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Articoli filtrati per data: Marzo 2021

"LA SAGA DEI VISCONTI" la trilogia di romanzi storici di LUIGI BARNABA FRIGOLI diventa Podcast

La “Saga dei Visconti”, trilogia di romanzi storici di Luigi Barnaba Frigoli dedicata alla dinastia della Biscia, diventa anche podcast!

Storie, racconti e leggende del periodo visconteo, serbatoio delle trame dei romanzi:
La Vipera e il Diavolo, Maledetta serpe e Il morso del basilisco, che hanno conquistato e continuano ad appassionare migliaia di lettori, disponibili (gratuitamente) su Spotify, ITunes e Google Podcast.

Aspettando l’8 Marzo, si comincia con l’incredibile storia di Isabella Fieschi, giovanissima e splendida moglie
del signore di Milano Luchino Visconti, a metà del Trecento: una delle numerose donne della casata di cui si ricorda troppo poco, donne straordinarie, nel bene e nel male, che ebbero una vita davvero… da romanzo.

Clicca qui per ascoltare la storia di Isabella Fieschi

Buon ascolto!

 

Blog: Rocktargatoitalia.eu

Giulia Villani

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Sex Pistols: borchie, spille da balia, provocazione

Sono bastati tre anni e un solo album per segnare la storia della musica: i Sex Pistols hanno sconvolto, e scandalizzato, rendendosi indimenticabili. Hanno scardinato le regole del rock’n’roll classico, imponendo un nuovo genere, il punk rock. Non solo ritmiche veloci, suoni violenti, grezzi, a tratti sgradevoli, e testi dal contenuto provocatorio e volgare: la subcultura punk era contraddistinta anche da un’estetica precisa, fatta di spille da balia, pantaloni di pelle e t-shirt strappate. I Sex Pistols, insieme al loro manager Malcolm McLaren, hanno fatto da apripista al movimento punk, creando un precedente che ancora oggi influenza artisti e designer.

La storia

Tutto ha inizio al civico 430 di Kings Road, nella boutique Too Fast To Live Too Young To Die, di proprietà di Malcolm McLaren e della compagna Vivienne Westwood. Aperto nel 1971, in pochi anni era diventato un luogo di ritrovo per i londinesi più alternativi e ribelli. Ed è proprio qui che due anni dopo Steve Jones, Paul Cook e Wally Nightingale, della neonata band The Strand, incontrano il loro futuro manager.

Malcolm McLaren, fresco dall’esperienza con i New York Dolls, inizia subito a lavorare per la band: trova una sala prove, nel pub Crunchy Fog, e, dopo che Nightingale decide di lasciare il gruppo, provina e inserisce Johnny Rotten e Glen Matlock - commesso nella sua stessa boutique - rispettivamente come bassista e come cantante. Così, il 6 novembre 1975, debuttano a un concerto organizzato al St. Martin’s College of Art di Londra, ma con un nuovo nome: Sex Pistols. Il concerto si chiude dopo soli quindici minuti: un’impiegata della scuola non poteva sopportare un altro secondo di quei suoni caotici e violenti, per di più a massimo volume. Il pubblico però ne è rimasto affascinato ed entusiasta. Il punk rock e la musica dei Sex Pistols non avevano niente a che vedere con il rock progressivo e il pop degli anni Settanta: mentre gli Emerson, Lake & Palmer e Rick Wakeman erano in rotazione su tutte le radio, i Sex Pistols finivano sulle copertine dei giornali per aver dato vita a un movimento ribelle, selvaggio, rivoluzionario.

La loro attitudine aveva attirato l’attenzione di molti. Grazie al successo riscosso riescono a organizzare il loro primo tour inglese e a firmare un contratto discografico con la EMI. Questa fama improvvisa ha portato la band a adottare comportamenti sempre più estremi, causando anche tensioni interne; infatti, in occasione dell’ultima data Glen Matlock lascia il gruppo, sostituito poco dopo da Sid Vicious.

Nel 1977 l’ennesimo affronto agli inglesi più conservatori: God Save The Queen. A soli quattro giorni dall’uscita la BBC l’aveva bandita per “cattivo gusto” a causa del suo testo estremo e irriverente, ma non solo. L’oltraggio più grande riguardava le tempistiche: era stato pubblicato durante l’anno del giubileo d’argento, ossia il venticinquesimo anniversario dall’ascesa al trono della Regina Elisabetta. Le critiche non erano in grado di fermare il movimento, ma, al contrario, lo alimentavano. Infatti, cavalcando l’onda del successo, pubblicano il loro primo e unico album Never Mind the Bollocks, Here's the Sex Pistols: con oltre 200.000 copie, è stato il disco più venduto nel Regno Unito nel 1977.

