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Articoli filtrati per data: Marzo 2021

Afterhours e Manuel Agnelli da oggi ufficializzano il rapporto di management con Vertigo

Dopo anni di collaborazione nel booking, Vertigo decide di stringere ulteriormente il rapporto con Afterhours e Manuel Agnelli. L'ufficio stampa degli Iron Maiden e Bring Me The Orizon prolunga il suo contratto con i musicisti occupandosi sia del management della band che di quello di Manuel Agnelli. 

"Sarà per noi una bella ed interessante esperienza accompagnare questo straordinario artista nei suoi prossimi progetti e nel suo percorso professionale" conferma la redazione di Vertigo nei confronti del musicista fondatore e frontman del gruppo alternative rock Afterhours.

Ai meriti del già noto cantautore, si aggiunge oggi la fama riscossa dopo la carica rock dell'Artiston che ha visto come protagonisti Manuel Agnelli e i vincitori del settantunesimo festival di Sanremo, i Maneskin; un successo che il noto ufficio stampa milanese ha ben deciso di cogliere al volo. 

 

Blog: rocktargatoitalia.eu

Giulia Villani

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023 - “San Remo” (saremo) un giorno forse diversi?

di Antonio Chimienti

Non ti stupisco sé ti dico che il festival anche quest'anno non lo ho visto, ma forse ti stupisco sé ti confesso che per me da molti anni non esiste neanche più.

E non è per snobismo o per la presunzione di essere migliore e sentire di meritare di meglio…. no è proprio perché non c’è il contenuto nella scatola da consumare: non c’è la musica.

Eppure un suono uscirebbe dagli altoparlanti della televisione, ma nessuno può deglutire una torta di polistirolo dopo aver goduto per anni con una torta vera.

Ma non sono il solo a descrivere tutto ciò. Alla mia età sì conoscono molte persone: Produttori molto più importanti di te, fonici molto più preparati di te e persone molto più sagge di te e poterle ascoltare fa giungere alle tue orecchie e alla tua coscienza un solo ed unisono coro, un canto di dolore per un’arte che di arte non ha più assolutamente nulla: la musica.

Il contraddittorio è auspicabile e sempre ben accolto da chiunque voglia imparare di più potendo appunto aggiungere qualcosa al suo sapere sostituendo o aggiungendo qualcosa proprio attraverso il confronto, che di suo stabilisce proprio le condizioni di esemplarità dell’umano errare, ma quando il contraddittorio svanisce perché alcune posizioni non sono difendibili dal raziocinio di alcuno… bhè in quel momento il vuoto ti sommerge.

Nessuno che non siano emissari della rai o di persone coinvolte dall’immagine irradiata del Festival di San Remo dirà che ha visto San Remo con grande soddisfazione personale e soddisfacimento della sua anima.

Sé potessimo togliere 1 euro dal nostro canone rai selezionando con un segnetto il quadratino corrispondente sul bollettino di pagamento rinunciando al Festival vedremmo milioni di euro risparmiati.

Non è polemica e mi scuso sé urto la sensibilità di alcuno; ma è che sto riassumendo il pensiero di migliaia di persone appartenendo io contemporaneamente a diversi comparti della musica e quindi quotidianamente scrivendo e leggendo ogni giorno in tanti gruppi e confrontandomi con tanti amici.

Ma d'altro canto il Festival come ho già scritto altre volte è e sarà sempre , come ogni altra manifestazione a carattere nazionale ( da una partita della Nazionale di calcio a una qualsiasi altra manifestazione purché sempre a carattere nazionale), un'espressione dei nostri tempi e della nostra mentalità ed i nostri tempi sono doloranti proprio di questa angosciante necessità di esserci, di continuare ed esserci senza prendere neanche minimamente in considerazione la possibilità di morire per poi rinascere. E per questo che così portiamo avanti e indugiamo in scelte nefaste che già hanno prodotto brutture la volta precedente.

Insistiamo con comportamenti sociali generali che già ci hanno creato dei serissimi danni, ma rispetto alla quale sostituzione evidentemente il dolore minore risulta continuare a starci dentro.

