosissimo, non ce n’è uno di ricambio. Si chiama Terra, ma dovrebbe chiamarsi Acqua. Teniamocela stretta! “

Uno spettacolo fatto di acqua con musica, ironia e scienza.

L’intreccio e l’intesa con Telmo Pievani agganciano scienza e divertimento ad un altissimo livello. Lucio Dalla è il filo rosso dello spettacolo poi gli scempi contro il mare, il miracolo della prima goccia di pioggia sulla terra fino all’acqua che brucia.

Uno spettacolo dal gusto nuovo, con la totalità di brani inediti in cui si riscopre la vena onirica e surreale degli esordi. La complicità del prof. Pievani sposta il dibattito su temi importanti ed indispensabili trattati con leggerezza e semplicità. Un vero e proprio "hommage a l'eau", un viaggio musicale, tanto scanzonato nei toni quanto profondo nei contenuti, attraverso i problemi che affliggono il nostro pianeta. La Banda e il professore vogliono dimostrare che il nostro mondo è ormai con l'acqua alla gola.

“Quanto è leggero tutto questo in una goccia di pioggia. Con che delicatezza il mondo mi tocca. Qualunque cosa ogni qualvolta che sia accaduta è scritta sull’acqua di Babele”.

Sherlock Junior la sonorizzazione del film di Buster Keaton

La Banda Osiris suona per un’ora doppiando, rumoreggiando, musicando con estrema riverenza la comicità surreale e impassibile del capolavoro di Buster Keaton in un crescendo travolgente. Una nuova produzione che lo scorso anno ha lasciato a bocca aperta il pubblico di “Strade del Cinema”. La perizia delle colonne sonore, la concentrazione e l’intensità di un insieme forte, solido e affiatato, che sorprende. Ma anche qui non mancano le sorprese: come chiusura una sonorizzazione all’impronta di una pellicola inedita in bianco e nero di un vecchio regista, in cui il protagonista inizia a giocare con i musicisti, fino a che la musica non riesce a trasformare la storia raccontata. Il finale è la storia del cinema musicata e condensata in pochi minuti di uragano.

Se non lo vedi non ci credi.

Le dolenti note

Il “must have”, il caposaldo, la pietra miliare. Prendendo spunto dall’omonimo libro, la Banda Osiris trasforma le pagine di carta in un libro illustrato in 3D. Un viaggio irrefrenabile tra musica e teatro ai confini della realtà. Una girandola senza sosta di gag musicali. Un libro alla rovescia: un inno all'amore per la musica travestito da manuale per evitare i musicisti e il loro gramo mestiere. Un antidoto contro le false speranze del musicista fai-da-te.

Capitoli come provocatori consigli: dal perché è meglio evitare di diventare musicisti a come dissuadere i bambini ad avvicinarsi alla musica, da quali siano gli strumenti musicali da non suonare a come eliminare i musicisti più insopportabili.

Racconti fulminanti e letali, aforismi, aneddoti, la posta della Banda, citazioni dotte, mescolate, frullate in abilità mimica e musicale. La summa della musica dopo 42 anni di carriera.

Un meccanismo perfetto, un risultato certo, una macchina da guerra della futura rivoluzione musicale.

 

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Recensione de “Il nodo”, romanzo di Pieralberto Valli. articolo di Roberto Bonfanti

Pieralberto Valli si conferma sempre più una mente preziosa nel panorama contemporaneo. Lo abbiamo scoperto come musicista ormai una quindicina d’anni fa come leader dei Santo Barbaro, poi ci siamo lasciati affascinare dalla ricerca sonora e poetica sempre personalissima e fortemente visionaria dei suoi lavori da solista (“Atlas” del 2017 e “Numen” del 2019), e in tempi più recenti abbiamo molto apprezzato anche il suo percorso da scrittore che, dopo “Finché c’è vita” del 2015 e “Trilogia della distanza” del 2020, si arricchisce con “Il nodo” di un nuovo importante tassello.

“Il nodo” è un romanzo che assimila molto bene gli insegnamenti dell’Orwell di “1984” e dell’Huxley de “Il mondo nuovo”, ma anche di alcuni lavori di P.K.Dick o del Bradbury di “Fahrenheit 451”, trasportandoli però in una narrazione ancora più filosofica e introspettiva. Un libro che scorre molto lento, dando un peso enorme a ogni singola sfumatura e scendendo, grazie anche al grande spazio dato alla dimensione onirica, molto in profondità nella mente e dell’animo del protagonista, finendo di riflesso col portare il lettore a guardare attraverso i suoi occhi e le sue paure inconsce le contraddizioni di un futuro distopico in cui, con un’esasperazione della tecnica che porta a una società fortemente venata di transumanesimo, tutto è studiato per apparire comodo e rassicurante.