La band però era arrivata a un punto di non ritorno. Durante il tour negli Stati Uniti si erano ripresentate le vecchie tensioni, accentuate dai problemi di tossicodipendenza di Sid Vicious. Dopo l’abbandono di Rotten, i Sex Pistols erano rimasti senza un frontman. Sid aveva così deciso di intraprendere la carriera da solista, incidendo il suo primo e ultimo album: pochi mesi dopo l’accusa e l’arresto per l’omicidio della compagna Nancy Spungen, il 2 febbraio 1979 muore a causa di un’overdose. Paul Cook e Steve Jones invece hanno continuato la loro carriera come turnisti e - insieme ad altri due componenti - hanno fondato gli Sham Pistols, progetto durato solo pochi mesi.

Sex Pistols Experience | The Sex Pistols Experience performi… | Flickr

Vivienne Westwood: la madrina del punk

I Sex Pistols sono passati alla storia per la loro musica, arrabbiata e violenta, che risultava ancora più incisiva e radicale attraverso la loro estetica: capelli colorati, spille da balia, svastiche, pantaloni di pelle, t-shirt strappate. La mente creativa dietro a tutto questo era Vivienne Westwood, compagna di Malcolm McLaren. I due avevano deciso di aprire una boutique nel quartiere di Chelsea, allo storico 430 di Kings Road, che cambierà diversi nomi e stili nel corso degli anni. Nasce come Let it rock, passando poi a Too Fast To Live, Too Young To Die e successivamente SEX. Nella sua prima versione la boutique vendeva abbigliamento per teddy boys, ma, nel 1972, dopo che il compagno era diventato il manager della band glam punk New York Dolls, la Westwood aveva iniziato a disegnare abiti eccentrici e provocatori.

Infatti, grazie alla breve ma intensa collaborazione con il gruppo statunitense, i due avevano imparato molto; dopo poco tempo, infatti, Malcolm aveva reinterpretato in chiave inglese quello stile sovversivo e irruento che avrebbe contraddistinto l’estetica dei Sex Pistols prima e del movimento punk poi. Gli stessi componenti erano stati scelti tra i frequentatori più fedeli di SEX: Glen Matlock era un commesso, John Lydon si era fatto notare grazie al suo stile e, in particolare, con una maglietta home made che riportava la scritta “I hate Pink Floyd”. Anche Sid Vicious era stato selezionato da McLaren tra i frequentatori della boutique, non tanto per le sue abilità musicali quanto per il suo stile e la sua personalità.

I capi indossati dalla band erano firmati Vivienne Westwood, la quale assimilava e fondeva influenze diverse. Il chiodo in pelle, adottato in precedenza da band rock come Led Zeppelin e Rolling Stones, veniva personalizzato con catene, scritte spray e spille da balia sopra a pantaloni in latex o PVC, provenienti dal mondo del BDSM.

Le stampe sulle t-shirt, che riportavano parole violente, svastiche o seni femminili, erano considerate volgari e immorali, in perfetto stile Sex Pistols. La loro musica influenzava e veniva influenzata a sua volta dalla moda: ad esempio, lo stesso nome “Sex Pistols” era stato ispirato a una maglietta venduta in boutique; d’altra parte la canzone God Save The Queen era stata la chiave di interpretazione per le t-shirt con il ritratto della regina.

File:Vivienne Westwood by Mattia Passeri BnW.jpg - Wikimedia Commons

Lo stile punk oggi

L’estetica punk ha subito alcune modifiche nel corso degli anni successivi, mutando e diversificandosi in ulteriori sottocategorie: hardcore punk, skate punk, anarcho punk. A partire dai Novanta si è sviluppato poi il movimento grunge, caratterizzato da camice di flanella, anfibi Dr. Martens, Converse All Star, capelli lunghi.

E Vivienne Westwood? Dopo l’avventura con i Sex Pistols, ha deciso di abbandonare il mondo del punk. Con la collezione Pirate, presentata nel marzo del 1981, ha segnato l’inizio di un nuovo capitolo, dedicato alla riscoperta della storia della moda e della tradizione.