Neanche i “Padri”, quelli che quando i miei figli erano bambini glieli descrivevo come i nostri salvatori, i vecchi del mondo che in caso di necessità avrebbero presidiato e protetto il valore di ogni cosa, Senatori della Repubblica piuttosto che anziani discografici o produttori ( e ne conosco diversi di entrambe le famiglie) sembrano essere interessati a fare qualcosa per questo cambiamento di rinascita. Il loro mantra è : “ cosa possiamo farci noi?”. Sto parlando di produttori con incassi  semestrali di diritto di autore di milioni di euri o Senatori della Repubblica con la capacità di spesa di 10 calciatori di serie A più l’optional dei derivati del manovrare il potere.

San Remo deve essere chiuso prima che la chiusura glielo imponga a sua volta.

Deve chiudere fino a quando il valore trainante la competizione ritorna ed essere quello della competitività dell’anima.

La gara che a fronte di un meritato premio permette agli artisti di indagare nella propria profondità dell’anima per acchiappare, il vincitore più di altri, quel seme di umanità che la sua canzone potrà svelare agli altri. L’anima come ogni altra parte dell'essere umano, secondo alcune vecchie scritture, combacia come ogni altra parte ciascuna con un luogo geografico del nostro pianeta e quindi con una popolazione ed ancora la riflessa cultura di quel popolo. Ecco quindi che l’aspetto intellettivo e matematico verrebbe fatto corrispondere all’India piuttosto che lo stomaco con la Cina ed altre parti con altri paesi, ma è con la nostra bellissima e fortunatissima Italia, nonché baciata da ogni sorta di privilegio, che sì fà corrispondere l’Anima del mondo…. e noi cosa facciamo?

Va bene non sapere, ma anche convincersi di non sentire alcuno schifo quando il cibo in bocca sa di spazzatura… mi sa che va incontro ad una sola e meritatissima riflessione: dobbiamo sprofondare ancora un bel po’ prima di capire che quello che siamo è poca cosa rispetto a quello che dobbiamo essere per tutta l’umanità.

In altre parole finché pensiamo a quanto ognuno di noi può sopportare singolarmente, non ci renderemo conto che staremo facendo sopportare la stessa cosa a tutto il pianeta e quello a cui va la mia attenzione non è l’aspetto terreno, ma quello spirituale che da esso viene supportato affinché possa esprimersi.

Per essere chiarissimi: sé non ho mangiato e riposato a sufficienza non riesco neanche a sintetizzare i miei pensieri sublimi e tramite essi la mia testimonianza di vita.

Bene capite che da qua a San Remo… di acqua ce ne passa.

Comunque sempre confrontandomi con altre persone molti sì sono espressi con parole di apprezzamento per il conduttore o i vestiti, ma capite… nulla sulle canzoni e quindi sì un grande spettacolo con grandi investimenti e tante luci, ma sé devo guardare uno spettacolo di barzellette o di intrattenimento … un Varietà a portata di telecomando sì troverebbe comunque sempre. Ma sé se invece volessi assistere ad un concorso della CANZONE ITALIANA?

Un pensiero a Luigi Tenco (quando sì parlava della sensibilità dell’anima) e siccome durante San Remo non sì trova mai il tempo per certe cose, anche a Stefano D'Orazio che credetemi era davvero umile e imbarazzantemente alla mano come viene descritto, tanto che quando lo incontravi pensavi fosse il Suo sosia tanto ti dava la mano come fosse un tuo vicino di casa…...sconcertante.

testo di Antonio Chimienti

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"Sono virtuale" è il nuovo singolo dei Ninfea

Tornano sulle scene i Ninfea, band pugliese, che con il loro granitico sound rock/grunge da diversi anni animano la scena underground tarantina. La band, guidata da Alessio Ligorio, ha pubblicato il 5 marzo il nuovo singolo e video “Sono Virtuale” prodotto (come l’intero album) da Max Zanotti (Deasonika,Casablanca) e realizzato con il contributo di Puglia Sounds Record. 

"Sono Virtuale” è il singolo apripista, brano manifesto dell’album “Ri-Evoluzione” in uscita il prossimo 7 Maggio per Vrec Music Label / Audioglobe.