Se con “Trilogia della distanza” Pieralberto Valli ci aveva regalato una serie di riflessioni profonde sul tema dell’allontanamento e dell’isolamento, rispecchiando l’aria che molti di noi respiravano in quel 2020 in cui il libro uscì, con “Il nodo” l’artista romagnolo compie il passo successivo, scontrandosi con un mondo in cui la tecnica ha ormai vinto sulla carne e confrontandosi con il bisogno di umanità di una fetta della popolazione ma anche con i relativi rischi. Un lavoro scritto in modo magistrale in cui non c’è nessuno spazio per la banalità o per le risposte consolatorie, ma soprattutto un libro profondamente pensato e destinato a mettere in modo riflessioni quasi mai facili da affrontare che vanno a toccare temi spinosi come il significato del dolore, il concetto di società e la natura stessa dell’essere umano.

Roberto Bonfanti
www.robertobonfanti.com

blog www.rocktargatoitalia.eu

 

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art meeting in Bucharest

ART MEETING IN BUCAREST

100 Contemporary Artists

Fino al 31 gennaio sono aperte le selezioni degli Artisti che avranno l’onore di rappresentare l’arte italiana contemporanea nella prestigiosa esposizione, a cura di Mario Napoli, ART MEETING IN BUCAREST che organizzeremo nell’aprile 2022 presso il Palazzo del Parlamento di Bucarest.

La mostra è indirizzata ad ARTISTI interessati a incrementare la visibilità delle proprie opere a livello internazionale e proporsi sul mercato collezionistico europeo.

Farà da cornice a questo importante evento il Palazzo del Parlamento di Bucarest, il secondo edificio amministrativo più grande al mondo per estensione e il terzo per volume, realizzato nei primi anni Ottanta, partner da diversi anni dei principali musei d'Arte Contemporanea in Europa (Parigi, Venezia, Milano, Vienna, per citarne solo alcuni), ospita al suo interno anche il Museo di Arte Contemporanea della città.

L’iniziativa è rivolta ad artisti non solo residenti in Italia nelle discipline di pittura, scultura e fotografia. Sono ammesse opere, in piena libertà stilistica e tecnica. Le dimensioni massime consentite per la pittura sono di cm. 100x120h, per la scultura 60x60x150h e in ogni caso non superiore ai 20 kg. Il tema è libero.

 

 

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La Giarina: Arte Contemporanea

LA GIARINA: ARTE CONTEMPORANEA 

LA PERSONALE DI FRANCESO GARBELLI, DIARIO PUBBLICO

Dagli anni '80 agli anni 2000, a cura di Francesco di Giorgio è stata prorogata fino al 12 febbraio 2022.

La mostra è visitabile dal martedì al sabato dalle ore 15:30-19:30.

ACCESSO LIBERO CON SUPER GREEN PASS.

Per informazioni scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

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galluci: novità bambini e ragazzi

NOVITÀ BAMBINI E RAGAZZI

Il lupo e il leone (8+ anni)

di Christelle Chatel, Gilles de Maistre

Alla morte del nonno Alma torna nella casa dell’infanzia, su un’isola in mezzo a un lago circondato dalle foreste. La tranquillità delle sue giornate è sconvolta quando all’improvviso nella sua vita fanno irruzione un lupacchiotto e un leoncino. La ragazza decide di prendersene cura di nascosto da tutti, per proteggerli dagli uomini che li vogliono catturare e rinchiudere.
I due cuccioli crescono giocando insieme come fratelli. Ma un giorno il segreto viene scoperto: il lupo è rinchiuso in una riserva naturale e il leone spedito in un circo. Separati da centinaia di chilometri, da sbarre e recinti, Alma e i suoi due amici cercano disperatamente di ritrovarsi

All’interno le foto del film

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SOS Veleni in mare (9+ anni)

di Sabina Colloredo
disegni di: Sara Not

I quattro cugini Olivia, Zoe, Luca e Devin sono pronti a trascorrere insieme una nuova vacanza. Ma quando arrivano in spiaggia, una brutta sorpresa li attende alla foce del fiume: pesci, rane, insetti e persino due scoiattoli galleggiano inermi sospinti dalla corrente. Le acque sono avvelenate. Ma chi è stato? E come? Una nuova sfida per i ragazzi della Quercia Storta: scoprire i colpevoli e fermare il degrado ambientale!

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Scopri anche Fuoco nel bosco

Orsetto Bruna guida il carro attrezzi (2+ anni)

disegni di: Benji Davies

Aiuta Orsetto Bruno a riparare l’auto guasta e divertiti a giocare con i meccanismi! Segui questo simpatico personaggio nelle sue avventure: i testi in rima della storia e i meccanismi a scorrimento delle pagine stimoleranno la tua fantasia!

A cursore

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Scopri tutte le avventure di Orsetto Bruno

 

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Gli ascolti di gennaio 2022. articolo di Roberto Bonfanti

"Consapevoli sterminatori, accorti nel distruggere, attenti nell'arricchire. […] Siccome sanno quello che fanno, non li perdono, non li perdonerò." cantava un quarto di secolo fa il sempre lungimirante Giovanni Lindo Ferretti in una canzone intitolata “Buon anno, ragazzi” che, riascoltata oggi, suona come la colonna sonora ideale per il capodanno spettrale appena passato. Prima di gettarci a capofitto nel caos di questa notte senza fine, però, mi sembra giusto iniziare il nuovo anno parlando di cose belle e dando, come ogni mese, la meritata attenzione ad alcuni dischi importanti usciti di recente.