Nonostante la conclusione del progetto, la designer, così come i Sex Pistols e Malcolm McLaren sono stati in grado di segnare la storia della musica e della moda in pochissimi anni, aprendo la strada a nuove subculture e ispirando le band di oggi, sia nella musica che in termini di stile.


Blog: Rocktargatoitalia.eu

Di: Nadia Mistri

 

Credits: Copertina - Immagine 1 - Immagine 2

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1991: I Timoria vincono la prima edizione del Premio della Critica per i giovani al Festival di Sanremo (come nasce uno dei premi più prestigiosi d’Italia)

Link  per ascoltare L'Uomo Che Ride dei Timoria 

https://www.facebook.com/LarchivioDiFrancescoRenga/videos/649335738503026/ 

 

Quello della musica è un mondo strano. Puoi essere nel posto giusto al momento giusto e questo non basta.

Puoi sputare sangue su questa storia del diventare un artista e veder sfumare la cosiddetta grande occasione.

Oppure può succedere il contrario: che dalla sconfitta venga fuori qualcosa di nuovo, di inaspettato.

È il 1991 quando la formazione dei Timoria Pedrini-Renga-Galeri-Ghedi-Pellegrini sale sul palco dell’Ariston. Sembra un po’ uno scherzo che tra i grandi nomi della musica leggera italiana tornati ancora una volta a reclamare la loro gloria – tra questi, Jannacci, Cocciante, Tozzi – ci sia quest’unico gruppo rock, presentato meccanicamente per la categoria “Novità” da Edvige Fenech come “un gruppo che rappresenta una delle più interessanti realtà del panorama musicale italiano”.

Il pezzo che hanno portato lo ha scritto Omar Pedrini e la produzione discografica è affidata all’ex Litfiba Gianni Maroccolo, con alle spalle Francesco Caprini (Divinazione Milano), Produttore Esecutivo e Ufficio stampa, e Gianni Sassi (CRAMPS) Art Director.

“L’uomo che ride”, poi inserito l’anno successivo in Ritmo e Dolore, è ispirato all’omonimo romanzo di Victor Hugo: la storia di un uomo deturpato a vita da un ghigno beffardo sul volto che non può togliersi nemmeno durante le più dure botte della vita, e così è il brano. Ironico, arrabbiato, col sapore del sangue sui denti, ma non il pezzo di un codardo.

Per tutta la prima parte Renga e soci incedono lenti, sembrano mordere il freno e tutto ad un tratto lo mollano, esplodono e poi chiudono di nuovo decrescendo. In meno di cinque minuti hanno fatto tremare il Festival più seguito d’Italia.

Solo che non basta. Forse sono loro, forse la nazione non è pronta a questo. I Timoria vengono eliminati al primo colpo dalla giuria. cosi come molti altri giovani in gara. Queste sono le regole del gioco

Eppure, non può finire così, c’è dell’amaro in bocca e non solo da parte dei giovani bresciani. Ma anche dietro le quinte, ha lavorato sommessamente per contribuire al successo di artisti e cantati: come i promoter, i produttori artistici, gli addetti stampa, un mondo intero vive e lavora all’ombra dell’artista. Nelle sale piene di giornalisti e addetti stampa qualcosa serpeggia.

”… Allora perché non fare come per le sacre figure della Sezione Campioni e attribuire un premio da parte della critica anche per la categoria Nuove Proposte?

Questa è la domanda che si pone Francesco Caprini e che diventerà la geniale e decisiva intuizione per il futuro di Sanremo.

Nasce così una storia incredibile: una proposta fatta tra il serio e il faceto, voluta e sottoposta da Caprini alla giuria dei giornalisti presenti al festival (su tutti Stefano Ronzani), che sulla strada del Premio della Critica attribuito ai BIG (vinto in quell'edizione da Enzo Jannacci) ha ritenuto importante e giusto premiare anche un artista della Sezione Giovani.

Impossibile ma vero!!

Con una grande disponibilità dell'ufficio stampa di Dalia Gaberscik e il benestare entusiasta di Aragozzini (organizzatore del Festival) si ufficializza il coronamento definitivo di quella proposta. Tutti sono entusiasti, l’idea è buona e viene accettata nel breve scorrere di un pomeriggio.

Così nasce il Premio della Critica anche per la Sezione Giovani. Nel caso dei Timoria gli esclusi della prima serata di Sanremo diventano i vincitori del primo Premio della Critica per le Nuove Proposte, venendo in qualche modo consacrati prima di riprendere a scrivere la storia del rock nostrano.

Il premio negli anni successivi diventerà molto ambito, una sorta di consacrazione artistica per il cantante o gruppo al quale viene assegnato.