La regia del video è di Pietro Cinieri ed è un vero e proprio cortometraggio accusatorio della dipendenza dalla tecnologia. Mentre la band suona tutto il pubblico è immerso negli schermi del proprio telefono: «La tecnologia e lo sviluppo, devono essere solo un mezzo per migliorare la vita e non un’ossessione invasiva». 

Il singolo, come ’intero album, è stato registrato e mixato da Diego Cipriano, presso l’HC Music Lab studio (Grottaglie - TA).

BIOGRAFIA 

La band composta da Alessio Ligorio (Chitarra/voce), Francesco Lanzo (batteria) e Alessandro Martina (basso), nasce nel 2001 con il nome di Glimpse. Nel 2004 prendono il nome di Ninfea abbracciando la lingua italiana. Nello stesso anno esce il primo singolo "Magica" prodotto da Fulvio Carotti e nel 2006 danno alla luce il primo EP ufficiale "Non Oltre…". Sotto etichetta Killerpool/Goodfellas pubblicano il disco d'esordio "ADE" nel 2011.

La band suona per tutta la nazione e tra un tour e l'altro, partecipa a diversi Festival di rilievo dividendo il palco con artisti del calibro de i Marlene Kuntz, gli Zen Circus, Marla Singer, RumoreRosa, Ronin e tanti altri. Successivamente, firmano con Vrec/Audioglobe per il secondo album in studio: ”Superstite” con ottimi riscontri da parte degli addetti ai lavori. Sempre nel 2016 partecipano al Beat festival (Empoli) sul palco con Nidi D’Arac. Nel 2017 salgono sul palco del CMF 2017 con Ermal Meta e del South's Cheyenne insieme ai Lacuna Coil.

Con l'ingresso del 2018, il trio torna in sala prove per scrivere il terzo album. Ad album quasi pronto proseguono il "Superstite Tour" per le ultime date, fra le quali, in alcuni concerti, il terzetto ha diviso il palco con Pino Scotto. Il nuovo album intitolato "Ri-Evoluzione" è prodotto da Max Zanotti con la partecipazione straordinaria di PinoScotto in uscita a Maggio 2021. L’album “Ri-Evoluzione” rientra nella programmazione Puglia Sounds Records 2020/2021 - Regione Puglia FSC 2014/2020 Patto per la Puglia - Investiamo nel vostro futuro.

BlogRocktargatoitalia.eu

Eleonora Corso 

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"Sono virtuale" è il nuovo singolo dei Ninfea

Tornano sulle scene i Ninfea, band pugliese, che con il loro granitico sound rock/grunge da diversi anni animano la scena underground tarantina. La band, guidata da Alessio Ligorio, ha pubblicato il 5 marzo il nuovo singolo e video “Sono Virtuale” prodotto (come l’intero album) da Max Zanotti (Deasonika,Casablanca) e realizzato con il contributo di Puglia Sounds Record. 

"Sono Virtuale” è il singolo apripista, brano manifesto dell’album “Ri-Evoluzione” in uscita il prossimo 7 Maggio per Vrec Music Label / Audioglobe.

La regia del video è di Pietro Cinieri ed è un vero e proprio cortometraggio accusatorio della dipendenza dalla tecnologia. Mentre la band suona tutto il pubblico è immerso negli schermi del proprio telefono: «La tecnologia e lo sviluppo, devono essere solo un mezzo per migliorare la vita e non un’ossessione invasiva». 

Il singolo, come ’intero album, è stato registrato e mixato da Diego Cipriano, presso l’HC Music Lab studio (Grottaglie - TA).

BIOGRAFIA 

La band composta da Alessio Ligorio (Chitarra/voce), Francesco Lanzo (batteria) e Alessandro Martina (basso), nasce nel 2001 con il nome di Glimpse. Nel 2004 prendono il nome di Ninfea abbracciando la lingua italiana. Nello stesso anno esce il primo singolo "Magica" prodotto da Fulvio Carotti e nel 2006 danno alla luce il primo EP ufficiale "Non Oltre…". Sotto etichetta Killerpool/Goodfellas pubblicano il disco d'esordio "ADE" nel 2011.