Pur simpatizzando istintivamente un certo approccio idealista, devo ammettere che mi dispiace che “Il deserto la notte il mare” di Andrea Chimenti sia stato distribuito solo in formato “fisico”. Mi dispiace perché il nuovo album dell’ex voce dei Moda è un lavoro davvero affascinante e ispirato che racchiude la summa della poetica che ha accompagnato Chimenti in tutti questi anni e che non sarebbe giusto considerare come un prodotto “di nicchia”. Un disco crepuscolare e tremendamente evocativo, intriso della canzone d’autore più introspettiva, di qualche ombra neofolk o qualche apertura a un pop d’alta scuola e di una vena rock tanto intima quanto irrequieta. Un lavoro fatto di pensieri notturni ed eleganza che merita di essere ricordato fra le prove più significative della lunga carriera di una delle voci più raffinate della nostra musica alternativa.

Se si vuole parlare di commistione fra musica e letteratura, “L’altra faccia della luna” dei Carver è uno degli esempi più sfrontati di come si possa tentare di percorrere questa strada in modo realmente privo di compromessi e per nulla consolatorio. Il nuovo album della band lombarda è infatti un percorso apocalittico in cui un’elettronica distorta cupissima e pregna di inquietudine ci accompagna alla scoperta di storie crude, dolorose e spesso disturbanti nel senso più poetico e caustico del termine. Un disco per stomaci forti e menti molto aperte che non concede nessun appiglio a un ascolto rilassato o superficiale ma che proprio da questa sua estrema coerenza trae un fascino tutt’altro che trascurabile.

Quello di Max Manfredi è un nome che, per gli amanti della musica d’autore più pura e pregiata, rimane sempre una certezza e il suo nuovo album intitolato “Il grido della fata” non fa certo eccezione. Dodici canzoni sognanti e poetiche, ricche di riferimenti letterari e deliziose acrobazie linguistiche, che vanno a innestarsi su sonorità limpide e molto ben calibrate che uniscono con grande naturalezza tradizione e innovazione. Un album fuori dal tempo e forse anche dallo spazio che, regalando a piene mani grazia e conferme, appare come una bella boccata d’aria pulita capace di coniugare, tanto nei suoni quanto nelle tematiche, sano classicismo e modernità.

A ormai quasi vent’anni dal brillante esordio e dalle relative attese, Babalot continua a rappresentare una strana anomalia nella musica italiana. Un personaggio sfuggente che scompare e riappare a proprio piacimento regalando piccole perle di cantautorato sghembo e visionario. “Coso”, il nuovo split album condiviso con Pootsie, si presenta come una vera e propria scheggia impazzita in cui i due artisti si divertono a mischiare la vena cantautorale sporcata da una poetica surreale di Babalot con il rock a bassa fedeltà pregno di ironia del compagno d’avventura. Un disco spontaneo, divertito e piacevolmente fuori dagli schemi.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

 

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Un nuovo video per salutare l'anno che se ne va

 

 

Un nuovo video per salutare l'anno che se ne va


Un saluto a tutte e tutti

Sono molto contento di come vanno le cose qui sulla rete. In tantissime e tantissimi aprite le mail, guardate i video e seguite il podcast. Questa volta vi regalo un nuovo video a cui pensavo da parecchio tempo.

Le sfocature in fotografia non sono una semplice questione tecnica, ma a volte ci dicono quanto sia importante affrontare le cose con le mille possibili conseguenze, oppure cercare dove una tinta scolora nell'altra. Il passaggio tra il pomeriggio e la notte è un buon simbolo, dalla confusione che si crea può nascere qualcosa di nuovo, di inaspettato, si possono aprire nuove e inattese porte.

Ne parlo nel video di questa settimana.

Dalle 20,30 in avanti lo trovate sul mio canale YouTube e poi anche sulle pagine Facebook.

Mi ero ripromesso di arrivare a 100 iscritti sul canale per la fine dell'anno e ne mancano pochi per raggiungere questo traguardo, quindi se vi iscrivete mi fate un grande regalo e questo sta a significare che in tanti condividete l'idea di costruire una rete di persone che si interessano, e credono, in un uso sostenibile e culturale di internet e dei social. Che poi è una delle grandi vocazioni di questi strumenti. Sono cresciuto tantissimo grazie alla rete, soprattutto negli ultimi tempi, e si stanno creando dei momenti intensi e forti tra persone lontane, lontanissime fisicamente ma con interessi uguali, ne sono testimonianza le chat, gli incontri su zoom e queste piccoli momenti legati ai video.

Vi aspetto questa sera e vi saluto con un grande augurio per il nuovo anno.

Alla prossima,
roberto

 

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