La semplice intuizione di uno sveglio operatore culturale, nel momento giusto al posto giusto, con persone preparate, diventa per sempre un ambitissimo e ricercatissimo premio nella discografia italiana.  Una buona comunicazione, una storia incredibile.

Timoria in greco antico significa vendetta, rivalsa.

Quello della musica è un mondo strano, dicevamo. E chissà se i Timoria non lo avessero intuito già quando scelsero questo nome.

 

GIOVANNI TAMBURINO

Blog: https://www.rocktargatoitalia.eu/

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Gli ascolti di marzo 2021.

Articolo di Roberto Bonfanti

Questo spazio è nato per parlare dei dischi che, fra le uscite recenti, mi sembrano più interessanti. Dopotutto sono cresciuto con gli album e la dimensione del singolo, che in questi ultimi anni è tornata a prendere il sopravvento, l’ho sempre trovata un po’ limitante. Questa volta però voglio concedermi un’eccezione e iniziare rendendo merito ai 2Elementi, che qualcuno ricorderà come vincitori di Rock Targato Italia nel 2016, e al loro nuovo singolo intitolato “Alfavil”: un brano che travalica i generi musicale e che, con un linguaggio moderno incentrato su una fortissima verve teatrale impastata di rock, pop e fantasmi “burtoniani”, riesce a scattare una fotografia volutamente caricaturale e per nulla didascalica ma proprio per questo incisiva del tempo presente.

Tornando a parlare di album:

Amerigo Verardi è un artista che ha attraversato da eterno outsider tutta la storia del rock indipendente italiano, dagli anni ’80 vissuti con gli Allison Run fino alle più recenti avventure da solista passando per i Lula negli anni ’90 e un numero considerevole di altre esperienze vissute con una coerenza rara. “Un sogno di Maila”, il nuovo album dell’artista brindisino, è l’ennesimo tassello personalissimo di un percorso importante: un concept album onirico, delicato e fuori moda accarezzato da un vento di psichedelia dal sapore anni ’60 e richiami alla spiritualità orientale.

L’onda del rap” di FarfaMan suona come un concentrato di rabbia in puro stile rap vecchia scuola. Un lavoro che sembra fare un salto indietro nel tempo recuperando il valore del rap come fenomeno di denuncia politica e sociale, ma che al tempo stesso affonda decisamente i piedi nel presente provando a passare come un rullo compressore sulle contraddizioni dei giorni che stiamo vivendo e provando a scagliarvisi contro senza mezze misure.

Gli amanti del rock più puro troveranno sicuramente soddisfazione in “Vita imperfetta”, il nuovo lavoro discografico di Alteria: un concentrato viscerale di suoni distorti, inquietudini ed energia che sa però concedersi anche la giusta dose di delicatezza e intimismo. Un lavoro rock fino al midollo, impastato di modernità e approccio anni ’90, che valorizza benissimo la voce graffiante della cantante e il suo animo da donna rock.

Un po’ rapper e un po’ cantautore pop, ma sempre con un approccio rock e soprattutto con un’indole sincera da narratore di storie di provincia: questa è l’essenza di Francesco Setta. Un’essenza che il suo nuovo album intitolato “Fenice” riesce a fotografare in tutte le sue sfaccettature, oscillando fra delicate canzoni pop e momenti rap intrisi di ombre notturne, catrame e bicchieri di amaro consumati al bancone del bar, ma soprattutto raccontando i chiaroscuri della provincia con una schiettezza degna di nota.

Chiudo i consigli di questo mese di marzo con “Someting stranger”, il primo lavoro che Lorenzo Parisini firma col suo nuovo progetto solista chiamato Bear Of Bombay: un particolare viaggio fra elettronica dal retrogusto anni ’80, atmosfere notturne e una scrittura pop molto curata dal sapore piacevolmente malinconico. Un album intrigante in cui synth, loop e chitarre riescono a sposarsi fra loro creando un impasto sonoro particolare.

Roberto Bonfanti
[scrittore e artista]

www.robertobonfanti.com

blog www.rocktargatoitalia.eu

 

 

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Gallucci editore: alcuni consigli di lettura per i più piccoli

Gallucci editore offe alcuni validi consigli di lettura per bambini e ragazzi. Scopriamo insieme le novità!