La band suona per tutta la nazione e tra un tour e l'altro, partecipa a diversi Festival di rilievo dividendo il palco con artisti del calibro de i Marlene Kuntz, gli Zen Circus, Marla Singer, RumoreRosa, Ronin e tanti altri. Successivamente, firmano con Vrec/Audioglobe per il secondo album in studio: ”Superstite” con ottimi riscontri da parte degli addetti ai lavori. Sempre nel 2016 partecipano al Beat festival (Empoli) sul palco con Nidi D’Arac. Nel 2017 salgono sul palco del CMF 2017 con Ermal Meta e del South's Cheyenne insieme ai Lacuna Coil.

Con l'ingresso del 2018, il trio torna in sala prove per scrivere il terzo album. Ad album quasi pronto proseguono il "Superstite Tour" per le ultime date, fra le quali, in alcuni concerti, il terzetto ha diviso il palco con Pino Scotto. Il nuovo album intitolato "Ri-Evoluzione" è prodotto da Max Zanotti con la partecipazione straordinaria di PinoScotto in uscita a Maggio 2021. L’album “Ri-Evoluzione” rientra nella programmazione Puglia Sounds Records 2020/2021 - Regione Puglia FSC 2014/2020 Patto per la Puglia - Investiamo nel vostro futuro.

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Eleonora Corso 

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Nicolò Marangoni e la sua delicata nostalgia: l'intervista

La tua stanza piena di fiori” è un delicatissimo singolo firmato da Nicolò Marangoni: dopo Flaubert e La bellezza non si nota, il cantautore restituisce uno sguardo profondo sul vissuto anche più quotidiano. Sulle note di una ballad d’amore racconta l’importanza dei ricordi, come fiori da proteggere e di cui prendersi cura.

Come hai fatto sempre

Abbi cura dei ricordi è la tua stanza piena di fiori

Entravo in punta di piedi ed uscivo con due occhi nuovi

Abbiamo deciso di intervistare il cantautore vicentino per conoscere meglio il suo progetto musicale.

Come ti sei avvicinato al mondo della musica?

Per istinto da piccolo, ricordo che c’è stato un momento in cui ho voluto iniziare a suonare la chitarra e poi da li è seguito tutto il resto.

Quali sono gli artisti che più hanno segnato il tuo percorso?

Per citarne solo alcuni ti dico De Andrè, Vecchioni, Bob Dylan, Leonard Cohen.

Come nasce un tuo brano? Qual è il processo artistico che segui?

La scrittura della canzone parte sicuramente dall’intuizione che mi può arrivare in qualsiasi momento, da qui se scrivo una canzone che mi convince la porto in studio dove con il mio team lavoriamo sulla produzione.

La tua stanza piena di fioriè una canzone molto personale: com’è condividere con il tuo pubblico questa parte più intima?

Molto bello, perché credo che tutte le canzoni siano un regalare qualcosa di strettamente tuo a gli altri che ti ascolteranno e a me questa cosa mi rende molto grato nei confronti di chi mi ascolta.

In “Flaubert” racconti una storia d’amore legata dalle pagine di uno stesso libro. Cosa ti affascina del poeta naturalista?

Credo che Flaubert debba essere letto da tutti, sa scrivere, sa dirti cos’è la bella nostalgia e sa fartela provare attraverso il linguaggio e le sue immagini. Che dire, non potevo non metterlo in una canzone.

Come concili il tuo progetto musicale con gli studi accademici? È stimolante a livello creativo?

È difficile senz’altro portare avanti anche i miei studi accademici, ma cerco sempre di ricavare anche da i miei studi spunti per scrivere e questo mi fa andare avanti.

Hai altri singoli in uscita? Vuoi darci qualche anticipazione?

Ci saranno altri due singoli prima dell’estate, il primo che uscirà verso aprile molto intimo e suggestivo, mentre il secondo è una canzone molto d’impatto e forse avrà una partecipazione speciale.