Piccole donne & Piccole donne crescono

Louisa May Alcott

11+

ANNI

Meg, Jo, Beth e Amy sono molto diverse per carattere, talento e sogni. Nella loro famiglia semplice non manca mai l’allegria, grazie soprattutto all’affetto di mamma March. Ed è proprio l’aria felice di quella casa ad attirare il giovane Laurie, il nuovo vicino, che ben presto diventa un immancabile compagno di avventure…

Una serie davvero immortale, capace di rinnovare i suoi fan a ogni generazione, forte delle tante trasposizioni televisive e cinematografiche, ma soprattutto di vicende e personaggi così reali e sinceri da risultare contemporanei in ogni epoca.

 

Nel giardino di Timo

5+

ANNI

Timo si diverte un sacco in giardino. Grazie a nonna Flora scopre tutti i segreti della natura!
Una nuova serie per i piccoli lettori che amano guardare le immagini e sfogliare più volte un libro, per notare sempre nuovi dettagli. Per i genitori che amano unire all’allegria della lettura tanti spunti di riflessione e apprendimento. Due libri gioiosi e colorati, un linguaggio semplice ed espressivo che renderà la scoperta della natura un vero piacere!
All’interno di ogni volume una imperdibile spiegazione di nonna Flora per capire come crescono gli alberi o come avviene l’impollinazione.

Come fanno la cacca gli alberi?

Sébastien Perez
disegni di: Annelore Parot 

Ma i fiori e le piante si innamorano?

Sébastien Perez
disegni di: Annelore Parot

 

Tenerezze

3+

ANNI 

Ti guardo mentre esplori il mondo, scopri quello che ti circonda e cresci, prendendo la rincorsa. Uno sguardo per ogni momento, piccolo e grande, per tutta la vita. Ti prometto milioni di esperienze, di sensazioni, di “uao, che bello” e di “sono qui”. Promesse speciali e un amore infinito per accompagnarti nell’avventura della vita. Con pagine fustellate!

Ti prometto…

Christine Roussey

Ti guardo…

Christine Roussey

 

Scorri le fiabe

2+

ANNI

Entra nella casa dei tre orsi insieme alla piccola Riccioli d’oro. Oppure unisciti a Talpa, Topo e Rospo in una speciale avventura lungo il fiume. Muovi, tira e scorri i meccanismi per dare vita alle sorprese nascoste nelle pagine! A cursore

Riccioli d’oro e i tre orsi

disegni di: Natascha Rosenberg

Il vento tra i salici

disegni di: Jean Claude

 

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Eleonora Corso

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ESCE "CANI" IL NUOVO SINGOLO DI NGAWA DISPONIBILE DA VENERDÌ 26 FEBBRAIO

Esce oggi "CANI", il nuovo singolo di NGAWA disponibile su tutte le principali piattaforme digitali per OYEZ!.

Ngawa è un rapper italiano, co-fondatore del collettivo Klen Sheet e membro del roster Oyez!. Al secolo Stefano Ngao (Roma, 1993), origini per metà francesi e per metà centrafricane, nasce e cresce a Roma dove fonda il collettivo Klen Sheet insieme a Maggio e Pangia nel 2016. Compagno di palchi e amico di Maggio nell'estate del 2018 pubblica "MaNgio EP", progetto di tre tracce in combo con Maggio, ed è tra i protagonisti del primo mixtape del collettivo, il “Klen Tape Vol. 0" (2020), disponibile su SoundCloud. Il suo debutto solista ufficiale arriva nel luglio 2020 con “Flic”, che è già un manifesto creativo completo: liriche dirette, flow e suoni apparentemente scanzonati che veicolano racconti crudi. Italiano e francese si mischiano nei suoi testi per rappresentare l’identità ricca e sfaccettata di Ngawa. Tutti elementi che si ritroveranno poi in “unoseisei”, il primo EP di debutto, interamente prodotto da SUPER.
Con “Cani” Ngawa celebra il forte legame con il collettivo “Klen Sheet”, definita come una vera e propria famiglia. Il brano parla apertamente del sentimento indissolubile che lo lega al proprio "branco": la gratitudine, il senso di lealtà, la familiarità.
La produzione, curata da SUPER, catapulta l’ascoltatore nel mondo musicale dell'artista, miscelando tutte le sue influenze e riferimenti.

“Cani è un pezzo dedicato alla mia “famille”, il Klen Sheet. Noi ci rivediamo molto nei cani, sempre fedeli ai loro padroni come noi lo siamo alla crew. In tutte le mie mille peripezie, Klen è sempre con me” -Ngawa

 

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Giulia Villani

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