Biografia

Nicolò Marangoni nasce a Noventa Vicentina il 5/2/1999. Il suo percorso artistico ha inizio con lo studio della chitarra acustica e successivamente del pianoforte all’età di 14 anni. Con questi due strumenti inizia così a scrivere le sue prime canzoni. Nel 2016 inizia la collaborazione con il produttore Simone d’Eusanio (noto turnista e arrangiatore per molti cantanti italiani) con cui cresce sia artisticamente che personalmente. Partecipa a diversi concorsi e in questi anni ha tenuto molti concerti con un buon riscontro di pubblico e critica. Sempre nel 2016 partecipa alla scrittura del libro collettaneo “La mia prima volta con Fabrizio De Andrè”, con prefazione di Dori Ghezzi. Attualmente sta lavorando su diversi brani in direzione di un primo album con lo studio Take Away, di Benji e Fede. Le canzoni per Nicolò sono una resistenza al disordine, uno sguardo profondo sulle cose e sulle situazioni di ogni giorno. Il progetto che presenta vuole unire il cantautorato della nostra tradizione con le sonorità pop più moderne. In contemporanea al suo percorso artistico sta studiando “Scienze dello spettacolo” presso l’università di Padova, dove attualmente vive. Preceduto dal singolo “Flaubert” lo scorso ottobre, il nuovo brano di Nicolò Marangoni dal titolo “La tua stanza piena di fiori” è disponibile in digitale dal 27 novembre e in radio dal 4 dicembre.

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Di: Nadia Mistri

 

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YES, THEY DID IT.

YES, THEY DID IT.

Ricordate quel vecchio adagio? Quello che recitava che ci si può guardare dai nemici ma è meglio chiedere ad entità superiori e, possibilmente, onnipotenti se si tratta di amici? Ecco, non avendolo considerato affidabile mi sono trovato a mal partito.

Sono sulla scala mobile della metropolitana “lilla” (la chiamano così ma in realtà è viola per essere benaugurante per tutti i passeggeri ma, in particolare, per quelli che lavorano nello spettacolo) e guardo in alto verso il cielo terso di una bella giornata milanese di primavera anticipata. Il mio umore è buono (considerato il periodo in generale) anche se, come sempre, uscendo dalla stazione vicina alla scuola dove insegno, devo fare i conti con i due ecomostri che mi si parano davanti altezzosi, orrendi ed inesorabili. Sembrano dirmi: noi siamo qui e tu non puoi farci nulla. Sono le prime cose che vedi mentre sei sulla scala mobile (… so cosa state pensando! Smettetela, non c’è altra soluzione per uscire di là) e ti provocano una discreta  voglia di tritolo di prima mattina. Sono anche disposto a farmene una ragione, oggi. Mentre sono perso in questi pensieri, il mio telefonino vibra ed io, incautamente, rispondo.

E’ un amico. Dopo alcuni secondi di convenevoli, parte  con un “pippone” articolato e fastidioso. Il suo tema è: “ … perché cazzo non hai mai scritto degli Yes?”

Cerco di argomentare … Non è proprio vero … Bla … bla … Nel ciclo di articoli che parlavano delle Generazioni dei decenni della seconda metà del secolo scorso, ne avevo parlato tra i padri del progressive rock insieme a King Crimson, Genesis e Gentle Giant ... bla … bla …

Ammetto onestamente che il maledetto ha ragione! Non mi ci sono mai dedicato. Li ho citati ma non li ho mai celebrati. A mia discolpa, non mi sono mai dedicato nemmeno ai Gentle Giant o ai Genesis! Eppure, sono gruppi di cui ho apprezzato e apprezzo storia e composizioni. Ne parlo con Francesco (Caprini, N.d.R.) che mi snocciola tutta una serie di altri gruppi di cui non ho parlato … andiamo bene!

A questo punto, non posso più esimermi. Gli Yes nascono dall’idea di Chris Squire (basso e cori) e Jon Anderson (voce solista, chitarra, arpa e cori) nel 1968. I due si conoscono per caso in un bar grazie alla presentazione del titolare. Così Squire ingaggia come cantante Anderson nel suo gruppo dal nome: Mabel Greer’s Toyshop. I due cominciano a scrivere insieme. Tuttavia, a loro due ed agli altri membri della band, il nome sembra poco memorabile e, comunque, lungo. E’ la formazione delle origini con Bruford alla batteria e l’inserimento di Tony Kaye all’Hammond e tastiere e di Peter Banks alla chitarra solista. E’ quest’ultimo, narra la leggenda, a suggerire il nuovo nome al gruppo: Yes. Semplice e incisivo, oltre ad essere indimenticabile.

Così succede che, pronti via, i ragazzi firmano un contratto con i potentissimi discografici dell’Atlantic e partono con due album: Yes (1969) e Time And A Word (1970). Sono due dischi dove il quintetto mette in mostra delle abilità compositive, di ricerca e un virtuosismo musicale di grande livello. Non hanno però trovato ancora la loro strada, il loro registro e le vendite sperate. Questa cosa non sfugge ai discografici che danno ai ragazzi un aut aut: o il prossimo disco sancirà una loro propria identità (e farà profitti, aggiungerei) oppure sono fuori. La situazione si aggrava quando Peter Banks se ne va. Sembra che non apprezzi le eccessive orchestrazioni propugnate da Kaye e che creda che il Rickenbacker di Squire gli tolga quella parte solista che nel rock la chitarra ha, di solito. Così, in fretta e furia, trovano Steve Howe chitarrista rock con formazione e passione per il jazz. Questo porterà sul palco una Gibson ES 175, non una solid body come era comune, allora.

L’epifania avviene nel 1970. Gli Yes percorrono il solco tracciato dalla Corte del Re Cremisi l’anno prima. Nel 1971 uscirà The Yes Album. La svolta prog è compiuta. L’album è contrassegnato da suite favolistiche e sinfoniche,  liriche, virtuosi solo, esplosioni armoniche e tecnica superiore.

Questi sono gli Yes. Direi, anche questi saranno gli Yes. Tutto questo materiale incredibile, suonato a quel livello delle formazioni del prog, i testi allegorici e quel mondo di idee compositive  e di armonizzazione, cambiano il mondo. la musica non è per tutti … gente, non illudetevi!

Gli Yes cambieranno più volte formazione, dopo questo straordinario e mai dimenticato disco, Kaye lascerà e arriverà Rick Wakeman. Bisogna dire che la loro forza anche cambiando membri, sarà sempre un’amalgama riuscita. Perché gli Yes sono un molteplice esperimento alchemico dove tutto diventa sempre oro con facilità (per loro).

Passeranno i meravigliosi Settanta ma i ragazzi ci regaleranno un’altra perla (anche commercialmente … in un mondo così standardizzato dove tutti fanno la stessa cosa è quasi impossibile credere che dischi così “avanti” anche per oggi potevano essere validissimi anche per il business): nel 1983 esce 90125. Dall’album verranno tratti alcuni singoli di successo.

Ed è proprio così che scopro che il mio amico mi aveva stimolato perché aveva letto che il 3 maggio prossimo uscirà un bel cofanetto della band inglese con nuovo video del brano (famosissimo) Owner Of A Lonely Heart. Il box set in stile flight case conterrà ben 30 dischi e si chiamerà “Union 30 Live”. Wakeman ha definito questa collection: l’evento più importante della storia degli Yes.

Ma la giornata è destinata a peggiorare. Il telefono vibra ancora. E’ un altro amico che mi comunica che lo Spazio Ligera chiuderà per sempre. La causa è da ricercare nelle chiusure coatte a causa dei provvedimenti di contrasto alla pandemia.

La notizia è orribile da tutti i punti di vista.

Dal punto di vista personale, perché consideravo il Ligera un po’ “casa mia”. Ci tornavi magari dopo sei mesi o un anno e ti salutavano come se ti avessero visto il giorno prima. Di solito, Federico mi accoglieva con un “ciao, belva”. Organizzavano qualsiasi evento o iniziativa ed eri sempre coinvolto in un modo o nell’altro. Sempre disponibili a partecipare anche ad altri eventi, anche fuori di là.

Da un punto di vista professionale perché erano sempre permeabili a mie proposte (e di altri) di manifestazioni anche strane o che rischiavano di essere poco partecipate (ma che poi funzionavano grazie alla magia del posto) come, ad esempio, la presentazione di un libro di poesie. Federico e Riccardo poi riuscivano a inventarsi produzioni che coinvolgevano anche gli avventori oltre ad organizzare live di tutto rispetto.

Da un punto di vista sociale: il Ligera era (mi si umidiscono gli occhi ad usare l’imperfetto) posizionato in una periferia “difficile” dove vive un’umanità varia. Il locale era diventato un po’ il fulcro della comunità ma, anche, punto di riferimento per la città tutta. Un esperimento riuscito di accoglienza, di empatia, di comprensione del fatto che tra diversi abbiamo più cose in comune di quelle che ci dividono. Sembra che tuto ciò che sia cultura, aggregazione e fratellanza sia pericoloso per la collettività, ormai. Non si può più credere, per quanto si possa essere ingenui, che sia solo per il virus.

Via Padova, Milano ed anche io saremo più orfani, soli e spaventati senza il Ligera. Decisamente oggi non sarà una buona giornata. Non chiamatemi. Ho gettato il telefono.

di Paolo Pelizza

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Marzo, il mese delle donne!

È marzo e la primavera è ormai alle porte. Qua e là vediamo comparire i mazzetti di mimosa che portano allegria e ci offrono l'opportunità di ringraziare tutte le donne della nostra vita.

Come sapete, qui al Teatro Out Off stiamo curando una serie intitolata "Tutta Casa Letto e Chiesa?" che pubblichiamo sui nostri canali
YouTube, Facebook ed
Instagram
ogni lunedì e venerdì alle 18.30.

Le puntate sono pillole di 6-8 minuti che presentano lo spettacolo "Tutta Casa Letto e Chiesa" di Dario Fo e Franca Rame insieme ad interviste a donne, autrici, giornaliste, studentesse, attrici, attiviste, etc.

Ecco tutte le protagoniste della serie:

Episodio 1 con Diana De Marchi
Episodio 2 con Monica Faggiani
Episodio 3 con Sabina Negri
Episodio 4 con Ilaria Mura
Episodio 5 con Eliana Rotella
Episodio 6 con Romana Petri
Episodio 7 con Cristina Battocletti
Episodio 8 con Elisa Greco
Episodio 9 con Gaia Calimani

Se vuoi aiutare il Teatro Out Off, iscriviti ai nostri social e aumenta la nostra platea digitale. Il prossimo episodio verrà pubblicato domani alle 18.30!

 

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Giulia Villani

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SKUNK ANANSIE: posticipano il tour al 2022

A seguito dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, le date italiane del tour di SKUNK ANANSIE, inizialmente previste per il 15 e 16 novembre 2020 e successivamente riprogrammate in un'unica data al 15 maggio 2021, hanno subito un ulteriore posticipo.

Si terrà dunque un solo show il 15 marzo 2022 sempre al Fabrique di Milano.


Di seguito i dettagli:

SKUNK ANANSIE

15.03.2022 – MILANO, Fabrique

I biglietti acquistati rimangono validi per la nuova data del 2022.

Biglietti in vendita su Ticketone.it

 

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Eleonora Corso

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I Migliori 3 testi di Sanremo 2021

"Avere Anni 20" il programma di Andrea Ettore Di Giovanni nel canale youtube di Rock Targato Italia

https://www.youtube.com/watch?v=6SLcbu9xltQ&t=64s

Manca ormai una manciata di ore all’inizio del 71esimo Festival di Sanremo. Come sapete sono fuori in anteprima i testi dei brani. Ho dato un’occhiata per scoprire quali fossero i miei preferiti, tenendo in considerazione il fatto che non so come sono musicati.

Sigla

Innanzitutto qualche precisazione sulla puntata scorsa, l’approfondi20 su Achille Lauro.

Mi ha scritto qualche utente per ravvisare delle imprecisioni: Lauro ha duettato con Annalisa, non con Arisa Trapper è un termine che non ha senso e che si usa solo in Italia, come “doppiomalto” Non è stato Noyz Narcos a portare Lauro a conoscere la crew di Marra e Shablo Lauro è stato un rapper a tutti gli effetti Ringrazio gli utenti che mi hanno corretto.

Veniamo a Sanremo.

Ho letto i testi in ordine alfabetico per artista. Ne ho selezionati 3 per fare un personalissimo podio, ma ne menzionerò altri 4 che secondo il mio parere destano interesse. Partiamo da queste 4 menzioni speciali: Bugo - E invece si

Come ascoltatore di Bugo, sono quasi della primissima ora. Sono andato a concerti di 50 persone con Bugo che si esibiva su una scalinata. Quindi sono uno di quelli che conosce Bugo da prima del delirio con Morgan. E riconosco molto lo stile di Bugo in questo testo, dove si mostra candido e incede nel brano con una prospettiva da figlio, quasi anche infantile, con i poster in camera di Celentano, i sogni su cosa si vuole fare, o diventare (Vorrei comprare un disco ma non ho il giradischi Vorrei fare l’arbitro ma non mi piacciono i fischi) e l’incomprensione di fronte alla cattiveria, al potere che disumanizza (Voglio immaginarmi che anche un dittatore S’innamora, vomita e poi si commuove)

Quindi Bugo Peter Pan, ci vedrei bene.....continua su http://lustriniesevizie.blogspot.com/...

 

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Dal 10 marzo in tutte le librerie torna "L'uomo a pedali" di Roberto Bonfanti

Dal 10 marzo in libreria e in tutte le piattaforme digitali
“L’UOMO A PEDALI”
la nuova edizione del romanzo di
ROBERTO BONFANTI


A partire dal 10 marzo, “L’uomo a pedali” di Roberto Bonfanti tornerà in libreria e su tutte le piattaforme digitali in una nuova veste ancora più affascinante e incisiva edita da Edizioni del Faro. A dodici anni dalla pubblicazione originaria, l’autore lombardo ha infatti scelto di rimettere mano a quello che è il suo romanzo più importante dandogli a tutti gli effetti una nuova vita, affinandone molte sfumature e rendendolo per la prima volta disponibile anche in formato ebook. “L’uomo a pedali” non è un romanzo sul ciclismo. È una storia in cui l’amore che il protagonista nutre per la bicicletta diventa la metafora di tutte le passioni che ognuno può vivere e del senso di smarrimento che può provocare la perdita di una di queste. Per l’occasione Roberto Bonfanti ha scelto anche di staccarsi dagli schemi promozionali che hanno accompagnato I suoi romanzi precedenti per portare in giro il libro nel modo in cui il suo protagonista avrebbe voluto: su due ruote.

L’UOMO A PEDALI

“Vincere o perdere è solo un dettaglio assolutamente insignificante”: questa è la consapevolezza a cui Sergio sente di essere giunto alla soglia dei trent’anni, dopo aver passato l’adolescenza a inseguire un sogno a cavallo di una bicicletta e aver trascorso la seconda parte della sua vita a cercare di tenere a galla il suo animo inquieto sul filo di un’esistenza assolutamente ordinaria. A fare da spartiacque fra il prima e il dopo c’è stato un brutto incidente che ha mandato in frantumi il suo ginocchio sinistro insieme a ogni possibile illusione. Proprio in occasione del suo trentesimo compleanno, però, Sergio ha scelto di risalire in sella per riassaporare le sensazioni che lo avevano accompagnato da ragazzino e fare definitivamente pace con il proprio passato e il proprio presente. Così, nel corso di una lunga pedalata nel cuore della notte, i ricordi dell’intera sua vita gli scorrono nella mente come chilometri di una lunga corsa su quella bicicletta che ha tanto amato.


L’AUTORE

Roberto Bonfanti è nato ai margini della più profonda provincia lombarda in un sabato pomeriggio di fine giugno dell'anno in cui morì Piero Ciampi. Cresciuto dividendosi fra l'esigenza di raccontare storie, la passione per la musica e l’amore per la bicicletta, ha pubblicato finora cinque romanzi (“Tutto passa invano”, “L’uomo a pedali”, “In fondo ai suoi occhi”, “Suonando pezzi di vetro” e “Alice”), un progetto musicale (“Ogni sorso un ricordo”, realizzato con la collaborazione di Miky Marrocco) e una manciata di racconti sparsi per il web o su alcune antologie. È da anni attivo con diversi ruoli all’interno del mondo della musica indipendente italiana e collabora tuttora con Rock Targato Italia.

Roberto Bonfanti: RobertoBonfanti.com

Instagram: rob.bonfanti

Facebook: Roberto Bonfanti

 

 

ELEONORA CORSO – GIULIA VILLANI
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